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"Chi ti sta accanto fa la differenza se ti permette di esprimerti al meglio"

Appassionata di scrittura, ma curiosa del mondo e innamorata della sua bambina: Maura Nespoli, Senior Executive di Prysmian Group, si racconta a Tgcom24

Da Bergamo a Milano, passando per Inghilterra, Stati Uniti, Svezia e non solo: è la storia di Maura NespoliVP Global Talent acquisition, Talent management & People development di Prysmian Group.
 

Maura Nespoli, VP Global Talent Acquisition, Talent Management & People Development di Prysmian Group

Ciao Maura, in questo momento la domanda principale è: come stai?
Tutti bene e tutti in Italia! Lo dico perché non è così scontato nella mia famiglia: io ho sempre viaggiato e viaggio molto così come mio padre, la passione per l’estero l’ho presa da lui. Ma per fortuna in questo momento siamo tutti qui e anche la mia piccolina, che ha solo diciotto mesi, sta benissimo.
 
 

Non sei però originaria di Milano, giusto?
E’ così. Sono nata a cresciuta a Bergamo, una città messa a durissima prova in questo momento. E’ una realtà che però mi è sempre andata un po’ stretta dal momento che mi sono sempre sentita cittadina del mondo e la curiosità di confrontarmi con realtà diverse e con culture differenti ha sempre fatto parte di me. 
 

Da Bergamo a Milano passando per Londra e gli USA. Mi racconti come è andata?
Tanto per cominciare, ammetto che ero partita con un’idea professionale molto particolare. Ho fatto il liceo scientifico, ma sono sempre stata attratta dalla filosofia; così, dopo il diploma, mi sono iscritta all’università a Milano, terminando gli studi in filosofia con un anno di anticipo: la grande passione per l’argomento mi ha fatto letteralmente divorare i libri e arrivare al traguardo prima del tempo con l’obiettivo di diventare scrittrice. Mi fu offerto di proseguire nel percorso accademico, ma rifiutai perché era un ambiente per me troppo politico e inoltre avevo una gran fretta di iniziare a fare la mia vita e diventare indipendente. Per questo motivo accettai di fare uno stage in una media agency e con il primo, piccolissimo stipendio, mi affittai una camera a Milano… e qui rimasi!
 

Un percorso di carriera in cui hai affrontato realtà diverse e responsabilità crescenti.
Subito dopo l’agenzia, entrai nel mondo della consulenza. Fu estremamente formativo e incredibilmente faticoso. Facevo orari pazzeschi, spesso finendo di lavorare davvero tardissimo. Si trattò tuttavia di un periodo in cui appresi molte cose, per esempio a lavorare con i numeri, cosa niente affatto scontata per chi, come me, ha una preparazione di stampo umanistico, il che aumentò la mia consapevolezza e la fiducia in me stessa. 
 

Non ti sei fermata lì, però.
L’attività di consulenza per una delle società più prestigiose del mondo è stata un’ottima palestra, ma per il mio temperamento era difficile alla lunga adeguarsi ad un contesto tanto rigido e controllante. Decisi quindi di accettare la proposta di una compagnia telefonica internazionale occupandomi di Risorse Umane: avevo fame di esperienza e anche di tuffarmi nel business. Da lì a una multinazionale della ristorazione, che mi consentì anche di trascorrere un periodo a Chicago, per poi tornare brevemente alla consulenza con un bel progetto dal respiro internazionale e poi ancora una azienda farmaceutica tra le più importanti.  Mi sono trasferita all’estero con una responsabilità in UK e USA, ricoprendo ruoli non solo in ambito HR, ma anche di Business, dopo aver conseguito un Global Executive MBA presso l’IE Business School di Madrid, che mi ha permesso di acquisire competenze di general management. Per riassumere, in venti anni di lavoro ho approcciato otto realtà aziendali differenti: sono professionalmente infedele, come dice il mio capo attuale!
 

Una vita molto movimentata: ma in tutto questo la famiglia come si colloca?
Sono sposata con uomo fantastico che mi ha sempre incoraggiato e supportato, lasciando che io avessi il mio spazio di realizzazione. Mio marito per me è stato ed è fondamentale: sono convinta che chi ti sta accanto fa la differenza, perché se ti fa da sponsor puoi permetterti di esprimerti al 100%. E’ stato anche grazie a lui che ho potuto pensare di allargare la famiglia e permettermi, diciamo così, una gravidanza anche in età più adulta: la mia piccola Nimoe, un nome inusuale di matrice greca che significa ”Dama del lago”, è arrivata proprio quando ormai non me l’aspettavo più e soprattutto in un periodo di cambiamento importante anche della mia vita professionale: ho iniziato a lavorare in Prysmian quando ero incinta di cinque mesi. 
 

E’ stato difficile conciliare maternità e lavoro?
Più che altro è stato faticoso: al cambiamento del mio fisico si è sommato il cambiamento di lavoro, se da un lato accogliere questa sfida mi ha regalato grande entusiasmo e grande energia, dall’altro mi ha effettivamente affaticato moltissimo perché giustamente l’azienda non fa sconti. MI ero presa un impegno con un’azienda che mi ha dato fiducia e ci tenevo a garantire continuità. Sono rimasta sempre “connessa” e quando mia figlia aveva quasi quattro mesi sono tornata pienamente operativa, ricominciando a viaggiare: anche Nimoe ha avuto il suo passaporto, perché l’ho subito portata con me. Ritengo che lei sia parte della mia vita, quindi non ho mai pensato di lasciarla a casa: quando viaggio, mi faccio accompagnare da mio marito o dalla tata, affinché io non debba rinunciare a mia figlia per il lavoro.
 
Essere donna ha in qualche modo inciso sulla tua carriera?
No, nel mio caso ammetto di non aver mai subito particolari discriminazioni, anzi: per esempio in Prysmian sono stata assunta nonostante avessi comunicato il mio stato interessante. Purtroppo, devo dire che gli sguardi più critici sono arrivati proprio dalle donne, a maggior ragione dopo la maternità, ma non mi hanno toccato più del dovuto: do importanza alle persone che contano e stimo, delle altre tutto sommato “mi interessa il giusto”.
 
 

Progetti per il futuro: dammi un’anticipazione.
Nel cassetto ho riposto il desiderio di diventare imprenditrice e di avere una realtà tutta mia dove sono io a dettare le regole del gioco. Non so quando questo accadrà, ma è un progetto che accarezzo da molto tempo e che so mi divertirà moltissimo. Inoltre, non ho mai smesso di aver voglia di scrivere: ho in mente un libro, bisognerà che prima o poi mi ci metta d’impegno, ma ammetto che conciliare tutto non è facile.
 

Vorrei chiudere con una tua visione su quanto sta accadendo a causa del coronavirus.
La mia opinione è che si tratta di un periodo di grande cambiamento a livello personale, sociale, familiare come anche a livello economico; ritengo però che possa essere positivo da un certo punto di vista. Mi spiego.: credo che potrà costituire un’opportunità per le aziende in termini di modalità di lavoro, responsabilità e fiducia. D’altra parte, vedere il lato migliore delle cose, anche nelle situazioni più complicate come questa, fa parte del mio carattere e adesso è più importante che mai.
 

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