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Il Senato dà il via libera al Def, Tria: "Consolidare bilancio e ridurre il debito"

A settembre i numeri per capire le coperture sulle riforme. Il reddito di cittadinanza resta centrale e sul codice appalti il governo istituirà una task force per modificarlo

Con 166 sì, 127 no e 6 astenuti l'Aula del Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza al Def 2018. La maggioranza impegna il governo a bloccare l'aumento dell'Iva previsto dalle clausole di salvaguardia e a rispettare i saldi di bilancio nel 2018. Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, aveva definito "il consolidamento bilancio è condizione necessaria per mantenere la fiducia dei mercati".

La maggioranza si impegna anche a riconsiderare i tempi per il raggiungimento del pareggio di bilancio (ora fissati al 2020). Il quadro macroeconomico del Def prevede un deficit allo 0,8% del Pil nel 2019 e il pareggio di bilancio nel 2020, con il debito che "inizierebbe un chiaro percorso discendente. E' un'evoluzione che è bene non mettere a repentaglio", aveva spiegato Tria, invitando a "mantenere il percorso di riduzione del debito".

A settembre i numeri sulle coperture - "Lo scenario tendenziale dell'indebitamento netto sara' oggetto di una seria riflessione in sede di predisposizione del quadro programmatico". Così il ministro dell'Economia Giovanni Tria nella sua replica alla discussione generale sul Def nell'aula della Camera. "Seguendo le linee programmatiche illustrate dal presidente del Consiglio sarà possibile conciliare la crescita e l'occupazione con la sostenibilità del debito", ha aggiunto il ministro, spiegando che nel quadro programmatico saranno indicate a settembre le "opportune coperture" per le misure di politica economica che si vorranno portare avanti. "Ogni proposta di riforma sarà articolata in considerazione degli effetti sulla crescita e sulla dinamica delle finanze pubbliche", ha assicurato.

Reddito cittadinanza centrale, no all'assistenzialismo - Nella strategia di politica economica del governo "il reddito di cittadinanza, volto a contrastare le sacche di povertà presenti in Italia tramite interventi non assistenziali bensì tramite l'integrazione nel mercato del lavoro, avrà un ruolo centrale", annuncia il ministro Giovanni Tria. "Assicurare un reddito dignitoso - dice infatti Tria - a chi è temporaneamente in stato in disoccupazione o fa fatica a entrare o rientrare in un impiego è condizione essenziale per consentire in un quadro di stabilità sociale i necessari processi di innovazione tecnologia e ristrutturazione produttiva".

Italia promuova in Ue separazione spesa investimenti e corrente - Serve una svolta europea "che permetta di considerare in modo diverso la spesa per investimenti". Per Tria si tratta di "una svolta europea ormai matura, per un piano europeo degli investimenti di cui l'Italia si è fatta sempre promotrice". "Lo scenario tendenziale del rapporto deficit-Pil sarà oggetto di seria riflessione in sede di predisposizione del quadro programmatico" in stretta collaborazione con l'Unione europea. "Nel rispetto degli impegni europei e della normativa italiana si individuerà il percorso più adatto", avendo d'occhio, ha spiegato, l'andamento del debito. "Gli investimenti pubblici materiali e immateriali sono la chiave per ottenere quel di più di crescita con un quadro di finanza pubblica coerente con l'impegno di riduzione del rapporto debito e Pil".

Task force governo per modificare codice appalti - Intenzione del governo è "invertire il calo degli investimenti pubblici in atto dall'inizio della crisi" nella consapevolezza che "i maggiori ostacoli non vengono dalla carenza di risorse", ma dalla perdita di competenze a livello locale e dagli "effetti non voluti" del Codice degli appalti. Tria ha quindi annunciato che proprio a questo scopo "verrà costituita una task force all'interno del governo".

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