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Def, Padoan: "Crisi italiana peggio di quella della Grande depressione"

Lo scrive il ministro dell'Economia nella nota di aggiornamento al Def, spiegando come la prossima legge di Stabilità prevede numerose misure per la crescita

- "In termini cumulati la caduta del Pil in Italia è superiore rispetto a quella verificatasi durante la Grande depressione del '29". Lo scrive Pier Carlo Padoan, aggiungendo che "l'area dell'euro è a un bivio, con i Paesi che in assenza di interventi rischiano di avvitarsi in una spirale di stagnazione e deflazione". Per il ministro dell'Economia l'Eurozona e l'Italia vivono una "ripresa fragile".

Def, Padoan: "Crisi italiana peggio di quella della Grande depressione"

Da flessibilità Ue dote di 11 miliardi, Padoan: "La useremo per crescita" - Per questo, secondo il ministro dell'Economia, ora bisogna muoversi "con decisione" per agganciare la ripresa, attraverso una legge di Stabilità orientata alla crescita che potrà contare su una "dote" di circa 11 miliardi (in deficit) da usare prima di tutto per tagliare le tasse, ottenuti grazie ai margini di flessibilità già contenuti nelle regole Ue e che saranno sfruttati fino in fondo. Ma anche di quasi sei miliardi risparmiati sugli interessi sul debito grazie al calo spread. E' quanto scrive Padoan nella nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza in cui si delineano le linee, ma anche le risorse, su cui si muoverà la legge di Stabilità per il 2015.

La "la recessione profonda e persistente" ha lasciato "danni strutturali" che hanno bisogno di interventi forti per essere recuperati: "Occorre muovere con decisione su più fronti - sottolinea il ministro - nella consapevolezza che in assenza di una ripresa robusta la tenuta del tessuto produttivo e sociale risulterebbe a rischio, la ricchezza delle famiglie minacciata, le prospettive dei giovani compromesse".

Def, pareggio di bilancio slitta a 2017 - Il documento, che termina con dettagliatissime risposte ai rilievi Ue, fa slittare il pareggio di bilancio al 2017 e punta sui tagli di spesa. Ma, per rassicurare i "guardiani" di Bruxelles, anticipa che nella legge di Stabilità sarà messa una clausola di salvaguardia a garanzia degli obiettivi: una stangata che si punta ad evitare ma che vale 12,6 miliardi sul 2016, 17,8 miliardi nel 2017 e 21,4 miliardi nel 2018.

11 miliardi di "dote" per il rilancio di investimenti e occupazione - Il governo punta tutto su un mix di interventi per rilanciare investimenti, occupazione e quindi la crescita. Per questo la manovra per il prossimo anno ha bisogno di essere espansiva e sfrutterà appieno i margini di flessibilità per attuare "un ambizioso pacchetto di interventi strutturali" (le riforme porteranno nel lungo periodo 8,1 punti di Pil) per tornare "su un sentiero sostenuto di crescita".

Per il 2015, invocando le "circostante eccezionali" il governo lascerà quindi salire il deficit dal 2,2 tendenziale al 2,9 programmatico (0,7 punti, circa 11 miliardi appunto) con la "volontà di finanziare impegni di spesa nei settori ritenuti più rilevanti per la crescita e ridurre la pressione fiscale per famiglie e imprese".

Nella prossima legge di Stabilità calo delle tasse, risorse per la scuola e nuovi ammortizzatori sociali - Il calo delle tasse è una delle principali misure della prossima legge di Stabilità, che dovrebbe attestarsi tra i 20 e i 22 miliardi di euro. Per il calo della pressione fiscale servono all'incirca 10 miliardi. Il menù includerà poi, l'allentamento del patto di stabilità interno (per 1 miliardo), risorse per la scuola (1 miliardo) e per i nuovi ammortizzatori sociali (1,5 miliardi).

Ci sono poi da coprire le spese indifferibili (tra i 4 e i 5 miliardi) e 3 miliardi per evitare il taglio lineare degli sconti fiscali, "eredità" del governo Letta. Oltre a un aggiustamento dei conti, ridotto rispetto alle attese in virtù dello slittamento del pareggio di bilancio al 2017 (ci sarà, si legge nel Def, una "variazione positiva saldo strutturale di 0,1 punti percentuali di Pil", circa 1,5 miliardi).

Nel 2014 il debito salirà al 131,6% - Il debito, infine, salirà quest'anno al 131,6%, 3,7 punti in più rispetto al 2013: a pesare saranno meno privatizzazioni (ci si fermerà a 4,8 miliardi contro i 10 stimati) ma anche un aumento del "disavanzo di cassa", cioè del fabbisogno, di 0,7 punti. Questo nonostante nei primi 9 mesi di quest'anno sia migliorato di 7,7 miliardi rispetto al 2013.

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