Cellulari anche per uso terapeutico
Lo sostiene un esperto neurologo
Lo studio italiano che ha dimostrato, attraverso l'utilizzo di un metodo del tutto inedito, che i telefoni cellulari condizionano l'eccitabilità del cervello, apre strade nuove anche rispetto alla valutazione di un possibile uso terapeutico, nella cura di determinate patologie, di strumenti che, come i telefonini, emettono onde elettromagnetiche. Lo sostiene il coordinatore del progetto, il direttore scientifico dell'Irccs di Brescia Paolo Maria Rossini.
"In alcune patologie, come ad esempio l'Alzheimer, una delle ipotesi è che un aumento delle condizioni di eccitabilità del cervello potrebbe avere un effetto terapeutico - ha spiegato l'esperto - Per questo, uno dei prossimi passi sarà quello di concentrarci negli studi finalizzati appunto a verificare un eventuale utilizzo di strumenti ad emissione di onde elettromagnetiche, come sono i cellulari, dal punto di vista clinico, per il trattamento di persone con eccitabilità del cervello particolarmente ridotta, proprio come nel caso dei malati di Alzheimer o di pazienti dopo un Ictus".
Ignote, per ora le possibili applicazioni, ma la ricerca lascia spazio a una vasta gamma di casi terapeutici. "Con questo studio si dimostra per la prima volta in modo così circostanziato e 'misurabile' che i cellulari determinano una maggiore eccitazione del cervello nella zona maggiormente vicina all'antenna del telefonino, punto in cui si concentrano le radiazioni - ha aggiunto Rossini - Uno stato di eccitamento che perdura oltre un'ora dallo spegnimento del cellulare stesso".
Ma tale osservazione, ha tenuto a precisare, non significa che i cellulari siano totalmente pericolosi. "Lo studio è stato effettuato su soggetti sani e alla fine della sperimentazione, dopo essere stati sottoposti alle radiazioni dei cellulari non sono stati rilevati effetti negativi", ha precisato l'esperto. Ma per valutare le conseguenze di un'esposizione prolungata alle onde dei cellulari, ha affermato Rossini, sono necessari ulteriori indagini, e così come di potrebbe ipotizzare un utilizzo terapeutico di tali radiazioni, allo stesso modo si può ipotizzare un loro effetto negativo su altre tipologie di soggetti.
"Alcuni studi pubblicati - ha rilevato il neurologo - hanno ad esempio dimostrato su modelli animali affetti da epilessia che l'esposizione prolungata a radiofrequenze aumenta la frequenza delle scariche epilettiche. Questo ci farebbe ipotizzare che pazienti con un livello più alto di eccitabilità cerebrale potrebbero dunque avere effetti negativi dall'esposizione alle onde dei cellulari". Ad ogni modo, ha concluso Rossini, "un grande passo avanti è stato fatto, dal momento che oggi disponiamo di un metodo e di uno strumento che, per la prima volta, ci consentono di 'misurare' l'effetto dei cellulari sulle funzioni cerebrali".

