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Settant'anni fa all'alba, il D-day

Alle 6.30 del 6 giugno 1944 inizia lo sbarco in Normandia: è il giorno più lungo, che segna l'inizio della fine del Terzo Reich e l'avvio della liberazione dell'Europa. Ma anche la fine degli imperi coloniali britannico e francese e l'inizio di un nuovo ordine mondiale

di LUCA RIGAMONDIPagina twitter dell'autore

- Sono le 6.30 del 6 giugno 1944, un'alba plumbea sulle coste della Normandia. I soldati della guarnigione tedesca sono agitati: un po' per quel cielo che ha il colore delle canne dei loro fucili, un po' perché durante la notte sono successe cose strane. Da diverse località dell'entroterra, infatti, è giunta notizia che gruppi di paracadutisti alleati hanno sferrato attacchi isolati contro i bunker d'artiglieria dalle parti di S.te-Mère-Église e di Caen, e per tutta la notte gli aerei hanno sganciato tonnellate di bombe su tutta la costa settentrionale della Francia.

Settant'anni fa all'alba, il D-day

Ma non è l'invasione, questo è certo: il feldmaresciallo Erwin Rommel, è vero, è convinto che lo sbarco sarà proprio qui, in Normandia, e non al Passo di Calais come invece pensano von Rundtstedt, comandante del fronte occidentale, e buona parte dell'OberKommando der Wehrmacht, lo Stato maggiore dell'Esercito tedesco. Ma è anche vero che oggi il tempo è talmente brutto che nessuno penserebbe di iniziare un'invasione, e infatti la "Volpe del deserto" non c'è, ha approfittato delle condizioni meteorologiche avverse per passare un po' di tempo con la moglie.

I soldati tedeschi si tranquillizzano: se sul campo non c'è Rommel, non ci sarà nemmeno lo sbarco alleato. Se non fosse stato certo che né oggi né domani ci sarebbe stata l'invasione il feldmaresciallo non sarebbe tornato a Berlino a festeggiare il compleanno della moglie, facendo una puntata a Parigi per comprarle un paio di scarpe. E visto che Rommel pensa che lo sbarco non ci sarà, gli altri generali se la prendono comoda: qualcuno raggiunge l'amante nella capitale francese, qualcuno va a Rennes per un'esercitazione (in realtà un poker).

"Sie Kommen" - Invece, all'improvviso, il cuore delle vedette di guardia nei bunker che dominano le spiagge normanne perde un colpo: all'orizzonte si stagliano centinaia, migliaia di navi da guerra. Gli ufficiali non credono ai loro occhi: non è vero, non è possibile che sia vero. Poi si riscuotono, abbaiano un paio di ordini secchi ai loro subordinati, si attaccano alla manovella dei loro telefoni da campo per chiedere l'intervento dell'artiglieria: "Sie Kommen!", "Arrivano", gridano nelle cornette. E intanto la flotta alleata si avvicina sempre di più: è l'invasione. Non è possibile ma è proprio così, è l'invasione. Il comandante supremo alleato, il generale Dwight Eisenhower, dando il via all'operazione Overlord proprio oggi ha giocato il tutto per tutto, compreso l'esito finale di cinque anni di guerra, sull'effetto sorpresa. Del resto, non era più possibile rinviare: le 4mila navi da guerra, i 1.500 mezzi da sbarco, i 150mila soldati della forza d'invasione erano già pronti da giorni, e fermare la più grande operazione militare della storia avrebbe significato abbandonare il progetto, per lo meno nell'immediato.

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