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Scuola, meritocrazia e addio supplenti
Subito l'assunzione di 100mila prof

Venerdì il Consiglio dei ministri approverà le lineee guida della riforma. Coperture: il governo stanzia 1,5 miliardi di euro

- Niente più supplenti, 100mila assunzioni e meritocrazia. Sono i punti cardine della riforma della scuola di cui venerdì il Consiglio dei ministri varerà le linee guida. Il governo ha recuperato 1,5 miliardi, utili ad assumere due terzi dei precari delle Graduatorie a esaurimento, Gae, e i vincitori dell'ultimo concorso ancora senza cattedra. Spazio poi al merito: più soldi in busta paga a chi lavora di più.

Matteo Renzi ha deciso di metterci la faccia. Il ministro Stefania Giannini potrà contare sul premier, convinto che "nell'istruzione c'è il futuro del Paese".

A settembre inizierà il confronto con insegnanti, studenti e cittadini. Due mesi per discutere delle linee guida che Palazzo Chigi si appresta a varare nel Consiglio dei ministri di venerdì.

Il percorso è tutt'altro che facile. Le parti sociali promettono battaglia e l'Unicobas ha già annunciato uno sciopero per il 17 settembre: "Progetto inaccettabile".

Ecco i punti salienti della riforma Renzi-Giannini.

Addio supplenti - Le supplenze, dalle scuole materne alle superiori, costano allo Stato 3,5 miliardi di euro. L'esecutivo vuole ripensare questo ruolo, da sempre sinonimo di precariato. Si pensa alla creazione di una sorta di "panchina", di una squadra di sostituti svincolati da cattedre e legati con contratti triennali a singoli istituti o piccoli gruppi di scuole.

Subito 100mila assunzioni - Combattere il precariato nel mondo della scuola significa solo assumere. Nei piani del governo c'è il contratto per 100mila docenti, 120mila qualora si riuscisse a trovare le coperture. Si tratterebbe di una prima importante sforbiciata all'infinita lista di precari, l'inizio di un progetto che, comunque, non potrà completarsi prima di un quinquennio.

Meritocrazia e busta paga - Il sogno del tandem Renzi-Giannini è una scuola in grado di premiare, anche economicamente, chi fa di più. Lo ha detto chiaramente il ministro intervenendo al Meeting di Rimini. Non è facile individuare gli insegnanti più bravi (difficile un giudizio realmente oggettivo). Così si pensa a premiare la quantità: più ore si lavora, più peserà la busta paga. Un esempio: il docente che dedicherà al mondo della scuola, ossia a corsi di recupero, lezioni integrative e altre iniziative formative, potrà guadagnare 200 euro mensili in piàù a fronte di un aumento del proprio impegno di tre ore a settimana.

Si riparte da geografia e storia dell'arte - Non solo soldi. Anche l'aspetto formativo avrà il suo peso nella riforma. Il governo vuole riportare l'attenzione su due materie che, negli ultimi anni, sono state un po' bistrattate: la geografia e la storia dell'arte.

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