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DirettaCanale 51

17/9/2008

Toxic, ovvero: che fine faremo

Un libro-inchiesta sull'obesit

Con unincredibile e terrificante scia di vittime dovute a cancro, deficienze renali, disturbi diabetici, attacchi di cuore lEuropa sta diventando esattamente come gli Stati Uniti: obesa. Entro breve, il numero di morti per problemi legati al peso e a malattie alimentari superer quello imputabile allalcool o al tabagismo. Anche nel vecchio continente dovremo fare i conti con uno dei peggiori paradossi americani: nonostante i grandi passi in avanti compiuti dalla medicina, laspettativa di vita delle prossime generazioni sar decisamente inferiore rispetto a quella odierna.

Lattuale e drammatica situazione non il risultato di un semplice cambio nelle abitudini o di una precisa volont di mangiare male o molto come vogliono farci credere lindustria agroalimentare e quella farmaceutica (che ha investito milioni di dollari per far accettare lidea che lobesit sia una malattia chiamata sindrome metabolica).

Frutta e verdura sono contaminate, i dolci sono intrisi di grassi nocivi, le bibite gassate vengono addolcite con sostanze volutamente iperglicemiche, ci sono hamburger che contengono la carne di 400 vacche differenti. Fantascienza? Paranoia? Niente di tutto questo. Solo una realt comprovata dallesperienza diretta dellautore e da numerosi studi scientifici qui riuniti in un saggio documentato e brillante. Un viaggio nella nostra alimentazione quotidiana alla scoperta delle manipolazioni e dei raggiri che da partono da produttori agricoli, allevatori, aziende farmaceutiche, ricercatori, pubblicitari e che finiscono diritti nei nostri piatti.

DAL LIBRO:
Nessuno escluso

Dal novembre 2006, la Cina detiene un nuovo triste primato. Nonostante la popolazione cinese sia stata a lungo considerata come detentrice delle abitudini alimentari pi equilibrate del pianeta, essa ormai sullorlo dellimplosione. Lobesit e il sovraccarico ponderale coinvolgono addirittura un cinese su cinque. un calcolo che fa girare la testa... Stiamo parlando di 215 milioni di persone!
E non si tratta di uneccezione. Dal 2002 anche il Vietnam deve far fronte a una situazione che ben lungi dallessere unica nel suo genere. Se ad Hanoi una parte della popolazione soffre di obesit, in certe zone della campagna la malnutrizione rimane un problema grave. Poco lontano, in Thailandia, il tasso di obesit dei giovani dai cinque ai 12 anni passato dal 12,2% al 15,6% in appena... due anni!
Nemmeno il Giappone immune. Dal 1982, il numero di obesi aumentato del 100%. Anche qui, come in Cina, bambini e adolescenti sono le prime vittime. La stessa identica situazione si ritrova nelle Filippine dove il 5% della popolazione considerata obesa. Se aggiungiamo le persone in condizione di sovraccarico ponderale, possiamo dire che addirittura un terzo dellarcipelago contaminato. Simili proporzioni sono riscontrabili anche in Nuova Zelanda e in Australia. Nelle citt ma anche in zone molto pi isolate. Nel 2004, infatti, stato rilevato per la prima volta un serio incremento dei casi di obesit in seno alle trib aborigene. Tutto sommato, per, il caso pi sorprendente dellarea delloceano Pacifico riguarda le isole Tonga. In Polinesia, infatti, la pandemia ha contagiato pi del 60% della popolazione.
E lIndia, laltro stato-continente? Mentre il paese fatica a lottare contro gli effetti della malnutrizione nel contesto rurale, le grandi citt come Nuova Delhi contano ormai un tasso di obesit che supera il 10% nei ragazzi tra i 14 e i 24 anni.
Per quanto sorprendente possa sembrare, lAfrica non affatto esente da questo male. In Zambia, il 20% dei bambini di quattro anni obeso. La stessa percentuale che riscontriamo in Marocco e in Egitto, dove, anzi, leggermente superiore. In termini pi generali, in Medio Oriente, da Beirut a Bagdad, un quarto della popolazione si ritrova obeso o in sovrappeso. Ma la vera tragedia si consuma nel sud, nellAfrica nera, dove questo flagello con tutto il suo seguito di malattie semina distruzione. No, non c alcun errore. Ho proprio associato limpossibile: obesit e Africa. E non si deve fraintendere, la pandemia nel continente africano non significa in alcun modo che i problemi di malnutrizione siano risolti. Laggi si continua a morire di fame ma, novit sconvolgente, si muore anche mangiando troppo o male! Questinformazione mal si accorda con la visione che abbiamo sempre avuto; ciononostante, alcuni paesi del continente nero contano il triplo di obesi rispetto alle persone affette da malnutrizione. E, come dappertutto, non c modo di invertire la tendenza.
Perch lAfrica maledetta. Agonizzante per la fame ed esangue a causa della tragedia dellAIDS, il continente ormai vittima di una nuova piaga. Nel 2004 la FAO ha pubblicato un rapporto drammatico secondo cui le donne incinte affette da malnutrizione avrebbero maggiori probabilit di mettere al mondo bambini certi di diventare in futuro... obesi. Unincongruit che non deriva dalla stranezza della natura ma dal nostro patrimonio genetico. Perch i bambini africani nascono con un metabolismo programmato per immagazzinare il massimo di cibo possibile e, nel momento in cui diminuisce la malnutrizione, questa sorta di garanzia di sopravvivenza scivolata nel DNA si rivolta contro il suo titolare, condannandolo allesatto contrario. Donne che muoiono di fame che mettono al mondo una futura generazione di grassi. Qui c tutta lassurdit del nostro mondo... E anche tutta lassurdit e la sofferenza dellAfrica

Evidentemente, da Parigi a Bruxelles, da Londra a Praga, da Berlino ad Amsterdam, da Roma a Losanna, da Madrid a Sofia, la pandemia si ampiamente diffusa anche in Europa. In Francia lobesit aumentata in maniera progressiva e ha ormai raggiunto tutte le generazioni. In Italia l8% della popolazione affetto da obesit. In Germania la proporzione passa al 12%. La Gran Bretagna, dal canto suo, si contende il primo posto con la Bulgaria. Ormai un quarto degli abitanti di questi due paesi obeso.

Asia, bacino del Pacifico, Africa, Europa... non ci resta che dare uno sguardo allAmerica. Non quella in cui nata lepidemia, ma il continente americano. Cominciando dal sud, dove non riscontriamo alcun miracolo. Il Brasile, ad esempio, ha visto la proporzione di abitanti obesi o in soprappeso aumentare del 31% in dieci anni. Una tendenza che coinvolge tanto i bei quartieri di Rio quanto le favelas di San Paolo. Nello stesso periodo, la Colombia ha registrato un incremento del 43%. Anche un quarto dei bambini peruviani, cileni e messicani vittima di questo male. Molto pi a nord, raggiungendo il Canada, le statistiche si rivelano ancora pi impressionanti. Secondo unindagine canadese sulla salute del 2004, il 23% della popolazione obesa. E pi precisamente, questa categoria raggruppa quasi un terzo dei canadesi che vivono in ambiente rurale, contro il 20% degli abitanti delle citt. NellAmerica del nord la pandemia non risparmia nessuno... e nella sua espansione non dimentica anche gli eschimesi dAlaska.

David Wallerstein e il principio dellingordigia
Intorno alla met degli anni Sessanta, David Wallerstein fu incaricato di aumentare i profitti della catena di cinema texana Balaban & Karz. Leconomia dello sfruttamento cinematografico non ruota attorno alla vendita dei biglietti (che ha unincidenza limitata sui profitti dei gestori) ma alla commercializzazione di pop-corn e bibite gassate. La missione di Wallerstein consisteva dunque nel convincere i clienti a ingurgitare la maggior quantit possibile di pop-corn annaffiati con Coca-Cola. Ma quel compito sembrava ormai degno delle fatiche di Ercole, perch le strategie tradizionali di vendita sembravano non funzionare: Wallerstein poteva pure moltiplicare le offerte del tipo due al prezzo di uno o garantire sconti del 20% per la prima proiezione... ma non cera niente da fare. I clienti di Wallerstein volevano di pi ma, per una ragione che ignorava, non osavano chiederlo. E se lidea giusta fosse stata nascosta proprio in quellesitazione? E se gli spettatori, temendo gli sguardi altrui e frenati da uneducazione che piazzava la golosit tra i peccati capitali, semplicemente non osassero acquistare una seconda Coca-Cola o un altro bicchierone di pop-corn? Se lintuizione di Wallerstein si fosse rivelata giusta, la soluzione sarebbe stata di una facilit infantile. Per vendere di pi, bastava aumentare le dimensioni delle porzioni. Dalla teoria alla pratica, fece il passo successivo. E il successo fu immediato. In men che non si dica la vendita delle porzioni allargate super quella delle tradizionali. Senza nemmeno rendersene conto, il cliente, inizi a consumare di pi molto di pi disinibito e rassicurato dalla sensazione di fare un affare.

Nel 1968, Wallerstein lasci Balaban & Katz per entrare in unaltra azienda dellIllinois che cercava di aumentare le vendite. Ray Kroc si era prefisso lobiettivo di convincere quelluomo prodigio delle sale cinematografiche ad accettare la sua proposta. E ora si aspettava che ripetesse il miracolo texano moltiplicando il volume di vendite della sua societ. Di chi si trattava? Di McDonalds.

La transizione non fu cos facile come previsto. Soprattutto perch Kroc non era del tutto convinto del principio dellingordigia. Per Kroc il concetto era semplice: se il cliente vuole mangiare di pi, bastava ordinare un secondo hamburger, unaltra porzione di patatine fritte o unaltra Coca-Cola. David Wallerstein sapeva che avrebbe avuto bisogno di pi di qualche parola e di un po di statistiche per convincere il fondatore di McDonalds. Ebbe allora unidea molto semplice e rivoluzionaria al tempo stesso: fece installare una telecamera di video-sorveglianza in uno dei ristoranti di Chicago per filmare i consumatori.

Le immagini parlavano da sole. La maggior parte dei clienti di McDonalds voleva di pi. Bastava guardarli capovolgere i sacchettini di patatine fritte per andare a recuperare il pi minuscolo pezzetto di patata, anche carbonizzato. O torcersi il collo allindietro per trangugiare lultima goccia di Coca-Cola. Guardando il video, Ray Kroc rimase esterrefatto. David Wallerstein aveva vinto. Era il 1968 e il principio dellingordigia poteva entrare nella sua seconda fase: prepararsi a contagiare e divorare lAmerica.

William Reymond un giornalista francese che vive da tempo negli Stati Uniti. autore di diversi libri-inchiesta, tra i quali ricordiamo: Dominici non coupable e JFK le drnier tmoin. In Italia ha pubblicato Coca Cola - L'inchiesta Proibita. I segreti mai rivelati della bevanda pi diffusa al mondo


William Reymond

TOXIC Obesit, cibo spazzatura, malattie alimentari: inchiesta sui veri colpevoli

Editore: Nuovi Mondi

Pagg. 348

16,50