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Sessismo e violenze nell'accademia militare di Modena, la testimonianza: "Colonnello fissato con il mio lato b"

"Le Iene" raccolgono le testimonianze chiave dell’indagine partita dalla linea di comando dell’Accademia Militare

Avrebbe generato un clima di terrore all'interno dell'accademia militare di Modena e c'è chi lo accusa di sessismo, body shaming, avance sessuali e stalking. Giampaolo Cati, 45 anni, ex capo del centro ippico militare dell'accademia rischia il processo per stalking e violenza privata. A raccontare le vessazioni subite alcuni militari che a "Le Iene" riportano le testimonianze chiave dell'indagine. 

Il Comandante dell’Istituto, a seguito di segnalazioni interne, ha provveduto immediatamente a comunicare il presunto reato alla Procura Militare e come provvedimento immediato l’Ufficiale è stato avvicendato in qualità di Capo Centro Ippico e destinato ad incarichi non di comando.

Le testimonianze - "Una volta mentre spazzavo, lui arriva e davanti a tutti dice 'Guarda come scopa bene è una brava scopatrice. Sono abbastanza grande per capirne il doppio senso'", racconta una militare. "Alle ragazze diceva vai a pulire il c***o al cavallo, e se loro dicevano di averlo già fatto lui rispondeva: 'Vai a pulire il c***o, è un ordine'", racconta un testimone sempre su Italia 1. La super testimone dell'indagine racconta poi l'atteggiamento tipico del colonnello che spesso le chiedeva di piantonare il maneggio. "Diceva se metto lei che è carina le persone vengono qui a montare a cavallo", oppure, "Mentre ero chinata a pulire gli zoccoli del cavallo, diceva: 'Lei ce l'abbiamo solo noi, guarda lì', riferendosi chiaramente al mio sedere". La super testimone che rimane anonima spiega che spesso avrebbe subito questi atteggiamenti senza poter mai replicare perché nell'esercito non è permesso rispondere a un superiore di grado. Chi lo fa viene punito ed espulso, spiega un ufficiale dell'accademia. 

"Fissato con il lato b" - Il tenente colonnello non si sarebbe limitato a frasi sessiste, ma avrebbe anche fotografato il lato b di una soldatessa e lo avrebbe inviato ad altri. "Mi faceva vedere le foto in intimo di donne con il seno di fuori e mi diceva: 'Questa non vede l'ora di tr******i". Ma la donna non è l'unica a denunciare, a "Le Iene" parlano anche colleghi di pari grado del colonnello indagato. "A un collega aveva detto: 'Ti sto mandando la più bella dell'accademia così le guardi un po' le tette e il c***o", racconta un militare di pari grado. Ma le testimonianze non sono finite qui, i militari intervistati spiegano che spesso il colonnello chiedeva alle ragazze di andare a pulire i genitali dei cavalli. Una pratica che, come spiega un ufficiale, va fatta ma non "dieci volte al giorno". 

Le denunce ai vertici - Pare che questa situazione fosse, da tempo, nota ai vertici. "Quando abbiamo cominciato a denunciare al cappellano, allo psicologo, ricevevamo sempre la stessa risposta: 'Si sa, lo sanno anche i vertici", racconta una di loro che spiega anche il perché nei confronti del colonnello non venivano mai presi provvedimenti: "Chiudevano un occhio perché lui era responsabile di attività che davano lustro all'accademia". "Io sono stata quattro volte in Afghanistan, una in Iraq, in Bosnia. Non è che non reggo la pressione, ma un conto è la disciplina anche dura dell'ambiente militare, un conto è andare oltre: a quel punto è mobbing", spiega una delle testimoni.  

La chiusura delle indagini - A denunciare il colonnello sono stati in 11: quattro soldatesse e sette soldati. Il programma di Italia 1 prova a raggiungere più volte al telefono il militare accusato per conoscere la sua versione, ma l'uomo non ha mai risposto. La procura ha notificato all’ufficiale e alle presunti parti offese nel procedimento la chiusura delle indagini. Si attende ora la richiesta di rinvio a giudizio, con la fissazione dell’udienza. Nel confermare totale condanna e pieno rigore nel perseguire i comportamenti che violano i principi e i valori su cui si fonda l’Istituzione, l’Esercito sta assicurando la massima collaborazione e trasparenza agli organi inquirenti, fiduciosi che l’operato della Magistratura farà il suo corso.

 

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