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Out of the Blue: la Collezione Cortesi si rivela a Lugano

Nella cittadina ticinese esposizione fino agli inizi di dicembre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    - "Out of the Blue" è il grido iconico e prorompente che, sotto la bandiera del quadro simbolo della mostra  "Untitled" 2010 del celebre Roberto Cuoghi, segna il passo certum o incertum che dir si voglia della nuova contemporaneità, sapientemente issato a titolazione dell'esposizione alla Cortesi Contemporary di Lugano dal curatore Alberto Salvadori portando la visione degli anni 2000 come completamento di un percorso iniziato con la mostra Arte Italiana '60-'90  per portare poi, in un futuro prossimo, ad un evento di confronto tra queste generazioni temporalmente staccate di artisti e il loro modo di relazionarsi alla realtà.

    L'intento della mostra è infatti quello di sorprendere per i diversi connotati in un entusiasmante rapporto dialogico dove il deus ex machina, il curatore, è in realtà il compositore di un calibrato e gioioso rondò, di una vera forma strumentale come quella appunto derivata dal "rondeau" francese, composta da una frase principale (ritornello) e da altre frasi che possono essere uguali, similari (modulate) o diverse tra loro e che si alternano alla principale.
    Se fosse una composizione musicale potrebbe essere il "Rondò arlecchinesco" di Busoni, cioè il portatore della nuova contemporaneità attraverso linguaggi non  scontati.

    Nelle parole di Salvadori "l'interesse primario per noi di Out of the Blue non è costituito dalle peculiarità tutte televisive della celebre serie statunitense del 1979, ma proprio nel suo simbolo di passaggio rappresentante l'indotto, la costruzione di una mitografia pop attraverso l'unione di ambientazioni diverse in un'unica narrazione, modellando una nuova modalità di visione e di racconto sul precostituito".
    In questo rondò delle arti figurative trasfigurate il tema principale si snocciola in tutti gli elementi nella prima parte della mostra con Ned Vena, Haris Epaminonda, Wade Guyton, Matthew Brannon, Markus Schinwald, Jacob Kassay ed Anselm Reyle.

    Di Vena "Untitled" 2011 un'opera che si può dire figlia del modus operandi minimalista di Frank Stella, con la rivisitazione personale del genere attraverso tele accoppiate e impresse con vinile ed inchiostro a formare i tipici grafismi, mentre Brannon con "Nothing Like It" 2009 aggiunge al segno geometrico un elemento figurativo chiaramente appeso e collocato nella spazialità, una sorta di tassello evocativo dal sapore pop.
    In questo contesto viene collocato a sorpresa "Untitled"2012 di Epaminonda , giovane artista greca che ha già conquistato la Svizzera con la personale alla Kunsthaus di Zurigo, dove la semplicità della scultura giocata tutta su pesi e contrappesi, su un rapporto di equilibrio precario viene relazionato con l'artista molto più conosciuto Guyton con "Untitled"2009 dove il nuovo approccio non riguarda una forma classica come la scultura, ma la tecnologia con i comunissimi scanner e stampanti dove "spinge le macchine ad uscire dall'ordinario uso per le quali sono pensate".
    E' poi la volta di Schinwald con un'opera di  "Legs #33" del 2012 che sprigiona tutta la sensualità della torsione di queste gambe nello spazio, in questo caso con una grande coreografia che la abbraccia: quella  delle stripes dell'opera "Untitled" 2007 di Reyle dove elementi banali o effimeri diventano i provocatori protaganisti  o i più sobri lavori di Kassay "Silver Diptych" 2010, monocromi dove la superficie impressionata riflette la luce e cattura lo spazio che gli ruota attorno. Questi sono tutti elementi che modulati o trafigurati ritroviamo nelle altre sale con una sardonica visione d'insieme che ci fa riflettere tra grandi nomi che non hanno certo bisgno di presentazione:  Maurizio Cattelan, Jason Martin, Francesco Vezzoli accostato ad Elad Lassry, Dan Colen, Paola Pivi, Kerstin Braetsch, Will Benedict ed Elmgrenn & Dragset.
    La chiosa è Rosa Barba- artista destinata ad una sicura escalation da quì a breve- in una sala a sé stante con "Recorded Expansion of Infinite Thonghs"2012 e "Cupez Ici"2012.  Barba nasce come filmmaker e rimette nelle mani del fruitore della sua arte frammenti linguistici del cinema, attraverso lettere dell'alfabeto ossessivamente ripetute o avvolte e riavvolte in un grande flusso cinetico che è stata la grande utopia visiva novecentesca.

    Viene spontaneo a questo punto  chiedere ad Alberto Salvadori in una mostra così riuscita se ha incontrato delle difficoltà, ma ci segnala "che le difficoltà sono stimoli, quì la limitazione sono state proprio le opere, ma solo nel senso che erano la collezione scelta da Cortesi, per cui dovevo lavorare su un nucleo precostituito. Una difficoltà che invece si è rivelata una grande opportunità, visto l'alto livello e la grande curiosità artistica del collezionista. Del resto è la passione di queste persone a rendere possibile una serie di passaggi importanti per il lavoro degli artisti, partecipando a pieno titolo a quel processo di formazione e fruizione dell'arte contemporanea necessario e fondante per la collettività".

     OUT OF THE BLUE

    ORARI: martedì, mercoledì e venerdì 10-18; giovedì 10-19, sabato 10-17

    ENTRATA LIBERA

    CORTESI CONTEMPORARY
    VIA FRASCA 5
    6900 LUGANO
    SVIZZERA

    tel. 0041 919 21 4000 - 
    www.cortesicontemporary.ch - info@cortesicontemporary.ch

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