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13.5.2010

Gugliotta,camere penali contro gip

"Perché custodia in carcere?"

L'Unione delle Camere Penali lancia un duro attacco al gip Aldo Morgigni, reo di aver ordinato la custodia cautelare in carcere per Gugliotta, picchiato dagli agenti perché scambiato per un tifoso facinoroso e accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Ecco il testo che punta il dito contro le carcerazioni facili.

Proprio nel giorno della scarcerazione del giovane Stefano Gugliotta, occorre prendere atto – nel profluvio di commenti tutti ormai scontati ed un po’ ipocriti- che fra i tanti interrogativi posti dalla stampa e dal mondo politico sulla vicenda, manca come al solito la domanda pi importante.

Perché il cittadino Gugliotta, tratto in arresto per resistenza e violenza a pubblico ufficiale (ora vediamo di che pasta era fatta l’incolpazione: ma non è questo il punto), è stata applicata la custodia cautelare, e perché in carcere? Il nostro codice prevede che, ove si ritenga sussistente un pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato, “ogni misura deve essere proporzionata all’entità del fatto”; che non può essere disposta la custodia cautelare “se il giudice ritiene che con la sentenza possa essere concessa la sospensione condizionale della pena”; e soprattutto che “la custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata” (art. 275 c.p.p.).

Occorre dire forte e chiaro che nella pratica quotidiana e consolidata di tutti i Tribunali italiani – ed il caso Gugliotta ne è l’ennesima, macroscopica conferma- si fa strame di questi fondamentali principi di civiltà giuridica, sistematicamente elusi da motivazioni stereotipe e generiche, sovente confermate e legittimate dai Tribunali del Riesame. La custodia cautelare viene ordinariamente usata innanzitutto con finalità di deterrenza sociale, quando non anticipatorie di una pena che in molti casi si accerterà in dovere poi essere nemmeno inflitta. Questo scardinamento dei principi fondamentali che regolano la custodia cautelare produce, non a caso, oltre il 35% della popolazione carceraria nel nostro Paese; ma la questione sembra non riguardare nemmeno chi denunzia la crisi ormai drammatica delle carceri italiane.

La Camera Penale di Roma, che sta lavorando ad una proposta di riforma dell’istituto della custodia cautelare in grado di prevenire la quotidiana pratica abusiva che ne viene operata in tutti i Fori italiani, continuerà comunque a porre questa domanda: a prescindere dalle sue effettive responsabilità che saranno accertate e giudicate, perché il giovane cittadino Stefano Gugliotta ha dovuto trascorrere sette giorni a Regina Coeli?
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