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Artigianato: scende il numero complessivo ma cresce la componente straniera

Nel 2014 il 12,8% delle imprese artigiane era controllata da uno straniero. L’1,2% in più rispetto al 2011

- Nel giro di tre anni, tra il settembre 2011 e quello del 2014, il tessuto imprenditoriale dell’artigianato italiano non ha fatto che erodersi arrivando a contare, al termine del periodo preso in considerazione, oltre 76 mila attività in meno. Un trend che però non ha interessato la componente straniera che, nonostante la crisi, ha continuato a crescere.

Artigianato: scende il numero complessivo ma cresce la componente straniera

Il quadro è stato disegnato Infocamere e Unioncamere e si nota come la crescita della componente straniera le abbia consentito di aggiungere un +1,2% all’incidenza sul totale delle imprese del settore, arrivando così al 12,8%: sono le 177.126 le imprese artigiane a guida straniera (167.851 quelle individuali), su un totale di 1.388.938.

Dei 167.851 imprenditori individuali stranieri il 20,7% (quasi 35 mila unità) è di nazionalità romena, il 15,2% albanese (25.565 unità), mentre l’8,1% (13.638 unità) è di nazionalità cinese. Sul totale, il 6,4% delle 454 mila imprese artigiane individuali presenti sul territorio nazionale è a guida romena. I cinesi sono invece a capo del 44,1% delle attività manifatturiere individuali a guida straniera (11.831 unità) e del 5,6% delle ditte individuali di questo tipo esistenti in Italia.

Quasi la metà, il 40% per essere precisi, delle imprese artigiane esistenti in Italia che confezionano articoli di abbigliamento è a guida straniera e una su tre è controllata da un imprenditore di nazionalità cinese. I cinesi sono a capo anche del 33,2% delle attività artigianali di fabbricazione di prodotti in pelle. Altro dato interessante è quello che mostra come un imprenditore su dieci nel settore dell’artigianato del metallo sia straniero.

La componente straniera risulta imponente anche nel settore del noleggio, in quello delle agenzie di viaggio e in quello dei servizi alle imprese, con il 20,9%. Nel settore delle costruzioni si rileva un’incidenza del 20% e del 15,4% in quello delle attività di alloggio e di ristorazione.

Importante sottolineare come al termine del terzo trimestre dell’anno appena concluso, l’insieme delle imprese individuali e società artigiane attive nel settore del confezionamento degli articoli d’abbigliamento abbia perso due mila attività nel giro di tre anni. La stesa tipologia di imprese, però a guida stranierà, è invece cresciuta di 865 unità. Stessa cosa è successa nella fabbricazione degli articoli in pelle: al termine del periodo preso in considerazione mancavano all’appello complessivo 269 attività, al contrario quelle straniere hanno registrato un aumento vigoroso: +668.

Analoga dinamica si è registrata nel settore delle costruzioni. Il totale delle imprese artigiane di questo tipo è sceso di circa 30mila unità a fronte di un aumento di 500 di quelle guidate da imprenditori non italiani.

La città con la maggiore incidenza di attività guidate da stranieri sul totale delle imprese artigiane è Prato (con il 38,1%), cui seguono Trieste (25%) e Reggio Emilia (24,2%). La minor quota si registra invece a Napoli (con appena il 2%), seguita da Oristano e Vibo Valentia (entrambe con un’incidenza del 2,4%).

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