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29/10/2009

Produzione Bayrle, Cardi Blak Box

Il pioniere della Pop Art tedesca

Il progetto espositivo concepito dall'artista per Cardi Black Box, giunta alla sua quinta mostra dall’apertura, è una reinterpretazione della grande personale, punto chiave per lo sviluppo della sua carriera, che l’artista presentò nel 1968 a Milano, negli spazi della Galleria Apollinaire, grazie alla presentazione di Lucio Fontana a Guido Le Noci, avvenuta l'anno precedente.

Thomas Bayrle aveva conosciuto Lucio Fontana a Francoforte alla inaugurazione di una mostra di Lucio. Erano divenuti amici e Fontana colpito dal lavoro del giovane artista lo invitò a Milano. Altri tempi. Momenti di frequentazioni e d'incontri, come ci ha raccontato lo stesso Bayrle in una chiacchierata, in una Milano che era punto di riferimento degli avvenimenti culturali, più importante di Parigi e di Londra. La Germania allora, per il senso di colpa, nel dopoguerra proponeva principalmente arte americana. L'avanguardia invece era molto presente a Milano e cominciava in Olanda a muovere i primi passi.

In questo ambito nasce la mostra alla Galleria Apollinaire che l'artista qui ha voluto riproporre, a riprova di una forte valenza, al piano terra anche con gli impermeabili dalle sue texture colorate e vivaci. Al piano superiore sono presenti opere mai esposte in Italia.

La prima impressione è estremamente gioiosa e colpisce l'attualità delle opere.

Vedere oggi queste costruzioni tridemensionali che oscillano tra il pop e l'optical, queste textur ripetute all'infinito in una continua proposta di serialità, ci sembra derivata da un utilizzo sapiente del computer. Ma non è assolutamente così.

Solo nel 1964 venne sviluppato il CAD (Computer Aided Design), aprendo la strada alla progettazione tecnica e il disegno attraverso l'utilizzo dei grandi calcolatori, immensi dinosauri che occupavano una stanza, dalla capacità di calcolo irrisoria (64Kb). Mentre la prima volta di cui ci siano testimonianze ufficiali dell'uso del termine personal computing bisogna risalire al 1972.

La strordinaria capacità di Bayrle gli deriva dal aver lavorato nei procassi industriali del tessile.

La riproposizione di oggetti di largo consumo nasce invece da una riflessione sulla sovraproduzione dei beni di largo consumo che avvolgono le esistenze, invadendo con le loro immagini muri, pavimenti, strade, persone, automobili, tutto insomma. Un proliferazione sulla "pelle pubblica".

Bayrle è affascinato dal processo industriale, dalle catene di montaggio. In un continuo ritrovarsi e perdersi tra quel puntino rappresentato dall'io e un'immensa e infinita griglia. La ripetizione ci pone su quell''infinito nastro trasportatore, come in un ottovolante senza fine, dove la vita ci trasporta. Una visione che ci rimanda alle immagini del film Matrix.

Ma la visione di Bayrle è giocosa e gioiosa. La persona, "totalità in piccola scala"  è facente parte di una più grande "super totalità".

"Azioni come zumare, guidare, tuffarsi, tessere, respirare sembrano azioni senza fine."

Nella ricerca dei propri fili, delle trame della propria esistenza, l'artista, lavorando sui dettagli, senza mai toccare la sintesi finale, in questo comporsi di linee dopo linee, in un continuum, ritrova similitudini e tracce personali che la sua creatività ci assembla e manifesta. "L'umorismo è l'olio di questa macchina assemblatrice."

La curatrice, Sarah Cosulich Canarutto, ci fa notare che l'artista in questo intreccio di linee perfette ama anche inserire un "errore". Una licenza poetica nel perfetto svolgersi  delle trame. Un puntino ribelle che ci piace immaginare come seme di una nuova opera.

Gianni E. A. Marussi

 

Thomas Bayrle, nato nel 1937 a Berlino, vive e lavora a Francoforte sul Meno.


Figura seminale in Germania assieme ad artisti come Sigmar Polke e Gerhard Richter, Bayrle è considerato il pioniere del movimento Pop tedesco, nonostante il suo approccio all'iconografia del consumismo di massa sia per certi versi ideologicamente diverso. L'artista degli artisti, come è spesso definito visto il suo fondamentale ruolo di insegnante e mentore alla Staedelschule di Francoforte, dal 1960 Bayrle ha realizzato un ricchissimo corpus di lavoro influenzato anche dalle sue sperimentazioni con musica, design, editoria, grafica e attivismo politico.

L'artista degli artisti, come è spesso definito, Thomas Bayrle è una figura storica che solo di recente ha ottenuto lo straordinario riconoscimento internazionale che la sua pratica merita. Considerato uno dei pionieri del movimento Pop tedesco, e una figura seminale in Germania insieme ad artisti come Sigmar Polke e Gerhard Richter, il suo corpus di lavoro è stato spesso “oscurato” dal suo ugualmente decisivo contributo come maestro alla famosa Staedelschule di Francoforte. Mentre lavorava come professore e mentore dei suoi studenti, tra i quali molti nomi importanti come Tobias Rehberger, Tomas Saraceno, Thomas Zipp e Sergej Jensen, Bayrle ha sperimentato con musica, design, grafica, editoria e attivismo politico, sviluppando negli anni una pratica artistica ricchissima e molto coerente.

Analizzate più in profondità, le opere di Bayrle vanno ben oltre la Pop Art. Nonostante riconoscibili tratti in comune con l'iconografia del consumismo di massa tipica del movimento, Bayrle ha sempre sovvertito i suoi paradigmi. Si è appropriato della sintassi visiva tipica del Pop, con il suo immaginario ricco di oggetti prodotti in massa, colorati e desiderabili, ma utilizzando le immagini in modo differente, carico di una dimensione spaziale e architettonica, mai avulso dai toni politici e dall’indagine sociale. Bayrle crea un linguaggio visivo che trasforma oggetti quotidiani in icone di massa, mettendo in discussione il modo stesso in cui queste icone vengono create.


PRODUZIONE BAYRLE – IL PROGETTO DA CARDI BLACK BOX

Decidere di replicare la mostra della Milano del 1968 nella 2009 è una scelta che rivela una dichiarazione molto forte e importante. La mostra presso la Galleria Apollinaire non rappresentò soltanto un momento chiave nella carriera di Thomas Bayrle, ma è testimonianza del carattere rivoluzionario e fortemente originale del suo lavoro. Questa esposizione è tanto significativa e attuale oggi quanto fu d'avanguardia nel 1968. E' una prova che un approccio radicale all'arte non invecchia, ma cresce col passare del tempo.

Bayrle decostruisce sia la struttura che il significato di oggetti quotidiani per poi moltiplicarli all'infinito e svelarne i paradossi. La ripetizione, secondo lo stesso processo che definisce l'esistenza dei prodotti di consumo e le conquiste della civiltà, li trasforma in esperimenti. Ed è proprio la ripetizione il centro focale di Produzione Bayrle. Non solo, come si è visto, nelle sue carte da parati psichedeliche, ma anche e soprattutto nella serie di impermeabili serigrafati con i suoi motivi di matrice Pop, che verranno venduti sia in galleria che in circuiti esterni.

L'idea è che i visitatori non possano solamente guardare l’opera ma anche indossarla. Con questo tipo di operazione che, va sottolineato, è stata portata avanti per la prima volta nel 1968, Bayrle non punta a estendere l'opera a un nuovo mezzo, più interattivo, ma a misurare l'iconografia contro il soggetto che l'opera mette in discussione: l'individuo. Secondo Bayrle, la ripetizione stimola il rapporto tra individuo e gruppo, rivelando quindi le contraddizioni della società. Per lui, la massa è risultato della combinazione di parti, cellule, unità che sono componenti ma che ritornano a loro volta ad essere degli “interi”. Sono accoppiate e interconnesse secondo strutture ritmiche, in cui gli elementi singoli godono della stessa importanza del tutto. Se il motivo creato dalla ripetizione è il risultato di un salto tra l'elemento singolo e la sua accumulazione, indossare uno dei capi di Bayrle significa trasformarsi in una metafora fisica del rapporto tra individualità e massa. In questo modo, i visitatori diventano essi stessi “superforme”, termine coniato da Bayrle per esprimere gli oggetti e le cose formati dalla giustapposizione dei propri atomi.
Oltre alla nuova linea d'abbigliamento, le composizioni allucinatorie di Bayrle si svilupperanno nello spazio della galleria in forme differenti: carte da parati che copriranno l'intera superficie della galleria, la scultura monumentale di un abito, e altre declinazioni a tema. I diversi modi in cui la nozione di ripetizione è sviluppata attraverso la galleria mette in discussione l'uomo all'interno della storia, della politica e della sfera sociale, per riportare l'attenzione all'uomo come individuo.


IL LAVORO DI THOMAS BAYRLE –  DAGLI ANNI '60 A OGGI

Analizzare alcuni dei lavori di Bayrle del passato è utile per una comprensione della complessità del suo approccio e dell'ampia portata della sua iconografia. La società in sé è un tessuto composito, del quale Bayrle non analizza solo il consumismo, ma anche la mercificazione di sfere più intime e personali, come il sesso e la regione.
La serie Feuer im Weizen, del 1970, è infatti un ottimo esempio delle serigrafie esplicite e quasi pubblicitarie che Bayrle produsse in risposta alla liberazione sessuale negli anni Sessanta e Settanta. La scena di un rapporto orale: legioni di gambe femminili con tacchi alti si ripetono in un motivo che forma due gambe aperte con riconoscibili genitali.
Nel video Autobahnkreuz, Motorway Junction (2006), un Cristo crocifisso è costituito da una serie di immagini di un'autostrada trafficata: il video accompagna lo spettatore in un viaggio ipnotico nei paradossi dell'iconografia. Autostrade che diventano metafora della circolazione ad alta velocità di beni e persone, come un'enorme nastro trasportatore.

L'immaginario di Bayrle attinge sia al mondo occidentale che orientale.
L'interesse dell'artista nei confronti della cultura asiatica - in special modo della visione della realtà in modo collettivo - e il ruolo dell'individuo all'interno del sistema comunista cinese sono evidenti in particolare in Mao und die Gymnasiasten (Mao and the gymnasts), del 1964. Un dipinto cinetico in cui centinaia di piccoli ginnasti, disposti dietro a un ritratto del Presidente Mao, fanno esercizi in una parata di massa tipica del regime comunista. A dispetto delle differenze ideologiche, Bayrle evidenzia le similitudini tra le folle della Cina comunista e quelle consumiste delle nazioni capitaliste.

Molto prima che la globalizzazione divenisse una tematica d'attualità, l'artista spezzò tutte le gerarchie di potere in un tentativo di ridefinire il concetto di valore. I suoi mondi confondono lo sguardo e raccontano di possibili ecologie urbane, mappe e paesaggi urbani fatti di monotonia e ordine, nella loro ripetizione all'infinito di unità architettoniche in punti di simmetria. Stadt am Meer (City on the sea), del 1977 e Stadt am Wald (City near the woods), del 1982, sono due esempi dell'urbanistica di Bayrle, satura di produzione di massa. Ci ricordano i moduli delle unità abitative di Le Corbusier: semplicemente un'ulteriore forma di produzione standardizzata, le case possono essere costruite esattamente come viene assemblata un'automobile in catena di montaggio.
Le auto sono incredibilmente iconiche non solo del progresso tecnologico e della conseguente commodificazione dei beni, ma anche del boom economico del dopoguerra. In quest'accezione appaiono spesso nelle opere di Bayrle: Chrysler Star (1970), VW blau ( Volkswagen blu) and VW rot ( Volkswagen rossa) – entrambe del 1969 – sono tutte superforme della velocità sociale, metafora del potere umano di generare e cancellare significato.

L'arte è per Bayrle uno strumento per riordinare la realtà e i suoi significati; la sua opera è il risultato di un tentativo di comprendere il mondo attraverso infiniti esperimenti dall'esito imprevedibile. Oggetti e immagini, allungate e deformate in un continuo sovrapporsi di degenerazioni, commenta con pungente ironia sulla tragedia umana. Un visionario teatro dell'assurdo in cui eccitazione, meraviglia e ottimismo si mescolano a sensazioni di orrore e ossessione.

Sarah Cosulich Canarutto


Orari di visita
Da Martedì a sabato 10-19
Lunedì chiuso

Ingresso libero


UFFICIO STAMPA

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Corso Italia 8 – 20122 Milano
Tel. +39 05 45485093
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alice.cammisuli@paolamanfredi.com 

 

Cardi Black Box
Corso di Porta Nuova, 38
20121 Milano

Tel. +39 02 45478189
Fax +39 02 45478120
gallery@cardiblackbox.com
www.cardiblackbox.com

Ultimo aggiornamento ore 23:29


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