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10.5.2010

Enna, 13enne ucciso: tutti assolti

Condanne annullate in Appello

Sono stati tutti assolti dalla Corte d'appello di Caltanissetta i 4 imputati per l'omicidio di Francesco Ferreri, il 13enne assassinato a Barrafranca (Enna) il 16 dicembre 2005. In primo grado uno dei quattro, Giuseppe Faraci, 25 anni, era stato condannato all'ergastolo come esecutore materiale del delitto. Gli altri tre, Calogero Mancuso, Antonio Lo Bue, e Salvatore Randazzo, erano stati invece condannati per violenza sessuale con pene dai 10 ai 12 anni.
Il procuratore generale aveva chiesto la conferma delle condanne di primo grado. E invece, in Appello la decisione è stata di assolvere tutti quanti gli imputati.

I 4 imputati, tutti di Barrafranca, insieme a un minore, T.R. (condannato quest'ultimo due anni fa a 8 anni di carcere per violenza sessuale dal tribunale per i minori e poi in appello dichiarato non imputabile perché incapace di intendere), furono arrestati il 15 maggio del 2006 con l'accusa di avere partecipato all'omicidio di Francesco, scomparso da casa il 16 dicembre 2005. Il corpo del ragazzino fu ritrovato in una scarpata nei pressi della diga Olivo.

Ad accusare gli imputati era stato anche un testimone minorenne che sarebbe stato costretto, insieme a Francesco, ad assistere a rapporti sessuali e a subirli in una stalla. 

L'omicidio del tredicenne
Francesco Ferreri era stato ucciso con diversi colpi alla testa. Si era parlato di una spedizione punitiva da parte di giovani e adulti di cui era stato vittima: gli imputati, poi assolti, erano stati in precedenza riconosciuti colpevoli di violenza sessuale nei suoi confronti. Soltanto Faraci era però stato ritenuto l'esecutore materiale dell'omicidio, e per questo condannato all'ergastolo.

Sembra che il ragazzino sia stato ucciso perché avrebbe cercato di ribellarsi alle violenze. L'omicidio sarebbe infatti seguito a un tentativo di abuso sessuale di gruppo.

Una parte importante nelle indagini si era dovuta alle informazioni rinvenute nei file dei computer degli indagati, dove era stato ritrovato amteriale legato a siti Internet con immagini di pedofilia.

Dall'autopsia sul corpo di Francesco era risultato che il ragazzino era stato ucciso da quindici colpi alla testa. E la frattura di un braccio confermava che Francesco aveva cercato di difendersi dai suoi aggressori.

"Quel ragazzo chiede giustizia"
"Francesco Ferreri ci chiede giustizia e le sue urla risuonano ancora nelle coscienze di tutti quelli che ritengono intoccabile qualunque ragazzino. In Italia come nel mondo". Lo afferma don Fortunato Di Noto, il sacerdote fondatore dell'Associazione Meter, commentando la sentenza della della Corte d'appello di Caltanissetta.

"Ancora non conosciamo le motivazioni che hanno spinto i magistrati nisseni a decidere in questo senso - osserva don Di Noto - ma questo non vuol dire che il caso sia chiuso. Invito gli inquirenti a riprendere le indagini da zero e garantire giustizia a una vittima di appena 13 anni. Le urla di questo ragazzino, ammazzato come ricordiamo con vari colpi alla testa, continuano e continueranno a risuonare nelle coscienze di chi ha compiuto questo gesto infame e in quelle di chi non farà il massimo per assicurare alla giustizia gli assassini di Francesco. Esprimiamo - conclude don Di Noto - piena solidarietà, come abbiamo fatto in tutti questi anni, alla famiglia di Francesco". 

Dopo la sentenza la madre grida il proprio dolore. 
Dopo la sentenza che ha assolto gli imputati, Anna Bonanno ha gridato il suo dolore in aula. Poi si è chiusa in se stessa e si è rifugiata in casa con la sorella, che non l'ha mai lasciata sola. "Mio nipote oggi è stato ucciso per la seconda volta - dice lo zio di Francesco, Angelo Ferrigno, sindaco di Barrafranca - Come può un giudice condannare all'ergastolo e l'altro assolvere? Questo vuol dire che la giustizia non esiste e questi da innocenti sono stati in carcere 4 anni". Gli imputati invece sono scoppiati a piangere anche se l'assoluzione non è giunta del tutto inattesa. La sentenza di primo grado, infatti, gettava ombre sull'impianto accusatorio e sulla ricostruzione delle fasi del delitto. Per la corte d' Assise d'appello l'assassino di Francesco è ancora sconosciuto.

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