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29.8.2011

"In Calabria il pizzo non è sconfitto"

Tgcom incontra Arcangelo Badolati a 20 anni esatti dalla morte di Libero Grassi

12:32 - Arcangelo Badolati è un giornalista e scrittore, caposervizio della Gazzetta del Sud. Ci fa entrare nel mondo nascosto delle estorsioni in Calabria, una terra dove le associazioni antiracket sono esigue rispetto alla pervasività della ‘Ndrangheta, che ai giorni nostri è la criminalità organizzata più potente del pianeta. 

Badolati, in Calabria qualcuno ha mai seguito le orme siciliane di Grasso e dei commercianti di Capo d’Orlando?
“Un esempio grandioso fu quello dei commercianti di Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, che nel 1992 si ribellarono al racket. Operavano in questo paese alle pendici dell’Aspromonte, dove c’erano famiglie di ‘Ndrangheta potentissime come i Raso-Albanese e i Facchineri, impegnate in faide decennali. Ma il fenomeno del ‘pizzo’ resta attualissimo e non sconfitto”.

Ce lo descriva allora in base alla sua esperienza…
“In Calabria la maggior parte delle imprese versa il ‘pizzo’ ai clan. Dal piccolo commerciante al grande costruttore pagano in forme diverse, secondo una precisa calendarizzazione. C’è l’ingresso nel mondo del ‘pizzo’ con un versamento iniziale e con dei versamenti che corrispondono a Ferragosto, Pasqua e Festività natalizie. Nel cosentino un pentito che si chiama Vincenzo Dedato ha raccontato come la mafia del posto imponesse il pagamento quasi fosse un’assicurazione. Chi pagava era garantito e se qualcun altro gli dava fastidio, era pronto l’intervento risolutore. Sembra un paradosso eppure è vero: la ‘Ndrangheta che protegge il commerciante”.

Perché c’è questa assenza di fiducia nello Stato? “La ‘Ndrangheta rappresenta uno Stato parallelo, con una sua giustizia e una economia. Molti hanno rinunciato a denunciare il racket perché hanno capito che la risposta dello Stato è insufficiente ed inadeguata”.

In che senso?
“Molti dei denunciati, per effetto della legislazione italiana, dopo pochi anni escono dalle carceri e chiedono addirittura il resto. A me è successo di trattare vicende di imprenditori che erano stati costretti, dopo aver denunciato uomini del racket, a dover poi restituire loro con gli interessi la somma degli anni di mancato versamento. Una realtà agghiacciante”

Armando Acri
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