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16.10.2011

Indignati, guerriglia e tafferugli a Roma

Capitale messe a ferro e fuoco. Un blindato dei carabinieri dato alle fiamme. Il bilancio degli scontri: 70 feriti e 12 arresti

09:19 - Settanta feriti e 12 arrestati. E' il bilancio della guerriglia urbana andata in scena a Roma durante il corteo degli indignati. La città è stata messa a ferro e fuoco da 500 black bloc infiltratisi nella manifestazione: sampietrini contro le forze dell'ordine, un blindato dato alle fiamme e devastazione nel centro della Capitale, ostaggio dei teppisti.
Sei ore di ordinaria follia, guerra e inferno. La violenza scuote il corteo degli indignati a Roma e la città diventa un vero e proprio campo di battaglia. Un migliaio di manifestanti si sono infiltrati nel corteo degli indignati, arrivati da tutta Italia per manifestare contro gli effetti della crisi economica. Da via Cavour a piazza San Giovanni, in poche ore, la città è diventata un campo di battaglia con devastazione e feriti tra i manifestanti e gli uomini delle forze dell'ordine che hanno faticato molto per contenere l'onda d'urto dei violenti. Piazza San Giovanni, dove doveva finire il corteo, è diventata per tre ore teatro di guerra. La situazione sembrava sfuggire di mano quando gli idranti, usati per la prima volta in una manifestazione, sono stati puntati su giovani inermi. Camionette, come impazzite e braccate da una folla quasi inferocita, giravano a vuoto nella piazza creando panico tra la gente che si è asserragliata nel sagrato della Basilica.

La prima carica delle forze dell'ordine è stata respinta da circa 2mila, i più bellicosi: armati di sampietrini, bombe carta, bastoni, bulloni lanciati contro i poliziotti. La tensione ha raggiunto il punto più alto quando un gruppo armato di bastoni ha assaltato un cellulare dei carabinieri dandolo poi alle fiamme. Le forze dell'ordine sono state costrette a ripiegare verso via Emanuele Filiberto. Si sono contati numerosi contusi tra gli agenti e altrettanti mezzi semidistrutti dalle sassaiole.

E' stato un giorno di guerriglia annunciato. Sin dalle prime ore del pomeriggio si è capito che la protesta sarebbe degenerata.

Soprattutto quando sono apparsi i primi gruppi di giovani con caschi, il volto coperto da passamontagna e vestiti di nero, che hanno cominciato a guadagnare posizioni nel lungo serpentone umano partito da piazza Esedra poco prima delle 14. Probabilmente, l'obiettivo premeditato dei gruppi più violenti, difficilmente identificabili per provenienza, ma probabilmente tutti italiani, era quello di guadagnare la testa del corteo, scavalcarlo, e puntare dritto a San Giovanni. Così è stato.

A metà della manifestazione, infatti, con i primi scontri avvenuti in via Labicana con auto e cassonetti incendiati lungo il percorso, il corteo si è praticamente 'spento'. I manifestanti pacifici, che erano la stragrande maggioranza, hanno abbassato le bandiere e hanno deviato per raggiungere il Circo Massimo. In piazza San Giovanni, invece, è iniziato il caos, con i più violenti che creavano barricate e appiccavano roghi in tutte le strade laterali, in via Labicana e in via Merulana, fino alla piazza.

Mentre i manifestanti pacifici giunti in piazza San Giovanni e là rimasti intrappolati non hanno potuto fare altro che addossarsi sulla scalinata della basilica e tenere le mani alzate per distinguersi dai violenti. d
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