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Torregiani incontra Salvini: "Ferita chiusa quando Battisti sarà in carcere"

Sulla sedia a rotelle da quando fu colpito in una rapina dallʼex terrorista, perse il padre nella stessa sparatoria. I parenti delle altre vittime: "Nessun perdono, sconti la pena"

Era visibilmente commosso Alberto Torregiani quando è arrivato alla scuola di formazione politica della Lega a Milano per incontrare Matteo Salvini, dopo la cattura in Bolivia di Cesare Battisti. "La ferita non è ancora chiusa - ha detto -, sarà chiusa solo quando vedrò quell'uomo in carcere".

Torregiani è su una sedia a rotelle dal 1979, quando il terrorista, con un commando di Proletari armati per il comunismo, rapinò la gioielleria di famiglia, uccidendo il padre, Pierluigi, e ferendo anche il figlio, che da allora perse l'uso delle gambe.

Torregiani ha concluso con un pensiero delle vittime di Battisti: "Penso che ora mio padre, Lino Sabbadin e Andrea Campagna potranno finalmente riposare in pace".

Adriano Sabbadin: "Nessun perdono, sconti la pena" - "Di perdono non se ne parla", afferma Adriano Sabbadin, figlio di Lino, ucciso dall'ex terrorista a Santa Maria di Sala (Venezia) il 16 febbraio 1979 perché ritenuto colpevole, da un commando dei Pac, di essersi difeso durante una rapina. "E' un momento di soddisfazione dopo 40 anni di attesa - aggiunge - speriamo che sia la volta buona e che Battisti finalmente sconti la pena che merita".

Maurizio Campagna: "Speriamo sia la volta buona" - Più scettico Maurizio Campagna, fratello di Andrea, l'agente ucciso il 19 aprile 1979 a Milano. "Sono contento - ha detto -. E' un momento di soddisfazione dopo 40 anni di attesa, speriamo che sia la volta buona e che Battisti finalmente sconti la pena che merita. Di perdono non se ne parla".

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