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Cronaca

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21/3/2009

Vittime mafie,in migliaia a Napoli

Don Ciotti ai criminali: "Fermatevi"

In migliaia, forse in 150mila secondo gli organizzatori, hanno sfilato a Napoli alla "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie", promossa dall'associazione Libera. Al corteo hanno partecipato oltre 500 familiari delle vittime della criminalità. "Vi aspettano carcere, clandestinità, tanti morti - è l'appello di don Ciotti, presidente di Libera, ai mafiosi -. Fermatevi, alla fine cosa vi resta?"

Oltre due chilometri e mezzo di percorso, sul lungomare di Napoli, fra Piazza della Repubblica e Piazza del Plebiscito: il corteo si è poi radunato davanti al palco. I manifestanti, provenienti da trenta Paesi del mondo e da tutte le regioni italiane, hanno camminato insieme in silenzio, mentre si leggevano a ripetizione al megafono i nomi di oltre 900 vittime delle mafie. Un elenco che è stato riproposto alla fine, ben due volte, dal palco sul quale sono saliti i parenti delle vittime delle mafie.

Una morte assurda
Un lungo applauso ha accompagnato il discorso di Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo, giovane mamma uccisa dalla camorra mentre accompagnava i figli a scuola. "Aveva 39 anni - ha detto la ragazza tra la commozione dei presenti sul palco - è stata uccisa senza alcuna logica e spiegazione. Occorre trasformare la rabbia in qualcosa di positivo. Quello che abbiamo vissuto non deve capitare più a nessuno. Impegnarsi per la memoria non è né stupido né inutile. Voglio ringraziare tutti e finalmente lo posso dire grazie a Napoli".

L'appello di don Ciotti
"Alle mafia, alla camorra, al crimine dico: fermatevi, ma che vita è la vostra? Ne vale la pena?". E' l'appello di don Luigi Ciotti ai boss. "Vi aspettano carcere, clandestinità, tanti morti - ha continuato - se avete beni ve li confischeremo tutti, e vi porteremo tutto via quello che avete. Fermatevi, alla fine cosa vi resta? Come giustificate il male che fate agli altri? La vostra è una condanna a vita - ha concluso - non può essere questa la vita. Non basta pentirsi ogni tanto, bisogna convertirsi".

Figlio della Politkovskaja
"Sono molto contento che ci sia tanta gente qui, nella mia Russia questo purtroppo non è possibile. Ma vi prego, continuate a lottare. Spero che il prossimo anno, a questa giornata della memoria, possano esserci ancora più persone". Lo ha detto il figlio di Anna Politkovskaja, la giornalista russa uccisa il 7 ottobre 2006 da un killer mentre rincasava dal lavoro.

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