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Birmania, esercito ammette un ruolo nel massacro dei Rohingya

Dalla fine di agosto, oltre 650mila persone sono fuggite dallo Stato birmano Rakhine rifugiandosi in Bangladesh

Birmania, esercito ammette un ruolo nel massacro dei Rohingya

L'esercito birmano ha ammesso per la prima volta il proprio coinvolgimento nel massacro di dieci membri della minoranza musulmana Rohingya e l'esistenza di fosse comuni nello Stato di Rakhine. "Degli abitanti del villaggio di Inn Din e dei membri delle forze di sicurezza hanno ammesso di aver ucciso dieci terroristi bengalesi", ha scritto su Facebook un responsabile dell'esercito, facendo riferimento a fatti del 2 settembre.

Le uccisioni dei "terroristi bengalesi", nella versione dell'esercito, sono state una rappresaglia dei militari e di buddisti locali dopo che i Rohingya avevano ucciso dei buddisti in un villaggio. "L'incidente è avvenuto perche' i residenti buddisti erano stati minacciati e provocati dai terroristi", conclude il comunicato.

Un esodo forzato dalla "pulizia etnica" - Dalla fine di agosto, oltre 650mila Rohingya sono fuggiti dallo Stato birmano Rakhine rifugiandosi in Bangladesh e portando con se' innumerevoli testimonianze di uccisioni, abusi sessuali, roghi appiccati a interi villaggi. L'Onu ha definito l'offensiva "un esempio da manuale di pulizia etnica", un'accusa che però le autorita' birmane hanno sempre negato. Fino ad oggi, l'esercito aveva sempre sostenuto di non aver ucciso nessun Rohingya. Il mese scorso, l'organizzazione Medici senza frontiere ha invece stimato in almeno 6.700 le vittime Rohingya in quattro mesi.

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