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"Fin da piccola ho imparato a ragionare con la mia testa e a non omologarmi"

Impegno, preparazione e una totale dedizione al lavoro: Valentina Montanari, Direttore Finanziario di FNM, si racconta a Tgcom24

Volitiva e decisa a difendere fino in fondo la sua libertà per essere l'artefice della sua vita: ecco la storia di Valentina Montanari, Direttore Finanziario di FNM.

Valentina Montanari - Chief Financial Officer di FNM

Ciao Valentina, come va in questo periodo così particolare?
Bisogna muoversi con grande attenzione: non si tratta di situazioni banali, né semplici, anche per chi si occupa di mobilità.
 
Immagino. Ma parliamo di te: una donna importante in un’azienda importante.
Sono una umanista prestata ai numeri, come amo definirmi. Da ragazza ho frequentato il liceo classico perché immaginavo che avrei fatto l’insegnante di latino e greco. Crescendo però ho cambiato idea senza tuttavia avere ben chiaro cosa volessi fare davvero. Amavo i numeri, ma non me la sentivo di affrontare una facoltà scientifica perché non rispondeva del tutto ai miei interessi, quindi mi presi un piccolo periodo di riflessione. Maturai nel frattempo un interesse per l’economia, che mi sembrava potesse rispondere al mio interesse scientifico da un lato, e anche un po’ filosofico dall’altro, ma quando finalmente mi decisi i test di ammissione alla Bocconi e in Cattolica erano già stati fatti. Accadde però che una mia amica mi chiedesse di accompagnarla all’università di Pavia; l’ateneo mi piacque molto e decisi di capire meglio in cosa consistesse il piano di studi di Economia e Commercio.
 
Da lì è partito tutto, mi pare.
E’ così. Nonostante qualche riserva iniziale, ho realizzato di aver fatto una buona scelta che mi ha entusiasmato. Pur non avendo una preparazione specifica, avendo fatto il liceo classico, mi sono impegnata moltissimo, tanto che al primo esame, l’esame di matematica ho preso 30/lode. Quanto alla tesi, ho svolto un lavoro molto interessante in ambito statistico, che mi è valso la sua pubblicazione da parte della Duke University di Durham (NC) una delle più prestigiose università degli Stati Uniti. L’interesse in quello che ho studiato era tale che mi sarebbe piaciuto continuare a lavorare in università seguendo un percorso accademico, ma invece decisi, anche su suggerimento dei miei genitori, di abbandonare l’ateneo per intraprendere un percorso di tipo aziendale.
 
La tua è stata una carriera velocissima.
Tanto impegno, una solida preparazione e una totale dedizione mi hanno premiato. Ho iniziato seguendo la quotazione in borsa di una importante municipalizzata milanese, che mi ha dato tanto in termini di conoscenza della materia e in ambito finanziario. Nonostante le dimensioni “locali” si è trattato di una palestra assai più formativa di altre, per esempio di grandi aziende multinazionali dove i miei compagni di corso stavano lavorando e che, a un primo sguardo, potevano apparire più interessanti professionalmente. Io però a 30 anni io diventai dirigente.
 
Stiamo parlando degli anni ’90: essere donna in ruoli apicali è stato difficile?
Più che altro, direi impegnativo. In quel periodo, per poter emergere e farti riconoscere, era fondamentale esserci ed essere messa alla prova costantemente. Spesso non  esistevano sabati o domeniche, e tante volte non esistevano le uscite serali con gli amici: in una parola direi che si è trattato di una esperienza totalizzante, ma nello stesso tempo anche molto divertente. Negli anni ho cambiato aziende e team, avendo a che fare complessivamente, se faccio i conti, con quasi un migliaio di collaboratori, con molti dei quali a tutt’oggi ho uno splendido rapporto. Pensa che molti di loro ancora si rivolgono a me per consigli su eventuali decisioni di tipo professionale su cui vengono chiamati a decidere. In generale, comunque, la diffidenza rispetto al fatto di essere donna è sempre stata a priori, quando per esempio mi si inseriva in una short list di candidati a cui “bisognava” aggiungere una figura femminile per rispettare una quota rosa; poi però, una volta all’interno delle aziende, hanno sempre prevalso la professionalità e la competenza.
 
Professionalità e competenza che ti sono state pubblicamente riconosciute.
L’anno scorso mi è stato assegnato il premio come “CFO dell’anno” dalla comunità finanziaria. Un riconoscimento importante che, oltre a me, rende visibili le donne che ricoprono ruoli importanti nelle aziende e a maggior ragione se questi riconoscimenti vengono amplificati dai social. Anche la notizia del mio cambio di lavoro, per esempio, è stata accolta con 26mila “like”, a dimostrazione dell’interesse e della stima che mi sono state tributate, frutto di un lavoro sodo svolto negli anni, delle relazioni, dei contatti, delle attività in azienda e della partecipazione alla comunità finanziaria e anche delle attività di impegno e di restituzione verso i giovani e le giovani. 
 
Carriera e vita privata: parliamone…
Non è stato facile e credo non lo sia tutt’ora. Stare accanto a una persona come me vuol dire accettare il mio lavoro, i miei impegni e soprattutto una persona che ama la sua totale autonomia. Non solo: per me è essenziale stare con qualcuno che non ami la competizione professionale e che non voglia mettersi in gara con me. Quanto ai figli, ammetto di non aver mai avuto molto il desiderio di maternità, ma ho comunque tre splendide nipoti, le figlie di mio fratello, su cui riverso tutte le mie attenzioni ed il mio affetto.
 
Qualcosa su di te?
Sono molto femminile, adoro le scarpe col tacco 12, credo di averne centinaia. Mi piace essere sempre curata: non mi faccio mancare il parrucchiere, ma nemmeno una consulenza qualificata sul make-up e i cosmetici. Mi piacciono tutte le cose femminili, i gli abiti colorati, le scarpe particolari, ma anche i gioielli o le pellicce e perfino a volte mi concedo delle scollature. Ho vestito per tanti anni il tailleur, grigio, nero e blu, direi che oggi vestirmi come mi pare è una conquista (comunque sempre con una giacca!) , così come essere quello che voglio e che mi piace essere, nella massima libertà. Essere il “driver” di me stessa è ciò che mi ha sempre caratterizzato ed è quello che peraltro mi hanno insegnato i miei fin da piccola: ragionare con la mia testa, non omologarmi, nemmeno nelle scelte professionali pur con le difficoltà del caso.
 
La tua opinione sugli effetti del coronavirus per l’economia italiana.
Nel giro di pochi giorni siamo entrati prima in una emergenza sanitaria e poi in una crisi economica importante e globale. Ne uscirà penso un mondo molto diverso, perché il virus e la pandemia hanno cambiato molto le persone e le abitudini. L’Italia è entrata per prima tra le nazioni occidentali nel blocco e questo sarebbe importante che potesse concretizzarsi nel primato dell’uscita dalla crisi e della ripresa economica. Spero che la disciplina, il rigore e la tenacia dimostrate dall’Italia nella lotta contro il virus possano essere mantenute anche nella fase della ripresa. Così con la nostra forza di aziende, imprenditori e sistema finanziario potremo tornare a crescere. Ricordo che il rallentamento implica poi anche la ripartenza, che potrà avvenire con sempre maggiore attenzione all’ambiente e alla sostenibilità. La globalizzazione così come la abbiamo conosciuta fino a prima del virus non sarà più il paradigma, ma andremo verso nuovi modelli di crescita più sostenibili, con particolare attenzione verso l’ambiente e verso le persone, investendo sia nella ricerca scientifica, sia in innovazione tecnologica e intelligenza artificiale.
 

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