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5.2.2012

Arturo Parisi e il caso Lusi: "Difficile pensare che nessuno sapesse degli ammanchi"

L'ex ministro per primo denunciò gli strani bilanci della Margherita. Piscitello: "Tutti i capi del partito sono complici"

10:08 - "A suo tempo ho lanciato l'allarme sull'opacità dei bilanci della Margherita ma è caduto nel vuoto", parla in un'intervista a Repubblica Arturo Parisi il primo a mettere in dubbio l'operato di Luigi Lusi, tesoriere del partito di cui faceva parte anche l'ex ministro. Lusi, dice Parisi, "gestiva i soldi solo per Rutelli" è "grave che nessuno sapesse di quei 13 milioni spariti". Più duro Piscitello: "Il metodo Lusi utilizzato dai capi".
Con Lusi c'è stato "un braccio di ferro" fin dalla "notte dei tempi" con "un avversario messo a guardia delle risorse del partito a garanzia del fatto che fossero spese a sostegno della presidenza Rutelli e della sua linea politica". Parisi aveva proposto da presidente dell'Assemblea federale "un comitato di tesoreria che difendesse le minoranze" ma "mai e poi mai avrei pensato che si finisse a guardie e ladri. Se non avessi letto la pubblica assunzione di responsabilità personale di Lusi, ancora oggi avrei difficoltà a crederci".

Per Parisi, comunque, è "grave che nessuno sapesse di quei 13 milioni" sottratti alle casse della Margherita per i quali è indagato l'ex tesoriere. E in ogni caso la vicenda dimostra che "è urgente che i capipartito riconoscano che il potere che è finito nelle loro mani è troppo superiore alla loro capacità - non dico volontà - di usarlo bene, e ancor più del potere che i cittadini sono disposti a riconoscere come legittimo. Lo riconoscano e se ne spoglino in fretta restituendolo ai cittadini, prima che sia troppo tardi".

Piscitello: "Tutti i capi sono complici"
"In molti si sono avvantaggiati del modo del tutto personale in cui venivano gestiti i soldi della Margherita dopo che aveva cessato di esistere". Ne è convinto Rino Piscitello, ex Dl ora approdato all'Mpa, tra quelli che hanno presentato l'esposto per contestare i bilanci del 2009, che in una intervista a Libero afferma che i 13 milioni si sono potuti "distrarre" dai conti del partito perché "i controllori erano stati "sedati" e non avevano interesse a controllare".

"Lusi - aggiunge - ha creato una rete di complicità che gli ha consentito di fare quello che voleva" e "tutti i capi sono complici del 'metodo Lusi'". L'esposto, ricorda, è stato fatto proprio perché "sospettavamo un utilizzo a mio parere non corretto, visto che nel 2009 la Margherita aveva cessato ogni attività politica, quindi non poteva destinare soldi per attività politiche". Ora "chi ha avuto soldi per iniziative politiche lo dica, facciamo trasparenza".

Comunque, "come e a chi dare i soldi lo decideva il tesoriere: tu mi stai simpatico, ti finanzio la tua iniziativa. Tu no, niente soldi". Se si può capire che c'è chi non si aspettava "il furto" anche se pure quello "deve essere accertato", comunque "nessuno può dire di non aver saputo che i soldi venivano distribuiti in modo discrezionale. Perché alcuni hanno preso soldi da Lusi in un rapporto del tutto personale".
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