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Piccola mobilità, stangata su aziende
Chi ha assunto deve rendere il bonus

Lo sconto, che da gennaio 2013 non esiste più, è stato cancellato anche retroattivamente anche per chi aveva riassunto nel 2012 un lavoratore licenziato

- Che la "piccola mobilità", cioè i 18 mesi di sgravi per chi riassume dipendenti licenziati da piccole imprese, sarebbe "morta" il 31 dicembre 2012 lo si sapeva: il governo Monti non l'aveva più rifinanziata per il 2012. Quel che non si sapeva, e che si è scoperto con una circolare Inps nei giorni scorsi, era che alla fine del 2012 sarebbero stati cancellati tutti gli sconti, anche per i contratti firmati quando il provvedimento non era scaduto.

Piccola mobilità, stangata su aziendeChi ha assunto deve rendere il bonus

Il quotidiano la Repubblica riferisce invece che una lettera dell'Istituto nazionale di previdenza sociale ha chiarito che "in via cautelare deve ritenersi anticipata al 31 dicembre 2012 la scadenza d iogni beneficio connesso a rapporti di lavoro agevolati". La traduzione è complessa ma lampante: secondo l'Inps la cancellazione degli sgravi è retroattiva. In pratica, al 31 dicembre dello scorso anno, secondo l'istituto, non è terminata solo la possibilità di assumere personale in mobilità ottenendo in cambio le agevolazioni, ma si è esaurito anche il "fondo" necessario a pagare questi sgravi.

Chiariamo con un esempio. Chi ha assunto un lavoratore in "piccola mobilità" il primo gennaio 2010, ha ottenuto uno sgravio fino al 30 giugno 2011 (cioè 18 mesi). Allo stesso modo chi ha assunto un licenziato il 30 dicembre 2012 si aspettava di poter godere degli sgravi fino al 30 giugno 2014: che il governo avesse cancellato la "piccola mobilità" dal 2013 si sapeva, ma chi era riuscito ad accedervi prima della scadenza avrebbe dovuto avere diritto ai propri 18 mesi di "bonus".

Invece ora si scopre che non era così, e che alla fine dell'anno scorso è finito tutto. E così le aziende che, fino ad ora, hanno pagato gli stipendi calcolando in busta paga lo sgravio contributivo, ora dovranno restituire i soldi: in totale un milione e mezzo di euro solo nella provincia di Treviso, ha calcolato la Confartigianato veneta, e due milioni e mezzo in quella di Vicenza.

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Mario monti