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Segnali negativi, la crescita della Cina non è più quella di una volta?

Il periodo non è certo dei migliori per l’economia di Pechino: la crescita rallenta, la disoccupazione (secondo il Fmi) sale e il commercio estero crolla

- Non è iniziato nel migliore dei modi il 2015 per la Cina, anzi. A gennaio il quadro economico si è mostrato ancora peggio di come lo si era lasciato alla fine del 2014: la Cina sta rallentando a vista d’occhio su tutti i fronti.

Segnali negativi, la crescita della Cina non è più quella di una volta?

L’ultima tegola arriva dai dati sul commercio di gennaio. Le esportazioni sono sorprendentemente calate del 3,3% dopo l’ottimo +9,7% realizzato a dicembre. Lo stupore deriva dal fatto che le attese indicavano una crescita di quattro punti percentuali. Per quanto riguarda le importazioni, la stagnazione dell’attività manifatturiera le ha fatte crollare del 19,3%, mentre il calo atteso era di circa il 3%.

La produzione manifatturiera cinese ha, infatti, toccato il valore più basso dall’ottobre del 2012 e l’indice Pmi, (Il Manufacturing purchasing managers’ index, unità di misura con cui Markit calcola, in valori percentuali, l’attività manifatturiera di un Paese) si è attestato a 49,8 punti: in calo di 0,3 su dicembre e 0,2 punti in meno rispetto alla soglia, quella dei 50 punti, che definisce lo stato di salute dell’attività manifatturiera sulla base di fatturato, produzione e occupazione. Proprio quest’ultima, a gennaio, è scesa per il 15esimo mese consecutivo.

In generale il mercato del lavoro, almeno secondo le stime diffuse dal governo, non sembra risentire particolarmente dell’attuale situazione economica. Secondo i dati ufficiali il tasso di disoccupazione è al 4,1%, stabile sotto il 5% ormai da anni. Non la pensa così il Fondo monetario internazionale, secondo il quale la soglia del 5% sarebbe stata superata: oggi il tasso di disoccupazione cinese si attesterebbe al 6,3%.

Certo è che la normativa sul figlio unico (introdotta nel 1988 e abolita nel 2013) sta giocando brutti scherzi al Paese: già nel 2012 la popolazione in età e stato di salute buono per lavorare ha registrato il primo calo (-3,5 milioni di unità). Entro il 2020 Bloomberg prevede un'ulteriore contrazione, si passerà infatti dai 944 milioni di lavoratori odierni ai 920 milioni. Un numero che scenderà ancora: 877 milioni entro il 2030 e 823 milioni entro il 2040.

Per quanto riguarda il Pil la Cina ha registrato il più basso tasso di crescita degli ultimi 24 anni, rallentando nel quarto trimestre al +7,3% portando la crescita dell’intero 2014 al 7,4%. Un dato inferiore rispetto al 7,5% stimato in precedenza dal governo, ma superiore al 7,2% previsto dagli economisti del Wall Street Journal. Nel 2013 la crescita dell’economia cinese è stata del 7,7% .

Secondo le stime per i prossimi due anni realizzate dal Fondo monetario internazionale, il Pil cinese crescerà del 6,8% nel 2015 (lo 0,3% in meno rispetto alle previsioni precedenti) e del 6,3% l’anno seguente (in questo caso il dato è stato rivisto al ribasso di 0,5 punti percentuali).

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