FOTO24VIDEO24Logo MediasetComingSoon.itDonneGraziaMeteo.itPeoplesportmediaset_negativesportmediaset_positiveTGCOM24meteo.it
DirettaCanale 51

Toscana: in viaggio nelle ville e nei giardini dei Medici

Dopo il successo della serie televisiva, esploriamo i luoghi in cui si sono svolte le vicende della celebre famiglia

L’affascinante atmosfera della Signoria fiorentina fra Quattrocento e Cinquecento, carica di intrecci amorosi, intrighi per il potere, traversie e lotte tra la famiglia dei Medici e le altre casate potenti si assapora andando in giro per Firenze e ancor più nei luoghi medicei, 14 dei quali sono stati eletti dall’Unesco Patrimonio dell’umanità per il loro alto valore storico ed estetico. Ecco allora un breve itinerario in Toscana, a partire dal Mugello, loro terra natìa.

Toscana: in viaggio nei luoghi della famiglia Medici

Firenze, XV secolo. “Un uomo saggio vive per uno scopo e il tuo scopo è servire questa famiglia, e lo farai. Oppure, credimi, io mi riprenderò la vita che Dio ti ha dato”: così Giovanni De’ Medici a suo figlio Cosimo il Vecchio, secondo la ricostruzione che abbiamo visto nella serie televisiva I Medici, andata in onda recentemente. E la famiglia fu servita, e bene, a vedere quale patrimonio architettonico (per non parlare di tutto il resto) ci hanno lasciato.

A San Piero a Sieve il nostro viaggiatore si imbatte in una imponente fortezza: è una delle dimore più antiche il Castello di Trebbio, edificato su un’altura che domina la piana del Mugello, architettura medievale e austera, con una grande torre quadrata e un camminamento esterno. Fu acquistato all’inizio della fortuna dei Medici, nel XIV secolo, come la Villa di Cafaggiolo, poco distante dal Castello. Con la Villa di Cafaggiolo siamo di fronte al primo esempio di “domus rustica”, costituita dal raggruppamento di edifici medievali e di parti aggiunte attorno a due cortili asimmetrici che le danno una pianta quadrangolare.
Queste due dimore danno nome ai due rami principali della dinastia de’ Medici, entrambi discendenti da Giovanni di Bicci, considerato il capostipite, avendo dato inizio alle fortune della famiglia: il primo ramo, quello “di Cafaggiolo”, deriva dal primogenito di Giovanni, Cosimo il Vecchio, che ereditò la omonima villa e che governò la Signoria fiorentina con i discendenti Piero il gottoso e Lorenzo il Magnifico, fino a Piero il Fatuo. Poi la famiglia fu costretta all’esilio fino al 1512, dopodichè iniziò una nuova fase medicea, con i Pontefici Leone X e Clemente VII, poi ancora Alessandro duca di Toscana e Caterina, regina di Francia. L’altro ramo, detto “del Trebbio”, deriva dal secondogenito di Giovanni, Lorenzo il Vecchio, i cui nipoti Lorenzo e Giovanni appoggiarono la Repubblica Savonaroliana, in contrasto dunque con il ramo principale della Signoria. Da loro discesero i futuri Granduchi di Toscana, che ressero Firenze dal XVI al XVIII secolo.

Sia il Castello del Trebbio che la Villa di Cafaggiolo furono ristrutturate e nobilitate dall’architetto Michelozzo. Quest’ultima era abitata per lo più d’estate, in particolare da Lorenzo de’ Medici, che vi risiedette nell'adolescenza e vi ospitò spesso la sua corte di filosofi umanisti, come Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Agnolo Poliziano. E’ tuttavia nella Villa di Careggi (subito alle spalle del centro di Firenze) che si svolse l’attività culturale più vivace, perché qui fu stabilita la sede dell’Accademia neoplatonica per volere di Cosimo il Vecchio e poi di Lorenzo il Magnifico, che vi nacque e vi morì. La vicinanza con Firenze consentiva prima a Giovanni di Bicci, poi a Cosimo e a Lorenzo di partecipare attivamente alla vita economica e politica della città, pur garantendo pace e riposo da una parte e introiti dalle attività agricole dall’altra.

Ci spostiamo dentro Firenze per ammirare l’eccezionalità e la bellezza del Giardino di Boboli, un museo open air, inizialmente pensato come parco granducale per la residenza Palazzo Pitti, poi divenuto luogo per rappresentazioni teatrali (con l’importante anfiteatro, nella conca risultata dalle escavazioni per l’approvvigionamento di pietra per la costruzione di Palazzo Pitti). Il Giardino è immenso, 45mila metri quadrati disposti su vari livelli, raggiunge il Forte Belvedere, con anche tratti in ripido pendio. Si articola in terrazze e sentieri punteggiati di statue: suggestiva la Fontana di Nettuno, che i fiorentini chiamano “Fontana della forchetta” (il tridente); da vedere l’obelisco egizio del XVI a.C.; curiose le ghiacciaie, cupole in parte interrate, destinate alla produzione di ghiaccio per la conservazione dei cibi; e poi da vedere la limonaia, dove sono conservate specie rare e antiche di limoni, che i Medici per primi ebbero il merito di portare in Toscana. Scendendo lungo la collina si incontra il Kaffeehaus, un edificio in stile rococò, dove Pietro Leopoldo alla fine del 1700 si riposava davanti alla sua tazza di caffè.

Il nostro viaggiatore raggiungerà poi velocemente la zona di Arcetri, proprio sopra al Giardino di Boboli, dove sorge la Villa del Poggio Imperiale, che nella seconda metà del ‘500 fu scelta come nuova residenza granducale in sostituzione di Palazzo Pitti. Maestoso il grande viale di accesso che pian piano rivela la grandiosa facciata neoclassica. Dopo i Medici passò ai Lorena e qui Pietro Leopoldo di Lorena firmò l'abolizione della pena di morte, la prima al mondo alla fine del 1700. Ora la villa è sede di un collegio.

Andiamo nella periferia di Firenze, verso nord, e raggiungiamo la Villa di Castello, acquisita dai Medici nel 1477 insieme ad un esteso uliveto. Il suo giardino è considerato il prototipo del giardino rinascimentale italiano, dove le acque, le piante e gli elementi minerali si fondono armoniosamente con le fontane (alcune sono delle meraviglie dell’ingegneria idraulica), le grotte e le sculture. I Medici commissionarono a Botticelli per questa villa la realizzazione della Primavera e della nascita di Venere, che oggi ammiriamo agli Uffizi. Attualmente l’Accademia della Crusca ha sede all’interno della Villa.

Facendo due passi ci si trova a Villa la Petraia, dal sapore manieristico, acquistata da Cosimo I alla metà del 1500. Si caratterizza per l’imponente torre dalle piccole finestre. Querce e cipressi insieme ai giardini su più livelli dominano il verde del cortile, dove ci sono affreschi del Volterrano, una fontana del Tribolo e un gruppo di bronzo del Giambologna.

Uscendo da Firenze si incontra un’altra villa progettata da Michelozzo, è la Villa di Fiesole, un edificio allora proiettato nel futuro insieme alla Villa di Poggio a Caiano. La posizione è dominante e guarda la valle dell’Arno. L’armonia e la simmetria sono le caratteristiche portanti della dimora; fu la prima sede scelta per l’avvelenamento (poi fallito) di Giovanni e Lorenzo de’ Medici (congiura dei Pazzi del 1478).

Diretti verso Prato-Pistoia il nostro viaggiatore raggiungerà la Villa di Poggio a Caiano, in posizione elevata, strategica. Con la pianta a forma di H, la scalinata ed il portico d’ingresso, si presenta equilibrata ed elegante, immersa in un grande parco che permette una inusuale integrazione tra architettura e paesaggio. Non distante e in posizione ancor più panoramica si trova la Villa di Artimino, anche detta “dei cento camini” per il numero notevole di comignoli sul tetto. Sorge su un colle alto, immersa in un paesaggio tipicamente toscano, fra uliveti e vigneti, boschi e prati. L’architettura è un connubio di severità militaresca, perché fu un bastione militare, e accessori eleganti cinquecenteschi, come la scalinata del Buontalenti che conduce alla magnifica loggia del primo piano. Il nostro viaggiatore può decidere di soggiornarvi (la villa fa servizio alberghiero www.artimino.com) come fosse in epoca medicea.
Si prosegue poi verso Pistoia e nel paese di Quarrata ci si imbatte nella Villa La Magia, principesca dimora incorniciata da un paesaggio agricolo in parte urbanizzato. Nel grande parco Buontalenti creò un laghetto artificiale, oggi non più presente, con riserva di pesca e caccia, due limonaie e la parte a giardino.

Il Parco di Pratolino, a nord di Firenze, è un giardino delle meraviglie, abbellito da statue, vasche, laghetti, grotte e un acquedotto ed una scultura, divenuta emblema del parco: il Colosso dell’Appennino del Giambologna. Copre un’area di 24 ettari che un tempo circondava una villa dalle dimensioni importanti, totalmente perduta e parzialmente sostituita da una costruzione signorile nell’Ottocento. Per il nostro viaggiatore è il momento di visitare la Villa di Cerreto Guidi, attribuita a Buontalenti, dall’architettura compatta e semplice, per quanto imponente, con le scuderie al piano basso e il grande salone centrale a cui si accede da quattro scalinate monumentali.

L’ultima tappa per il nostro viaggiatore è nella provincia di Lucca, alle pendici delle Alpi Apuane, laddove si erge il Palazzo di Seravezza: si presenta come una costruzione militare di difesa, essendo in zona di confine, ma era utilizzato anche per la caccia e per il controllo delle vicine cave di marmo. Ulteriori info su www.regione.toscana.it/ville-e-giardini-medicei

Commenti

Commenta
Disclaimer

Grazie per il tuo commento

Sarà pubblicato al più presto sul nostro sito, dopo essere stato visionato dalla redazione

Grazie per il tuo commento

Il commento verrà postato sulla tua timeline Facebook

Regole per i commenti

I commenti in questa pagina vengono controllati
Ti invitiamo ad utilizzare un linguaggio rispettoso e non offensivo, anche per le critiche più aspre

In particolare, durante l'azione di monitoraggio, ci riserviamo il diritto di rimuovere i commenti che:
- Non siano pertinenti ai temi trattati nel sito web e nel programma TV
- Abbiano contenuti volgari, osceni o violenti
- Siano intimidatori o diffamanti verso persone, altri utenti, istituzioni e religioni
- Più in generale violino i diritti di terzi
- Promuovano attività illegali
- Promuovano prodotti o servizi commerciali