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Libano, la tassa su Whatsapp scatena il popolo: migliaia in piazza contro corruzione e carovita

Lʼennesimo balzello che ha colpito la parte debole della società ha fatto infuriare quasi tutto il Paese. Il premier costretto a intervenire con un messaggio alla Nazione

Libano, proteste contro il caro vita

E' stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso quella della possibile tassa su Whatsapp: migliaia di persone infuriate in strada per chiedere la caduta del regime. Il Libano è a ferro e fuoco in molte città del Paese, compresa la capitale Beirut. Il premier Saad Hariri è apparso in tv per annunciare che ha bisogno di tre giorni di tempo per capire cosa fare con i suoi colleghi, i ministri di un governo di "unità nazionale".

In maniera compatta il Libano è sceso in piazza in tutte le città e le regioni del Paese per dire "basta!" all'intero sistema politico-confessionale. E' una mobilitazione "trasversale", che sembra andare oltre le tradizionali divisioni confessionali e le trincee ideologiche, e che esprime una profonda carenza dei servizi essenziali e delle infrastrutture di base. La prima scintilla si era avuta quando la notizia di una nuova tassa - questa volta sull'uso di Whatsapp - aveva scatenato la rabbia di migliaia di persone, provenienti per la maggior parte dalle zone più depresse di Beirut. A gran voce i manifestanti scandiscono lo slogan delle proteste arabe del 2010 e 2011: "il popolo / vuole / la caduta del regime!".

 

Nell'esecutivo ci sono quasi tutte le sigle politiche, inclusa quella del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah, solitamente mai preso di mira dalle proteste per il carovita.  Ma questa volta, a Beirut e nelle altre regioni, anche i deputati del Partito di Dio sono caduti nel mirino dei manifestanti. "Si devono dimettere tutti! E quando diciamo tutti intendiamo tutti!", hanno detto diversi attivisti nel sud del
paese. "Non ce ne andremo fino a quando i ladri al potere non lasceranno le poltrone!", è il ritornello ripetuto in tutte le piazze, da Tripoli a Sidone, dalla Bekaa al Monte Libano, dalla costa a Jezzine.

 

Già nelle settimane scorse c'erano state proteste a Beirut. Ma allora solo un migliaio di persone si erano radunate nella capitale. La città è invece invasa da 24 ore da sit-in e cortei. Ed è paralizzata da decine di interruzioni di strade, con cassonetti e copertoni di auto dati alle fiamme. Il cielo all'orizzonte di Beirut è interrotto da diverse colonne di denso fumo nero che si levano senza posa dai luoghi degli incendi. 

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