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L’Italia è davvero un’”innovatrice moderata”?

Se l’Italia, nel suo complesso, innova meno di altri Paesi europei, le nostre Pmi sono le seconde in Europa dopo la Germania

L’Italia è davvero un’”innovatrice moderata”?

Non sarà consolidata, ma la ripresa economica dell'Italia avrà una conferma anche nel secondo trimestre e nei periodi a seguire. Ne è sicuro il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, che sottolinea anche come qualche segnale positivo sia arrivato anche sul fronte del mercato del lavoro. Tuttavia, avverte poi Visco, per tornare ad una crescita stabile è necessario che l'Italia punti su un fattore chiave per la competitività: l'innovazione.

Innovare significa investire per mettersi al passo con le nuove tecnologie e quindi poter competere con la concorrenza, magari anche dedicando la giusta attenzione all'impatto ambientale.

Secondo il Rapporto European Innovation Scoreboards, l'Italia è un'innovatrice moderata in quanto, nonostante alcuni indicatori siano migliorati rispetto agli anni passati, la capacità di innovare del nostro Paese risulta ancora "bloccata", anche a causa della crisi economica, al di sotto degli standard e della media europea, che comunque, dal canto suo, non brilla.

Nel 2014 la capacità innovatrice dell'Unione europea è rimasta invariata rispetto all'anno precedente. La crisi economica che ha colpito l'intera area, emerge dall'analisi, ha fatto diminuire il numero di imprese innovatrici e gli investimenti in capitali di rischio da parte del settore privato europeo, comportando una contrazione delle domande di brevetto e di esportazioni di beni ad alta tecnologia.

A livello mondiale l'Unione europea si piazza, infatti, ancora al di sotto di Paesi come gli Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. È uno dei motivi per cui esiste la strategia Europa 2020 che, tra le altre cose, ha fissato ad una quota del 3% del Pil gli investimenti in Ricerca e Sviluppo di ogni Paese membro. Un obiettivo ancora troppo lontano per l'Italia che investe in Ricerca e Sviluppo appena l'1,53% del proprio Prodotto interno lordo.

Eppure, nonostante nel complesso il nostro Paese si trovi tra gli ultimi posti della classifica stilata nel Rapporto della Commissione Europea (avanti solo a Bulgaria, Romania e Lettonia), l'Italia può vantare un primato di tutto rispetto: in quanto a innovazione le piccole e medie imprese occupano il secondo posto nella classifica europea.

Secondo la Cna e Fondazione Symbola, che nel Rapporto Le Pmi e la sfida della qualità – Un'economia a misura d'Italia hanno rielaborato dati dell'Eurostat, le nostre piccole medie imprese sono le seconde in Europa, dopo la Germania, per numero di aziende che hanno introdotto un qualche tipo di innovazione, che si parli di prodotti in se per se o di processi produttivi.

Stiamo parlando di 65.481 realtà che contribuiscono anche a rendere l'Italia uno dei Paesi con il più basso impatto ambientale per milione di euro prodotto.

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