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Morti per roghi in ex discarica, la Procura: "Bari come la Terra dei fuochi"

I tumori letali a 21 inquilini di una palazzina del quartiere Japigia sarebbero collegate alle sostanze tossiche sprigionatesi dal sito comunale di via Caldarola, dismesso e bonificato ormai da 30 anni

Ventuno inquilini di una stessa palazzina nel quartiere Japigia di Bari sarebbero morti per tumori causati dalle sostanze tossiche provocate dai continui roghi della ex discarica comunale di via Caldarola, dismessa e bonificata ormai da 30 anni. Lo hanno stabilito le indagini avviate circa un anno fa dalla Procura di Bari, da cui emerge un quadro epidemiologico che "richiama fortemente quello riscontrato nelle aree della cosiddetta Terra dei fuochi".

Gli accertamenti degli inquirenti si erano conclusi con una richiesta di archiviazione. Per il pm Baldo Pisani, infatti, è trascorso troppo tempo per perseguire penalmente il reato di morte come conseguenza di altro reato, ipotizzato a carico di ignoti. I familiari di alcune delle vittime hanno però fatto opposizione.

Famiglie delle vittime: "I reati sono attuali" - L'insorgenza di nuove diagnosi di neoplasia della popolazione residente nell'immobile di via Archimede 16 è "attuale e continua". "Se si può ritenere che il reato di disastro ambientale sia ormai estinto per prescrizione, è invece pacifico che la consumazione dei reati di morte come conseguenza di altro reato, lesioni e omicidio colposo, si realizza al momento dell'insorgenza della malattia, in caso di lesioni, o alla data della morte, per l'omicidio colposo". Ne consegue che, anche se sono trascorsi ormai trent'anni da quel disastro ambientale, i reati sono ancora perseguibili. Con queste motivazioni alcune delle famiglie delle vittime si sono opposte alla richiesta di archiviazione.

Secondo i carabinieri, 21 dei 27 decessi per neoplasie rare avvenuti a partire dalla metà degli Anni Novanta sarebbero attribuibili all'esposizione dei condomini "a una sicura fonte di inquinamento ambientale rappresentata da prodotti di combustione provenienti dall'area oggi occupata dalla collinetta ecologica". "La vicinanza del condominio con l'area della ex discarica, - si legge negli atti - non più di 300 metri, l'assenza di altre costruzioni interposte e l'azione dei venti, hanno favorito il convogliamento delle sostanze inquinanti e la loro aero-dispersione verso gli alloggi", i primi costruiti in quell'area e quindi più a lungo esposti.

La discarica, su suolo di proprietà del Comune di Bari, era gestita dall'Amiu ed è stata dismessa nel 1971. A seguito di "continui incendi per autocombustione", è stata poi bonificata tra il 1989 e il 1997. La Procura ritiene che "la responsabilità sulla vigilanza del sito sia attribuibile in solido all'Amiu e al Comune, in persona dei loro rappresentanti pro tempore dal 1962 al 1988", i sindaci e i direttori Amiu dell'epoca.

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