Ai confini del mondo, bagnata dall'Oceano Pacifico e confinante a ovest con l'Indonesia, sorge una terra remota autentico paradiso biologico e naturale: Papua Nuova Guinea. Un arcipelago di oltre 600 isole, una delle ultime regioni del pianeta ad essere esplorata. Qui, tra specie di animali e vegetali rare e bizzarre, spiagge da mozzare il fiato e tradizioni antiche la vacanza avrà il gusto buono di tutto ciò che è autentico e naturale.
PAPUA NUOVA GUINEA, VIAGGIO AI CONFINI DEL MONDO - Il viaggio, di 17 gg, proposto e organizzato da Kel 12e guidato dal tour leader Fabrizio Dembech, prevede le seguenti tappe: Port Moresby, Wewak, Pagwi , Avatip, Ambunti, Mount Hagen, Paiya, Simbai, Dopla, Simbai, Port Moresby, Loloata Island, Tubusereia, Lion Island, Port Moresby. L’itinerario conduce in una delle zone più remote del pianeta, alla scoperta di popoli che hanno conservato riti e tradizioni antichissimi: si parte da Wewak, piccolo centro sulla costa orientale della Papua Nuova Guinea, per raggiungere, a bordo di canoe a motore, il villaggio di Pagwi, adagiato nei pressi del grandioso fiume Sepik.
Questo corso d’acqua lungo 1.100 km, in gran parte navigabili, è la strada che, da millenni, unisce e separa le tribù che vivono sulle sue rive: in quest’area del paese, tra piccoli villaggi abitati da clan di ascendenza patrilineare, si pratica ancora il culto del coccodrillo, un rito ancestrale che sancisce, in un’arcaica cerimonia di iniziazione, il passaggio dei giovani uomini dall’infanzia all’età adulta. Una delle tappe più importanti di questo itinerario è il villaggio di Ambunti, un piccolo centro che si anima incredibilmente durante il Festival del Coccodrillo, a cui partecipano, in un vortice di suoni, danze frenetiche, colori e decorazioni sgargianti, più di 5.000 individui provenienti da tutti i villaggi delle regioni circostanti: tra maschere in legno, copricapi di piume variopinte, volti e corpi dipinti con segni e colori tradizionali spiccano gli uomini-coccodrillo, giovani che, nel rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, si sono sottoposti a dolorose scarificazioni, tracce indelebili, cicatrici spesse e lucide che rendono la pelle simile a quella del dorso del coccodrillo.
Lasciata la regione del fiume Sepik, il viaggio prosegue verso l’altopiano, verso le lussureggianti terre alte ricoperte di vegetazione, di muschi, licheni, felci e tantissime varietà di orchidee: qui, nei pressi di Mount Hagen, si potrà assistere allo straordinario spettacolo del Sing Sing, una grandissima festa ispirata alle antiche danze di guerra, a cui partecipano tutte le popolazioni locali. Con il corpo unto di grasso, il viso dipinto con colori sgargianti e la testa coperta da copricapo elaboratissimi, realizzati con piume, fiori, foglie e altri materiali, migliaia di guerrieri danzano ininterrottamente per due giorni al ritmo ossessivo e ritmato dei tamburi.
A mezz’ora di volo da qui, immersa in una foresta sub tropicale brulicante di animali di ogni specie, sorge Simbai, la casa dei Kalam, una delle popolazioni più isolate della Papua Nuova Guinea, la cui cultura è pressoché intatta; lontani dalla modernità, avulsi dal contatto con altre tribù, i Kalam vivono grazie ad un’economia di sussistenza, in villaggi composti da case a pianta esagonale, e parlano un dialetto particolarissimo, caratterizzato da forti colpi di glottide. Nelle occasioni speciali, gli uomini kalam indossano enormi copricapo fatti di canne ricoperte di pelli animali e decorati con i gusci di scarafaggi verdi luminescenti, perizomi di fibra vegetale, collane di steli essiccati di orchidea e grandi ornamenti nasali fatti di ossa, conchiglie o penne di casuario.
Il percorso che conduce da Simbai al remoto villaggio di Dopla, da compiere a piedi, è un’immersione totale nella natura incontaminata e selvaggia dell’altopiano: ampie pianure si alternano a fitte foreste, dove i richiami degli uccelli del paradiso sono coperti dal fragore delle acque di numerose cascate. Pochissimi turisti giungono fin qui, alla ricerca di una cultura lontanissima dalla nostra e per questo così affascinante.
L’ultima parte di questo viaggio inteso, a contatto con popolazioni misteriose e riti ancestrali, è dedicata a Loloata Island e a Lion Island: non solo spiagge bianche, mare trasparente, gite in barca e snorkeling, ma anche l’occasione di incontrare il clan Motuani, conosciuto per i tatuaggi tradizionali e per la tipica danza skirt-swaying (la danza della gonna ondeggiante). Un viaggio ricco di paesaggi incredibili, emozioni intense, uomini e riti antichi, un viaggio che ci riporta indietro ai tempi delle esplorazioni, sulle orme di antropologi e naturalisti che giunsero in queste terre lontane meno di un secolo fa.
Una curiosità: Le Case degli Spiriti o Haus Tambaran sono imponenti costruzione su palafitte che costituiscono il centro della vista sociale e religiosa dei villaggi papuani; le travi di sostegno della Haus Tambaran sono incise e decorate con figure di uccelli, simbolo dell’anima, e l’interno di queste costruzioni è completamente adornato con pitture e sculture che raffigurano gli antenati e gli spiriti, maschere cerimoniali in legno e numerosi oggetti sacri, come tamburi, teschi e armi. È in questo luogo magico e simbolico che si svolgono tutte le riunioni politiche, i consigli degli anziani, le cerimonie propiziatorie e i riti di passaggio più importanti: è qui che l’uomo viene in contatto con il mondo degli spiriti e degli antenati e dove, secondo la concezione animistica, l’energia insita in ogni cosa si manifesta in tutta la sua potenza.
