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DirettaCanale 51

Fenicotteri e desideri in centro a Milano

Alla scoperta della città della Madonnina con le inviate di Donnavventura

- Chi viene a Milano da fuori, spesso si trova di fronte ad una città piuttosto frenetica, sempre in movimento, quasi rumorosa, ma sono tanti gli angoli e i quartieri che meriterebbero di essere scoperti a piedi perché nascondono curiosità e anche cose stravaganti.

    Se per esempio vi state dedicando allo shopping nel celebre quadrilatero della moda, proseguite lungo corso Venezia sino ad imboccare, sulla vostra destra, via Serbelloni. Al numero 10 troverete la famosa Ca’ dell’ureggia, la casa dell’orecchio. Si tratta di un elegante edificio in stile liberty, progettato dall’artista mantovano Aldo Andreani alla fine degli anni ’20 e chiamato “Palazzo Sola-Busca”, dal nome dei proprietari.

    Fu ribattezzato Ca’ dell’ureggia perché sulla parete, a destra del portone principale d’ingresso, è posto un citofono di bronzo a forma di orecchio. Si tratta del primo citofono di Milano e di uno dei primi nella storia. L’opera fu realizzata dallo scultore milanese Adolfo Wildt nel 1930 che pensò bene di rendere evidente la funzione di questo strumento di comunicazione ancora inusuale, dandogli una forma ad hoc: a orecchio. Il citofono è stato scolpito in maniera estremamente realistica, riproducendo il padiglione, il condotto uditivo esterno e le ciocche di capelli. All’epoca i visitatori potevano comunicare con il custode che si trovava nella portineria del palazzo, che a sua volta avvisava le famiglie della visita. Oggi, leggenda vuole che bisbigliando all’orecchio i propri desideri questi, un giorno, si avverino.

    Una delle traverse di via Serbelloni è via Cappuccini, su cui si affaccia il giardino posteriore di villa Invernizzi, che dà invece su corso Venezia. E’ sicuramente uno dei giardini più “sbirciati di Milano” perché, ormai da alcuni decenni, ospita una colonia di fenicotteri rosa, che se ne stanno placidamente immersi nel verde, del tutto incuranti dei curiosi che li osservano dalla cancellata, cercando un’apertura tra la vegetazione della siepe, in attesa di un loro movimento.

    Arrivarono dal Sud America al tempo del Cavaliere di Gran Croce e del Lavoro Romeo Invernizzi, grande amante della natura, che trasformò la latteria del nonno Carlo in un autentico impero. Oggi il palazzo ospita la fondazione Invernizzi voluta dall’imprenditore filantropo e dalla moglie Enrica.

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