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Sciopero scuola, a Torino gli studenti bruciano i manichini di Salvini e Di Maio

Identificati dalla polizia i giovani autori del rogo. Salvini: "Hanno fatto una cosa schifosa". Di Maio: "Aperto al confronto, vediamoci"

Studenti in piazza in oltre 30 città italiane per protestare contro le politiche legate alla scuola messe in atto dal "governo del cambiamento", accusato di "propaganda" e "strumentalità". Tra slogan, fumogeni e flash-mob, a Torino gli studenti hanno dato alle fiamme due manichini che rappresentavano Salvini e Di Maio. Gli autori del gesto sono stati individuati dalla polizia e saranno denunciati.

Torino, gli studenti bruciano i manichini di Salvini e Di Maio

Due manichini, raffiguranti i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, sono stati bruciati dagli studenti a Torino. La protesta contro il governo per i "tagli per oltre otto miliardi in dieci anni".

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Alle iniziative aderiscono gli studenti delle scuole medie e superiori e gli universitari, che rivendicando l'urgenza di messa in sicurezza degli edifici scolastici, di un ripensamento dell'alternanza scuola-lavoro e investimenti per il diritto allo studio.

Torino, bruciati i manichini di Salvini e Di Maio - Gli studenti di Torino hanno bruciato due manichini raffiguranti i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, scandendo slogan contro il governo. Sui lampioni di piazza Castello sono state attaccate alcune foto dei leader di Lega e Movimento 5 Stelle con il volto imbrattato di vernice rossa. L'area della protesta, di fronte agli uffici della prefettura, viene presidiata da polizia e carabinieri.

Salvini: "Una cosa schifosa" - Non si è fatta attendere la reazione del ministro dell'Interno, che ha commentato su Twitter, allegando foto dei cortei degli studenti: "Questi 'democratici' studenti, coccolati dai centri sociali e da qualche professore, avrebbero bisogno di molte ore di educazione civica. Forse capirebbero che BRUCIARE in piazza il manichino di Salvini, e di chiunque altro, o appenderne ai lampioni le immagini è una cosa schifosa".

Di Maio: "Aperto a un confronto per una scuola nuova" - Più conciliante la risposta del ministro dello Sviuppo economico Luigi Di Maio, che ha detto: "Ci sono ragazzi che stanno manifestando, per prima cosa vediamoci, le porte del ministero sono aperte, parliamo. Costruiamo insieme una nuova scuola. Le manifestazioni si devono fare. Andate avanti, ho fatto il rappresentante degli studenti per cinque anni, so bene quale è il valore di una pressione sociale pacifica. Ma non è vero che tagliamo a scuole e università. Vediamoci per un confronto". Ha poi aggiunto: "C'erano soldi che non si spendevano per l'alternanza scuola-lavoro, perché molti dirigenti e docenti si rifiutavano di mandare gli studenti a friggere le patatine da McDonalds e far finta di fare alternanza scuola-lavoro. Così, abbiamo preso una parte di quei soldi e abbiamo scongiurato l'abbassamento degli stipendi agli insegnanti, una cosa che voleva fare il precedente governo".

Napoli, anche migranti nel corteo - Alla manifestazione di Napoli hanno partecipato anche alcuni migranti e uno di loro, in piazza Plebiscito, ha detto: "Salvini, stai scherzando con la nostra vita. Vai via. Noi siamo solo immigrati, non siamo bestie, siamo umani. Da quando c'è Salvini, la politica italiana è diventata razzista e fascista".

Corteo a Roma, traffico in tilt - Al grido "Chi ha paura di cambiare? Noi no!", gli studenti di Roma hanno acceso fumogeni e, in un flash-mob alla Piramide Cestia, hanno coperto i volti con le maschere di Dalì come i protagonisti del telefilm "Le case di carta". Forti i disagi al traffico, penalizzato anche dallo sciopero dei trasporti pubblici oggi nella Capitale.

"Tagliati otto miliardi in dieci anni" - Gli studenti denunciano tagli per oltre otto miliardi in dieci anni, precisando che "telecamere nelle scuole e leva militare sono provvedimenti dannosi e inutili, soprattutto se non ci si interroga su come risollevare un sistema scolastico che non riesce più ad essere strumento di formazione e crescita delle nuove generazioni: lo provano i 150mila studenti che ogni anno abbandonano gli studi".

I motivi della protesta - "Edilizia scolastica, diritto allo studio, codice etico" sono le rivendicazioni principali degli studenti, che accusano: "Ancora troppi silenzi e nessuna risposta sui disastri della legge 107, dalla riforma dell'Esame di Stato all'alternanza scuola-lavoro; non esiste un piano reale di finanziamento sull'edilizia scolastica: ancora nel 2018 ci crollano i soffitti in testa, pretendiamo la messa in sicurezza degli edifici, spazi aperti e di qualità; non esiste la garanzia del diritto allo studio: la dispersione scolastica è un cancro del nostro Paese e troppi studenti e studentesse sono costretti ad abbandonare il loro percorso: pretendiamo un reddito di formazione per tutti che abbatta le diuguaglianze e che ci garantisca di vivere le nostre scuole e la nostra città senza che siano le barriere economiche e sociali a decidere sul nostro futuro e sulle nostre aspettative; non esiste alcun tipo di tutela nei percorsi di alternanza scuola-lavoro che troppo spesso si sono rivelati dannosi, costosi, non formativi e utili solo a farci lavorare gratuitamente magari da enti privati che distruggono le nostre città: pretendiamo un Codice Etico che ci tuteli e che garantisca i nostri diritti e che proibisca alle aziende e agli Enti Privati collusi con la mafia o colpevoli di disastri ambientali di lucrare sulla nostra formazione".

La scuola scende in piazza: "No al governo del cambiamento"

"Serve una scossa" - L'hashtag .agitiamoci e lo slogan "Serve una scossa" fanno da filo conduttore a tutte le manifestazioni. "Scendiamo in piazza in tutta Italia - dicono i rappresentanti degli studenti - perché vogliamo smascherare i bluff dei ministri che parlano di sicurezza e innovazione per le nostre scuole ignorando le vere condizioni delle studentesse e degli studenti. La scuola pubblica fa acqua da tutte le parti. Bloccheremo le città e agiteremo il paese: Salvini e Di Maio state attenti, ribalteremo il vostro governo del cambiamento".

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