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Sparatorie, salti e cuccioli dal sapore rétro

Vi consigliamo tre videogiochi perfetti per ingannare il tempo fuori casa

Qualche tempo fa, andavano di moda i giochi “rétro”, ovvero dalla grafica cubettosa e pixellosa che ricordava i videogame degli anni ’80 e primi anni ’90. Sembrava un’operazione “nostalgia”, un po’ come i poster di Dungeons and Dragons appesi in ogni stanza di Stranger Things, ma questa ondata di giochi “rétro” non si è mai fermata.

Nonostante i cellulari siano ormai delle console da gioco che non hanno problemi a riprodurre grafiche che rivaleggiano con PS3 e Xbox 360, ogni settimana ci ritroviamo sugli store digitali dei giochi “rétro”. Il motivo è semplice: realizzare un gioco con la grafica cubettosa è molto più veloce e economico che produrne uno con grafica iper realistica. Considerando i costi e i ricavi dei videogame mobile, che se va bene costano due euro contro i 70 dei gioconi console, è evidente che il contenimento dei costi e dei tempi di produzione è fondamentale.

Noi non ci lamentiamo: la grafica rétro ha un fascino indiscutibile, e i giochi realizzati in questo modo funzionano bene su ogni smartphone e tablet, anche quelli un po’ più datati. Questa settimana proviamo Hot Guns, un gioco dalla grafica “rétro” semplicemente deliziosa; il remake in salsa mobile di Prince of Persia, in cui l’unica cosa in comune con l’originale è proprio la grafica; e Piffle, un clone di Puzzle Bobble che non avrebbe sfigurato nelle sale giochi della Riviera Romagnola alla fine degli anni ’90.

Hot Guns - L’eroe salta su due scatoloni mentre spara a un bombarolo dalla mira infallibile, poi attiva una mina che, esplodendo, apre una botola dove c’è un pulsante segreto. L’eroe senza macchia salta dentro la botola, attiva il pulsante e poi con un balzo feline ne esce, giusto in tempo per mitragliare un pazzo assassino in moto che lo sta caricando come un toro. Neanche il tempo di ricaricare che arriva un barile di kerosene incendiato che coglie l’eroe di sorpresa: fiamme, fuoco, esplosione e l’eroe è in mille pezzi. Game Over. Sì, perché in Hot Guns ci lascerete la pelle: decine, centinaia di volte. È il concetto alla base di Edge of Tomorrow, in cui Tom Cruise moriva e rinasceva continuamente nella lotta contro gli alieni. In molti videogame è pura frustrazione, in Hot Guns è lo stimolo per riprovarci, questa volta sapendo che dopo la botola e la moto arriva un barile esplosivo, quindi salti a destra invece che a sinistra e sopravvivi. La grafica è retro al massimo dei livelli, ma funziona bene: i colpi sono precisi e soprattutto i comandi mobile sono perfetti, e non avrete mai la sensazione che quel terrorista vi ha impallinato perché voi avete fatto la cosa giusta ma il comando touch ha risposto male o in ritardo. Difficile già dal terzo livello, ma soddisfacente. C’è anche su PC via Steam, e su Android costa un po’ meno che su iTunes.

Disponibile su iOS e Android, provato su Neffos.


Prince of Persia - C’è un principe che deve liberare la sua amata, e ci sono zillioni di piattaforme, spuntoni e trappole di ogni tipo che li separano. Quanti videogame iniziano così? Prince of Persia vi fa controllare il principe del titolo, ma in modo molto limitato: potete solo decidere quando farlo saltare. Il tempismo è tutto, perché il principe corre come un forsennato in modo autonomo verso baratri senza fondo e lame taglienti, e voi dovrete premere lo schermo al momento giusto per evitargli una morte orribile. La grafica è deliziosamente “antica”, ma per una buona ragione: l’originale Prince of Persia è del secolo scorso, esattamente del 1989. Al tempo era un platform – anzi, un *signor* platform – che ha ispirato dozzine di giochi successivi. Oggi è un runner: la stessa sorte che è toccata a Super Mario in edizione mobile, quindi niente di necessariamente orribile. Ci sono gamer un po’ attempati che urlano immediatamente alla bestemmia non appena vedono un grande classico “rimaneggiato” in declinazione mobile, ma chi vi scrive – sebbene abbia giocato Prince of Persia al day one nel lontano ’89 – non ci vede niente di male. Anzi, è sempre un buon modo per ricordarsi e celebrare i classici. Purtroppo, il vero tallone d’Achille di questo gioco è la pubblicità: ogni volta che completate un livello, parte un video pubblicitario, che consuma il vostro tempo libero e i GB della connessione. Volendo ce se ne può sbarazzare con un acquisto di 3 euro e mezzo, un po’ troppo per quello che offre questo Prince of Persia.

Disponibile su iOS e Android, provato su iPhone 7 Plus.


Piffle - In ogni livello di Piffle ci sono dei blocchi che scendono inesorabilmente verso di voi. Per fermarli, dovete lanciare dei cosini carini (sembrano un incrocio zuccheroso tra un gattino, un peluche e un orsetto) che nonostante l’aspetto hanno una capoccia infrangibile in grado di distruggere i blocchi in rapida discesa. Se giocate da qualche tempo, avrete riconosciuto l’idea alla base di Piffle: siamo dalle parti di Puzzle Bobble e dei suoi sette milioni di cloni usciti negli ultimi venti anni. Quello che rende particolare Piffle è che non avrete un singolo cosino da lanciare, ma delle catene di dieci o quindici “proiettili”. La coda di cosini lanciabili aumenta man mano che li raccogliete con altri colpi. Risolvere i livelli di Piffle diventa quindi anche uno sforzo tattico: non basta lanciarli verso l’obiettivo più vicino, conviene inanellare delle “combo” rimbalzanti, sapendo che i primi tre o quattro proiettili magari distruggeranno il primo blocco, e gli altri passeranno oltre creando un effetto di rimbalzo tra gli altri blocchi potenzialmente devastante. E così, nonostante ci siamo assegnati la cintura nera di Puzzle Bobble almeno dieci anni fa, ci siamo ritrovati a giocare a Piffle in metrò con un bel sorriso stampato in faccia. Oltretutto, si scarica gratis e i primi livelli non fanno sentire pressioni particolari per acquistare oggetti ingame.

Disponibile su iOS e Android, provato su Neffos.

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