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22/11/2005

Da Bruno Vespa un saggio aggiornato

Due Italie in "Vincitori e vinti"

In una ideale “fenomenologia di Bruno Vespa” (non quella inutilmente provocatoria pubblicata qualche tempo fa), un altrettanto ideale Umberto Eco potrebbe cominciare dal genere letterario. Quello, assolutamente innovativo, inventato dal giornalista abruzzese. Nei suoi ultimi libri, la cronaca si mescola alla testimonianza storica e alla ricostruzione d’epoca con la stessa raffinata nonchalance con cui, a Porta a Porta, Flavia Vento siede accanto a Fausto Bertinotti e, con altrettanta nonchalance, insieme commentano la guerra in Iraq o le regole del bon ton. In una decostruzione assoluta dello spazio prossemico, il garbo solenne del conduttore riesce a dare pari dignità in tv a Sabrina Ferilli e Giulio Tremonti. Non importa chi ci sia: importa dove sia seduto. Ovvero alla sua sinistra, in quella sedia leggermente distaccata dalle altre che lui, Vespa, eccellente comunicatore, sa bene essere la posizione insieme più visibile ma anche più (scenicamente) scomoda. Un “io minimo” che arretra di fronte all’offensiva dell’immagine. Geniale. Come geniale è il risultato: una compenetrazione di ruoli, volti, voci, generi e origini, che finisce per convergere verso un messaggio univoco.

Lo stesso principio Vespa lo applica nell’ultimo libro, Vincitori e Vinti. Il sottotitolo è emblematico: Le stagioni dell’odio, dalle leggi razziali a Prodi e Berlusconi. Nel libro, Berlusconi e Togliatti, Ciano e D’Alema, Casini e i fratelli Cervi, Assunta Almirante e Giangiacomo Feltrinelli, revisionismo belligerante e riconciliazionismo bipartisan, simbolico e quotidiano siedono uno accanto all’altro in un miracoloso modello di convivenza televisiva. La cronaca penetra nella storia e la storia invade la cronaca con la stessa disinvoltura di un cambio immagine. Nel capitolo dedicato all’uccisione di Mussolini e di Claretta Petacci, Massimo D’Alema interviene per dire la sua, come Silvio Berlusconi fa commentando la trasmissione di Celentano. Come definire Vincitori e Vinti? La risposta non può che darla lui, il regista di questo lungo documentario attualizzato: “Un saggio aggiornato”, ha detto Vespa nel corso di un’intervista. E forse è davvero così, forse il nuovo modo di raccontare la storia ha bisogno di un costante confronto con l’attualità. Forse la televisione ha cambiato le nostre percezioni in modo tanto radicato. Forse, chissà.

Quindi in Vincitori e vinti, in questa lunga canzone dell’odio che parte dalla promulgazione delle leggi razziali, nel 1938, fino al duello mediatico tra Prodi e Berlusconi, si fronteggiano due Italie, due storie, due opposte fazioni: quella di chi ha vinto e quindi scritto la storia e quella di chi ha perso e quindi è caduto nel buio. Attraverso una ricchissima scelta di testimonianze, articoli e una bibliografia molto aggiornata, l’autore dà conto di una serie di verità nascoste che lentamente emergono dai documenti. E si comincia con il caso più delicato: da una parte le leggi razziali che limitano fino a soffocare del tutto i diritti civili dei cittadini ebrei e dall’altra il tentativo di Mussolini di arginare i danni di questi provvedimenti. Vespa cita la testimonianza di Vittorio Cerruti, all’epoca ambasciatore italiano a Berlino, il quale racconta che il Duce cercò, con un accorato messaggio, di dissuadere il Führer a “non dar corso pratico al suo proclama”. Lo stesso Cerruti qualche anno dopo raccontò l’episodio in un articolo firmato sul Giornale di Sicilia. Quello che qui conta è la voce di un vinto (l’apparato del Duce) che riscatta la sua polvere. Perché (e questo è il messaggio di fondo del libro) anche i vinti hanno le loro ragioni, anche tra i vinti ci sono delle vittime e tra i vincitori dei colpevoli. Vittime e carnefici nascosti anche nella Resistenza: in quella che ormai quasi tutti sono d’accordo nel definire “guerra civile”, esplosa in Italia all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre, molti episodi oscuri secondo Vespa sarebbero ancora da chiarire.

Gli eccidi partigiani in Emilia Romagna sono da tempo al centro di una vasta produzione storiografica. E anche di una recente polemica storico-giornalistica, dopo la pubblicazione de Il sangue dei vinti, il volume con cui Gianpaolo Pansa fa i conti con la “sua” Resistenza e si allinea con le tesi di una vera e propria guerra in atto tra vincitori e vinti, tra partigiani e nazifascisti che ebbe luogo nel nostro Paese dopo la Liberazione. E molti delitti sarebbero stati opera dei gruppi di liberazione patriottica. L’assassinio dei fratelli Govoni, a Pieve di Cento, l’omicidio di Arnaldo Vischi, che non fu fascista ma solo un “padrone”, uno che voleva rimettere in piedi le fonderie reggiane. E così tanti altri casi che Vespa ricostruisce attraverso alcune testimonianze, prima fra tutte quella di Otello Montanari, il partigiano che nel 1990 fu il primo a lanciare il coraggioso appello “chi sa parli”. Le colpe della sinistra e le colpe della destra: un corpo a corpo con la verità che rimbalza fino al presente, alla ricerca di una nuova Bolognina che metta una pietra sopra a tutto.

Eccole le radici dell’odio, di quella lunga contrapposizione che si è allungata per tutto il secolo, fino agli anni del terrorismo, alla spaccatura sulla politica estera e ai toni accesi più recenti nelle trasmissioni televisive alla Celentano. Vespa è andato a cercare voci, ha “montato” spezzoni di immagini dimenticate e sepolte nelle campagne martoriate dal dopoguerra. Ha raccolto anche silenzi di chi continua ad avere paura di parlare e di chi, in nome di una fedeltà granitica alle idee, si rifiuta di mettere in discussione un’epoca. Ha cercato il lato storto della medaglia, nelle lapidi senza nome che riposano accanto a quelle acclamate da ricorrenze nazionali. Ha portato alla luce l’assassinio dei fratelli Mattei accanto a quello di Luigi Calabresi, il caso Moro e le rivolte studentesche. Gli attuali duellanti della politica e il futuro della democrazia. Il tutto in un lento, suadente stillicidio di anticipazioni ai media prima dell’uscita del libro, in una perfetta incarnazione della multimedialità ai tempi della “cultura liquida”. E, al di sopra di tutto, sempre lui, Vespa, che dosa le uscite, le interviste, le dichiarazioni di Berlusconi e di D’Alema, quelle dei vivi e quelle dei morti. Colpevoli, colpevolisti e colpiti si ritrovano in un’unica girandola di voci: si contendono il microfono, si rispondono e rilanciano la polemica.

Alla ricerca di un accordo impossibile, nonostante i tempi.

Roberta Scorranese


Bruno Vespa
Vincitori e vinti
Rai Eri
Pagine: 543
Prezzo: 18 euro