In Baviera, proprio nella valle dell'Altmühl, durante l'epoca romana passava il limes, la frontiera. Di qui, Roma; di là, barbari. Sugli stessi terreni sui quali il generale Massimo Decimo Meridio, il protagonista del "Gladiatore", combatteva per espandere i confini di Roma, oggi restano le rovine di quel muro che i romani costruirono per difendere i propri territori dall'assalto delle genti del nord. Un muro lungo centinaia di chilometri, esattamente come il Vallo di Adriano in inghilterra, del quale oggi restano le rovine.
Le pietre di quel muro, nel corso dei secoli, sono quasi completamente sparite: utilizzate per costruire case durante il Medioevo, estirpate per far spazio a campi coltivabili nel corso dell'ultimo secolo. Restano però ancora numerose testimonianze del passato imperiale: il tracciato del muro (che anticamente veniva designato come "muro del diavolo", poiché, essendosi persa la memoria della sua origine, si credeva che solo il maligno avesse potuto costruire una barriera così perfettamente diritta e lunga decine di chilometri) è ancora chiaramente visibile, e in tutta l'area sorgono musei di storia romana e terme, chiaro retaggio della cultura di Roma in Baviera.
Oggi il tracciato del limes si chiama "via raetica", ed è quasi interamente percorribile in bicicletta: in particolare tra Kipfenberg e Kelheim (dove l'Altmühl incontra il Danubio).
Proprio a Kipfenberg sorge l'Infopoint Limes, uno dei musei più interessanti: la ricostruzione dell'antico castrum (l'accampamento fortificato) romano. Qui è stata trovata la tomba di uno degli antichi guerrieri bavaresi alleatosi con i romani per contrastare l'invasione barbarica, ed è inoltre stata ricreata con dovizia di particolari una delle torri di guardia che, a distanze regolari, erano inserite nel limes. Una ricostruzione perfetta in ogni particolare, comprese le riproduzioni, sui muri, delle scritte lasciate dai legionari.
Particolarmente interessante, poi, è la possibilità di preparare (e poi, ovviamente, accomodarsi a tavola) il pranzo dei legionari: pietanze cucinate, accompagnati da una matrona romana, nella torre di guardia esattamente come facevano duemila anni fa i soldati di Cesare. E tra vino speziato versato in orcioli di terracotta e formaggi e verdure serviti in piatti di legno, sembra veramente di tornare ai tempi in cui il limes era ancora una barriera inespugnabile; pare quasi di sentire i camerati conversare in latino, e ci si aspetta, al termine del pranzo, di dover indossare le armature e prendere le armi appese al muro, a fianco della cuccetta, per il turno di guardia.
Luca Rigamondi
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