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16/6/2005

Sfigurata dall'acido ce l'ha fatta

Il dramma e la nuova vita di Fakhra

“Faceva un caldo terribile quella mattina di maggio a Karachi. Improvvisamente sentii un caldo come non avevo mai provato. E non vedevo più, non riuscivo ad aprire gli occhi che mi si erano tremendamente gonfiati… Mi rendevo conto che era successo qualcosa di terribile, ma non sapevo che quello che aveva sciolto i miei vestiti e che ora mi stava mangiando il viso, il petto, le braccia era l’acido”. Comincia così la storia di Fakhra Younas, una giovane ballerina pakistana che un marito violento e geloso ha sfigurato versandole sul volto l’acido.

Fakhra prima e dopo l'acido (foto tratte dal libro)

“Mi si era avvicinato e mi aveva afferrato la testa: credevo che mi volesse far bere qualcosa, invece mi versò sulla faccia dell’acqua. Quella che credevo fosse acqua perché all’inizio non faceva male” racconta Fakhra alla giornalista Elena Doni che ha raccolto la storia della giovane pakistana. Una storia drammatica, purtroppo simile a tante altri racconti di donne “acidificate” in Pakistan, Bangladesh, India, Africa. Una storia di inaudita violenza che accomuna le vicende di tante donne nel mondo umiliate e offese dalla prepotenza degli uomini. Emozionante, coinvolgente, crudo, il libro “Il volto cancellato” è un documento di denuncia, ma è anche una testimonianza di coraggio e di rinascita.

“Bilal era affettuoso: insieme chiacchieravamo, ridevamo, facevamo la doccia, uscivamo la sera tardi a prendere un milk-shake. Sarei stata pronta a mangiare tutti i giorni rotì (pane e lenticchie), il più povero dei piatti dei pakistani poveri: amavo Bilal e mi bastava stare con lui” racconta Fakhra descrivendo i giorni dorati del suo matrimonio con Bilal, rampollo di una delle famiglie più note del Pakistan, l’unico che le ha mai fatto veramente perdere la testa. Fakhra, danzatrice molto conosciuta nel suo Paese, fin da quando aveva 12 anni aveva imparato a considerare gli appuntamenti con gli uomini un modo per rimpinguare le finanze familiari dissestate.

La madre l’aveva ceduta, ancora ragazzina, a un uomo cinquantenne per poter mantenere i vizi con la droga. Ma nessun uomo prima di Bilal aveva conquistato il suo cuore. Il loro fu un amore travolgente. Il matrimonio vide momenti dolci e parole amare, lacrime e sorrisi. Furono la violenza e la gelosia ossessiva a capovolgere la vita di Fakhra. Bilal era “ammalato di gelosia”. “Sospettava di tutto e di tutti. Se andavamo a fare un picnic con qualche amico lo vedevo improvvisamente rabbuiarsi perché cominciava a sospettare che uno di loro mi guardasse. Inutilmente mi vestivo con grande modestia e tenevo gli occhi bassi… Ormai avevo paura di lui ed era cominciato a cambiare il suo atteggiamento verso di me. La tragedia era dietro l’angolo”.

E la tragedia di Fakhra è drammaticamente racchiusa in tante parole di dolore, ma soprattutto nelle poche e terribili foto che documentano il suo dramma. In centro al libro ci sono le immagini di Fakhra prima e dopo l’acido, prima e dopo gli interventi per la rinascita. Una bella ragazza affascinante e sensuale: in posa davanti all’obiettivo ammaliante sdraiata a terra. Più materna, ma ugualmente sensuale con in braccio il figlioletto Nauman. E poi ancora con la sua famiglia durante l’infanzia. Eccole le foto del passato ricco e felice di Fakhra. Accanto, però, ci sono i fotogrammi della tragedia con il volto deturpato e i lineamenti completamente cancellati. Fa rabbrividire vedere una foto di fianco all’altra: la Fakhra giovane e piena di belle speranze e la Fakhra senza volto, senza più naso né bocca, il collo rattrappito. Non ci sono parole per descrivere la maschera informe che Bilal ha fatto di lei. Poi ci sono le foto della rinascita. I primi interventi, il viso che riprende lentamente una sua fisionomia, anche se non sarà mai più quella di un tempo. Fakhra accenna un sorriso mentre abbraccia il figlio ormai diventato ragazzino.

“Avevo il cuore diviso riguardo a Bilal: c’era tanta rabbia per quello che mi aveva fatto, ma anche tanta nostalgia per il nostro amore, l’assurda speranza che in qualche modo potessimo ritrovarlo”. Dopo averla sfigurata, il marito l’ha tenuta prigioniera in una casa di campagna senza curarla, lasciandola al suo destino. Si è liberata grazie alla matrigna di Bilal, Tehmina Durrani, che ha assoldato degli uomini armati per farla fuggire via dal Pakistan. In Italia, grazie alla fondazione Smileagain che assiste le donne del Sudest asiatico bruciate dall’acido, grazie al sindaco di Roma e al ministero della Sanità che hanno attivato tutte le procedure per la cura degli extracomunitari, Fakhra è stata operata e si è avviata verso la rinascita. Le degenze in ospedale sono state lunghe e molte altre ce ne saranno. Il professor Cervelli ha accettato la sfida di ridare un volto all’ex ballerina e con l’aiuto del figlio Nauman Fakhra si sta ricostruendo una vita. Bilal in Pakistan è stato sottoposto a una pena lieve per quello che ha fatto. Si è rifatto una famiglia e continua a scrivere e a telefonare a Fakhra ripetendole che lei è l’unico amore della sua vita.

Barbara Songia

Il volto cancellato
Fakhra Younas con Elena Doni
Mondadori
179 pagg., 16 euro