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Lavoro: dove conviene di più assumere un dipendente

Secondo l'Eurostat, mediamente un'ora di lavoro in Italia costa alle imprese 28 euro contro una media europea di 24,2 euro

- Qualche tempo fa, il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva individuato nella riduzione del costo del lavoro una delle priorità del suo governo. Del resto assumere un dipendente in Italia richiede, tra costi salariali e non salariali (principalmente i contributi dovuti dal datore di lavoro), un'esborso notevole e che, secondo alcuni studi, ha pochi paragoni nel resto del mondo.

Lavoro: dove conviene di più assumere un dipendente

Secondo il Labour Costs Index 2015 della Verisk Maplecroft, una società internazionale di ricerca strategica e analisi dei rischi, assumere un dipendente in Italia costa più che altrove. Non che nel resto d'Europa le cose vadano tanto diversamente: Francia, Spagna e Grecia occupano (rispettivamente) la seconda, la terza e la decima posizione della graduatoria che, sottolinea chi ha condotto lo studio, non intende individuare i posti migliori dove trovare un impiego, bensì quelli dove i costi nominali per l'assunzione di un lavoratore risultano più alti.

Buona parte delle economie avanzate - perlopiù europee - occupano le prime posizioni di questa graduatoria, stilata tenendo conto dei costi a carico delle imprese, del rapporto tra lo stipendio e della produttività del lavoratore (a proposito, quella dei lavoratori italiani è tra le più basse). Del resto, maggiori diritti garantiti ai lavoratori corrispondono a salari minimi più alti e forme di previdenza e tutele inesistenti in un gran numero dei 172 Paesi passati in rassegna nel corso dell'indagine.

Se invece teniamo conto soltanto del costo medio di un'ora di lavoro, il discorso prende una piega diversa. Stando ai più recenti dati Eurostat relativi al 2012, mediamente per ogni ora lavorata in Italia le imprese sborsano 28 euro. Quindi meno della media dell'Unione europea pari a 24,2 euro, ma (lievemente) superiore alla paga registrata nelle principali economie della zona euro come Germania (31,6 euro l'ora) e Francia (34,6 euro).

Nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012, osserva ancora l'Eurostat, i costi non salariali (principalmente i contributi dovuti dal datore di lavoro) sono aumentati del 2,8%: +0,1% rispetto alla media europea.

I costi da sostenere per ogni dipendente assunto in Italia sono consistenti. Tuttavia soltanto la metà della spesa finisce delle tasche di chi lavora: secondo i dati dell'ISTAT relativi al 2012, il costo medio per lavoratore (al lordo delle imposte e dei contributi sociali) è di poco inferiore ai 31 mila euro annui. Di questi solo poco più della metà (il 53,3%) si traduce nella retribuzione netta riconosciuta al lavoratore, per un importo medio di 16.498 euro. Il cuneo fiscale – la differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta del lavoratore – arriva così a toccare il 46,7% (+0,4% rispetto al 2011).

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