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Il governo affossa il dl Salva-Roma dopo i dubbi espressi da Napolitano

Alcune norme saranno inserite nel dl Milleproroghe di venerdì. Corretta anche la norma relativa agli affitti di immobili da parte della P.A:

- Dopo le perplessità espresse dal presidente della Repubblica, e dopo un colloquio Letta-Napolitano, il governo ha rinunciato alla conversione in legge del decreto SalvaRoma in scadenza il 30 dicembre. Il decreto milleproroghe del 27 dicembre regolerà solo le situazioni urgenti: le norme sulla base delle quali il Comune di Roma ha approvato il proprio bilancio e la correzione della norma relativa agli affitti di immobili da parte della P.A.

Secondo fonti di Palazzo Chigi, il Colle ha fatto notare al premier alcuni rilievi sulla insostenibilità della legge di conversione del decreto vista la mole di emendamenti che, di fatto, aveva trasformato il provvedimento firmato dal presidente della Repubblica. Questi rilievi sono da mettere in relazione alla eterogeneità ed estraneità ai contenuti originari delle numerose disposizioni inserite dalle Camere in sede di conversione, spiegano poi fonti del Quirinale.

Il decreto in questione aveva incassato la fiducia alla Camera con 340 si' e 155 no. Il voto definitivo sul testo era slittato al 27 dicembre. E cio' anche a causa della violenta opposizione del movimento M5S, che aveva annunciato battaglia totale fino a quando non avrebbe avuto la certezza che la norma sugli affitti d'oro intestati alla Pubblica Amministrazione non fosse stata definitivamente cancellata. La maggioranza, per evitare ulteriori fibrillazioni politiche (M5S e Lega avevano minacciato ostruzionismo anche oltre il 31 dicembre), aveva assicurato che la questione sarebbe stata affrontata sia nei 137 ordini del giorno che sarebbero stati esaminati il 27 dicembre, sia nel dl Milleproroghe.

Il gioco d'azzardo - L'altra norma della discordia, quella che penalizza i Comuni che cercano di arginare il gioco d'azzardo, definita da Renzi "una porcata" e da Letta "un errore", invece, era già stata cassata. Restavano in piedi solo tre commi che disciplinavano per lo piu' il contenzioso tra Stato e concessionari di slot. La norma sul gioco d'azzardo aveva innescato polemiche anche fuori dalle aule parlamentari: nel blog di Grillo viene messo all' indice il vicedirettore de "La Stampa" Massimo Gramellini, "responsabile" di non aver dato il giusto risalto all'azione del M5S contro l'emendamento a favore del gioco d'azzardo, dando importanza invece solo alla reazione di Renzi che ha invitato il Pd (che prima l'aveva approvata) a bocciare la misura pro-slot.

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