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20.7.2011

L'on. Papa condotto nel carcere di Poggioreale

Intercettato dalla Guardia di finanza mentre stava andando a costituirsi

foto LaPresse
00:21 - Dopo il voto dell'Aula e la comunicazione degli uffici di Montecitorio del pronunciamento favorevole alla richiesta di arresto del parlamentare, l'on. Alfonso Papa (Pdl) è stato condotto nella casa circondariale di Poggioreale, a Napoli. Papa si stava recando con il suo avvocato Giuseppe D'Alise ad Orvieto. Ma è stato informato della diversa destinazione e, raggiunto dalla Guardia di finanza, è stato portato a Napoli.
A decidere per la destinazione finale a Poggioreale è stato il gip di Napoli.

Papa, la Camera vota con 319 sì e 293 no
Questo è l'epilogo di una giornata che si riassume nel voto della Camera a favore dell'arresto di Papa con 319 sì e 293 no e in una spaccatura della maggioranza. Il Pdl se la prende con la Lega che è stata decisiva nel condannare il deputato coinvolto nell'inchiesta P4. Cala il gelo sull'alleanza con Umberto Bossi, ma i leghisti smentiscono inciuci e trame segrete con il Pd per disarcionare Silvio Berlusconi da palazzo Chigi a favore di futuri governi tecnici. "Abbiamo seguito la linea di Bossi, siamo stati coerenti", assicura il ministro dell'Interno, Roberto Maroni lasciando Montecitorio. Ma il premier non ci sta e con alcuni parlamentari ricevuti nella sala del governo della Camera si sfoga: "E' una pazzia, sacrificano Papa per colpire me, è davvero vergognoso quanto accaduto oggi alla Camera. I veri garantisti siamo noi, lo abbiamo dimostrato con il caso Tedesco".

Papa lascia l'emiciclo tra gli abbracci dei colleghi. Durante il dibattito aveva preso la parola assicurando la sua "innocenza ed estraneità a tutte le accuse, sicuro che alla fine la verità verrà a galla". Dopo il sì dell'Assemblea l'ex magistrato si dice "sereno" e sottolinea: "Ora voglio portare avanti una battaglia sulla legalità: se la dovrò portare avanti da detenuto la porterò avanti anche da lì".

Al Senato no al processo per Tedesco
La votazione su Papa è preceduta da una seduta particolarmente tesa a palazzo Madama dove non passa la richiesta della procura di Bari nei confronti dell'esponente Pd, Alberto Tedesco, per la Sanità pugliese. Anche al Senato c'è lo scrutinio segreto: si registrano 151 no, a fronte di 127 sì e 11 astenuti. E', però, giallo sulla paternità dei voti: il Pd dice di essersi espresso per il sì e che sono stati in realtà molti senatori leghisti a graziare Tedesco per poi scaricare l'accusa di incoerenza sul centrosinistra. Accusa respinta al mittente dal Carroccio.

Tedesco: "Non mi dimetto"

Tedesco annuncia che non rassegnerà le proprie dimissioni, come paventato da più parti: "Lasciando il mio incarico avrei dato ragione alle tesi dei pm che dicono che la mia posizione è potenzialmente criminogena". Il Pd, per bocca di Pierluigi Bersani, non ha dubbi: "La maggioranza si è rotta, siamo stati coerenti sul sì all'arresto per Papa e Tedesco".

Dopo il voto su Tedesco al Senato viene sfiorata la rissa nella sala Garibaldi (il transatlantico di palazzo Madama), dove Domenico Gramazio (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd) arrivano quasi alle mani prima di essere divisi dai colleghi. Secondo una prima ricostruzione, Giaretta avrebbe preso le difese della collega di gruppo, Albertina Soliani, alle prese con una polemica con Gramazio. Il quale, in risposta alla valutazione di Soliani su un presunto venir meno dell'impegno leghista pro arresto, contrattaccava accusando parte del Pd di aver votato contro l'arresto del proprio ex senatore, malgrado le affermazioni di facciata. Sono volate parole grosse e insulti reciproci, a suon di "nano" e "picchiatore" prima che ritornasse la calma.

Silvio Berlusconimal digerisce quando accaduto alla Camera. Poco prima di arrivare a Montecitorio rievoca Tangentopoli parlando ai coordinatori regionali del Pdl riuniti a palazzo Grazioli: "Va fermato il rischio di una escalation di arresti, perché di questo passo si rischia di minare i numeri della maggioranza e di tornare al clima del '92". Poi, dopo il voto, chiede ai suoi di non mollare: dobbiamo andare avanti e reagire agli attacchi della magistratura. Il presidente del Consiglio, raccontano, se la sarebbe presa con l'Udc di Pier Ferdinando Casini, i radicali e anche un ex "pannelliano" come Benedetto Della Vedova, ora in Fli, che hanno sconfessato sé stessi.

Ora è il momento di reagire e rispondere agli attacchi dei magistrati, avrebbe detto il premier, convinto di essere ormai sotto assedio, stretto nella morsa di certi pm e dei media che puntano a disarcionarlo da palazzo Chigi. Il premier teme una nuova offensiva contro di lui. Hanno colpito Papa, ma in realtà vogliono colpire me, sarebbe stato il ragionamento del premier. Da qui il timore di esecutivi tecnici e la volontà di andare avanti senza tentennamenti per finire la legislatura.

La giornata sul caso Papa inizia con la richiesta di voto segreto presentata dal gruppo "Popolo e Territori", gli ex "responsabili", guidati da Silvano Moffa. "Vergogna, vergogna", si grida nell'aula di Montecitorio dai banchi dell'opposizione. Ribatte Moffa: "Vergognatevi voi". Poi difende la scelta: "L'unico voto libero in quest'Aula può essere solo un voto segreto perché non strumentalizzabile a fini politici".

Prima del voto, il Pd e l'Udc hanno chiesto il voto palese. Pier Ferdinando Casini spiega: "No all'autotutela della casta. Rinunciamo al voto segreto e saremo tutti più liberi. Lo sarete anche voi". Dice il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini: " I deputati del Pd renderanno comunque palese il loro voto con un accorgimento tecnico consentito dal regolamento. Così da spazzare via le voci su dubbi relativi al voto dei nostri parlamentari. Inoltre, chiedo al capogruppo della Lega di Nord di votare con voto palese". Fli non ha dubbi e sottolinea con Nino Lo Presti: "Dopo il voto su Papa la Lega è sempre più lontana dal Pdl".

Poi prende la parola Papa: "Non ritengo dover fare appello alla difesa del Parlamento, perché sono innocente ed estraneo nel merito a tutte le accuse. Davanti alla mia coscienza, a Dio, agli uomini, ritengo che la verità non abbia bisogno di difensori, ma si manifesta da sé nel tempo". E ancora: "Io oggi, pieno di dolore, dal punto di vista umano, affronto questa prova che arriva dopo diversi mesi di travaglio che non auguro a nessuno e che vivo però con un'intima serenità e una grande pace interiore". L'onorevole si dice "turbato unicamente dal pensiero dei miei figli, di dieci e dodici anni, ai quali stanotte ho dovuto spiegare come e perché questo fine settimana potrei non tornare a casa". Infine un pensiero alla moglie: "Lei conosce la verità. Lei è l'unico bene della mia vita, ed è oggi a me vicina come 24 anni fa quando ci siamo conosciuti".

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