Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea organizza la più importante mostra retrospettiva dedicata all’opera dell’artista italiano Gianni Colombo (Milano, 1937 - Melzo, 1993) protagonista dell’arte cinetica internazionale. La rassegna include circa cento opere per le quali l’artista è diventato noto negli anni Sessanta e Settanta, tra cui una vasta selezione di quadri e sculture mobili, strutture di luce e diversi tra i suoi ambienti più rappresentativi. In occasione della mostra entrano a far parte della collezione permanente del Museo, grazie alla Fondazione CRT – Progetto Arte Moderna e Contemporanea, l’opera cinetica Roto-optic (1964) e l’ambiente Bariestesia (1974-1975). Una mostra a cura di Carolyn Christov-Bakargiev, Castello di Rivoli e Marco Scotini, Archivio Colombo.Dal lunedì 14 settembre 2009 a domenica 10 gennaio 2010.
Nel mondo dell’arte cinetica sviluppatasi negli anni Cinquanta e Sessanta, Gianni Colombo propone una nuova definizione dell’opera d’arte come spazio animato dalla partecipazione attiva dello spettatore. L’artista è in questo precursore di temi che sono oggi al centro del dibattito artistico internazionale. Attraverso l’uso di luce e movimento nello spazio Colombo sperimenta nuove dinamiche percettive ed inediti campi di iterazione visiva e sensoriale per lo spettatore, allora fortemente presenti in Europa e in America Latina, portate avanti da esponenti quali Jesús-Rafael Soto e François Morellet.
Colombo fa il suo ingresso nella Milano artistica della fine degli anni Cinquanta, quando l’Italia inizia ad avvertire i primi movimenti di quella rinascita economica che portano da lì a poco all’esplodere del cosiddetto “miracolo italiano”. Lo slancio di ricostruzione del secondo dopoguerra ha un riflesso immediato e forte nell’ambito culturale. Ne sono testimoni le opere di artisti quali Lucio Fontana, Enrico Castellani, Francesco Lo Savio e Piero Manzoni. Nascono o si sviluppano in questi anni nuove correnti artistiche, quali lo Spazialismo, la Pittura Nucleare, il Movimento Arte Concreta e Azimuth. Colombo, che inizia a esporre le proprie pitture, sculture e ceramiche giovanissimo, già nel 1956, è nel 1959 tra i fondatori del Gruppo T con Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Giovanni De Vecchi e, successivamente, Grazia Varisco. La loro prima mostra, Miriorama, si tiene alla Galleria Azimut nel gennaio del 1960 e segna il desiderio di superare l’autonomia soggettiva, verso la collaborazione e la pratica di gruppo come identità artistica. Nel 1968 Colombo vince il Primo Premio alla XXXIV Biennale di Venezia con quella che diventerà negli anni la sua opera più famosa, lo Spazio Elastico, del 1967.

La mostra al Castello di Rivoli riunisce le opere chiave dell’artista scomparso nel 1993. Insieme ad una selezione di pitture e ceramiche - che rivelano le sue fonti in Paul Klee, Max Ernst e il Surrealismo - fanno parte della rassegna Feltri (1958-59), Rilievi intermutabili (1959), le Superfici in variazione, le strutture elettromeccaniche di Strutturazioni pulsanti create a partire dal 1959, le Strutturazioni fluide realizzate dal 1960, nonché sei ambienti che vanno dalla Strutturazione cinevisuale abitabile del 1964 alla Topoestesia del 1977, fino allo Spazio curvo del 1992. E’ presente in mostra anche l’opera Opus incertum, ultimo lavoro dell’artista.
“Se Lucio Fontana è l’artista che ha definito lo spazio dell’opera come opera – afferma Carolyn Christov-Bakargiev – per Colombo l’arte è lo spazio partecipato, anticipando pertanto tutte le problematiche relazioni dell’arte d’oggi”.
La mostra è stata realizzata La mostra Gianni Colombo è curata da Carolyn Christov-Bakargiev, Marco Scotini
con la collaborazione l’Archivio Gianni Colombo, Milano; realizzata grazie al contributo di Fondazione CRT.
Il Catalogo Gianni Colombo, curato da Marcella Beccaria, è pubblicato per i tipi di Skira, Milano, pagine 312.
Il volume, primo catalogo monografico in italiano e inglese sull’artista, contiene saggi inediti di Marcella Beccaria, Guy Brett, Carolyn Christov-Bakargiev e Marco Scotini, interviste inedite con Olafur Eliasson, François Morellet, Giovanni Anceschi e Grazia Varisco, una importante antologia di testi storici chiave sull’opera di Colombo, tra cui scritti di Giulio Carlo Argan, Achille Bonito Oliva, Gillo Dorfles e Umberto Eco.
Il catalogo è completato da una cronologia e una bio-bibliografia complete dell’opera dell’artista.
Gianni E. A. Marussi
Gianni Colombo (1937-1993)
Gianni Colombo nasce a Milano il primo gennaio 1937 da famiglia di imprenditori. Ha due fratelli uno dei quali, Cesare, conosciuto con il nome d’arte di Joe, si afferma come progettista e designer. Studia all'Accademia di Belle Arti di Brera, dove frequenta i corsi di pittura tenuti da Achille Funi e Pompeo Borra. Tra il 1956 e il 1959 espone regolarmente lavori in ceramica al Concorso Nazionale di Faenza e alla Mostra Nazionale di Gubbio.
Ma la sua ricerca artistica si caratterizza ben presto per la sperimentazione di materiali e linguaggi diversi, dalla ceramica alla grafica, dalla fotografia alle opere materiche.
Frequenta la scena creativa milanese degli anni Cinquanta, in un momento di fervida rinascita economica e in un ambiente artistico caratterizzato da un vivace confronto europeo e dalla sperimentazione di nuove pratiche della cultura visuale.
Colombo è vicino al gruppo milanese dei nuclearisti e più ancora guarda alla ricerca di Lucio Fontana e allo Spazialismo.
Nel 1959 fonda il Gruppo T con Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gabriele De Vecchi (ai quali si aggiungerà anche Grazia Varisco). Il gruppo propone un’arte cinetica, programmata ed ottica in cui determinante è l’intervento dello spettatore. L’obiettivo è di abolire ogni frontiera statica tra pittura, scultura e architettura, mediante la realizzazione di spazi interattivi. Alla galleria Azimut di Milano, in quegli anni punto di riferimento per le correnti artistiche più sperimentali, Colombo espone nel 1959 opere polimateriche e rilievi monocromi in ovatta.
Dal 1960 il Gruppo T organizza una serie di manifestazioni collettive e personali dal titolo Miriorama (mille immagini), rassegne numerate progressivamente per sottolineare la continuità di un programma condiviso. Colombo in questo periodo approfondisce alcune tematiche comuni agli altri esponenti del gruppo, come l’idea di un’opera “aperta” e di uno spettatore chiamato a interagire con essa. Realizza inoltre dei veri e propri oggetti cinetici, rivelando uno sperimentalismo che apre ai metodi e alle tecniche industriali.
La prima mostra personale è in occasione di Miriorama 4. L’artista propone le sue prime opere cinetiche: le Superfici in variazione, i Rilievi intermutabili e le superfici con movimenti ritmici ad animazione elettromeccanica (Strutturazione pulsante). L’obiettivo di Colombo è instaurare un rapporto diretto con lo spettatore, chiamato ad attivare i meccanismi cinetici che costituiscono le opere. Inoltre l'interesse per lo spazio architettonico e per i suoi elementi costruttivi primari, conduce l’artista a sperimentare nuove strutture percettive attraverso giochi di luce, strutture a movimento rapido, immagini prodotte da flash ritmici (come nelle After-structures). Tra il 1962 e il 1965 i componenti del Gruppo T partecipano a titolo individuale ad Arte programmata. Arte cinetica. Opere moltiplicate. Opera aperta, mostra organizzata nel 1962 nel negozio Olivetti a Milano (organizzata da Bruno Munari e Giorgio Soavi, con testo di Umberto Eco), e alla fondazione del movimento internazionale Nouvelle Tendance (con mostre Nove tendencije 2 a Zagabria nel 1963 e Nouvelle tendance. Propositions visuelles du mouvement international a Parigi nel 1964).
Con il fratello Joe, Gianni Colombo ottiene nel 1964 la Medaglia d'oro per il design alla XIII Triennale di Milano per il progetto della lampada Acrilica, e realizza alcuni allestimenti fieristici, tra cui Eurodomus 1 a Genova. A caratterizzare la ricerca dell’artista negli anni Sessanta è l’esigenza di creare spazi ambientali mobili e di proporre un nuovo campo della percezione in grado di sollecitare a livello psico-fisico lo spettatore.
Al 1964 risale infatti il primo ambiente abitabile dal titolo Strutturazione cinevisuale abitabile, esposto al Musée des Arts Décoratifs del Louvre. Strutturazione cinevisuale ambientale è invece realizzato l’anno successivo per la terza edizione di Nova tendencija a Zagabria. In entrambi i lavori decisivo è il ruolo conferito allo spettatore, che ha la possibilità di entrare nell’opera stessa.
Sempre nel 1965, Gianni Colombo partecipa a Nul '65, allo Stedelijk Museum di Amsterdam e alla mostra Licht und Bewegung presso la Kunsthalle di Berna. Alla Galleria L'Obelisco di Roma, nel 1966, presenta After Structures (ideate nel 1964) e After Points: immagini prodotte, attraverso schermi perforati rotanti, da flash di colori primari e composti, secondo un ritmo scandito da un temporizzatore. Dello stesso periodo sono le opere Roto-Optic, 1964.
Dopo aver esposto nel 1967 alla rassegna Lo spazio dell'immagine a Foligno, partecipa a Trigon '67 a Graz presentando per la prima volta l’opera Spazio elastico. Con questo lavoro, il più noto tra gli ambienti realizzati, l’artista coinvolge lo spettatore con tracciati realizzati tramite elastici fluorescenti e lampade di Wood, provocando una percezione dello spazio diversa da persona a persona. Nel 1967 è anche alla Biennale di San Paolo. Spazio elastico sarà in mostra nel 1968 a documenta 4 a Kassel e alla XXXVI Biennale di Venezia, dove vince il premio per la pittura.
A partire da questo periodo, l’artista approfondisce la ricerca basata sull’uso di componenti elettroniche applicate alla creazione di strutture percettive dinamiche. Nel 1969 partecipa alla mostra collettiva Konstruktive Kunst alla Kunsthalle di Norimberga. Per la rassegna Art actuel en Italie al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles e a Belgrado, realizza l'ambiente Zoom Squares, caratterizzato dalla proiezione su pareti di riquadri luminosi mobili, azionati da motori elettrici. Partecipa inoltre alla mostra Campo urbano a Como nello stesso anno.
Durante gli anni Settanta Gianni Colombo realizza spazi praticabili più complessi, sui quali interviene mettendo in discussione le tradizionali nozioni di spazio, ambiente, distanza. Nel 1970 presenta con l’artista concettuale Vincenzo Agnetti l'ambiente Campo praticabile allo Studio Marconi di Milano. Al Museo Civico di Bologna, in occasione della collettiva Comportamenti, progetti, mediazioni, curata da Tommaso Trini e Renato Barilli, espone il videotape Segnali vobulati (Vobulazione e bieloquenza neg), del 1969, realizzato in collaborazione con Agnetti. Nel 1970, partecipa alle mostre Amore mio e Vitalità del Negativo nell'arte italiana 1960/70 curate da Achille Bonito Oliva. Due mostre personali vedono Colombo protagonista nel 1971 alla Neue Galerie am Landesmuseum di Graz e l'anno seguente espone al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, presentato da Giulio Carlo Argan.
Tra gli anni Settanta e i primi Ottanta l’artista indirizza la propria ricerca verso la realizzazione di ambienti praticabili in cui, rispetto al passato, manca l’elemento elettronico. Nascono così le Bariestesie e le Topoestesie (1974-1975), strutture elementari caratterizzate dall’uso di piani inclinati, archi, assi, colonne e cilindri manipolati e deformati, in cui la condizione di transito del visitatore è componente essenziale dell’opera. Obiettivo di tali lavori è di modificare le sensazioni dello spettatore rispetto alla passività percettiva dei luoghi e mostrando l'inerzia del loro utilizzo. L’ambiente Bariestesia viene presentato per la prima volta allo Studio Marconi di Milano nel 1975 e riproposto in diverse occasioni tra cui la mostra Didattica a Modigliana (1975). Nello stesso anno in occasione della personale presso il Städtishes Museum di Leverkusen Colombo mette a punto il progetto 0«–»220 Volt, basato su contrasti di luminosità intermittenti.
Il 1976 si rivela un anno ricco di riscontri con la partecipazione alla collettiva Europa - America - L'astrazione determinata (Bologna, Galleria Comunale d'Arte Moderna), alle Biennali di Venezia e Sydney (dove presenta Spazio elastico) e con mostre personali presso la Kunsthalle di Baden-Baden e a quella di Kiel.
Colombo ha inoltre l’occasione di misurarsi con la realizzazione di un’opera pubblica e permanente quando nel 1978 la città di Como gli affida la progettazione di un complesso monumentale dedicato al tema della Resistenza. L’anno successivo, in collaborazione con Emilio Tadini e Gianfranco Pardi, realizza Borgotondo, un parco giochi a Mirandola. Un’importante conferma del suo lavoro di artista e progettista di ambienti è la nomina a docente di Strutturazione dello spazio alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, di cui dal 1985 sarà anche direttore.
Nel 1981 vince il concorso Kunst am Bau a Berlino per la realizzazione di una costruzione monumentale nella città (progetto che non verrà eseguito). Lo stesso anno mette a punto il lavoro ambientale Luce/Ombra, presentato allo Studio Grossetti di Milano, e si dedica alla realizzazione delle scenografie per il film di Adry Boon Plus Echo, girato in Olanda.
Nei primi anni Ottanta l’artista inizia a lavorare a una serie di ambienti intitolati Architetture cacogoniometriche-archi che presenta con successo in varie mostre personali e collettive, in Italia e all’estero. Con queste opere Colombo continua a proporre ambienti che coinvolgono i caratteri strutturali dello spazio espositivo e mettono in scena elementi architettonici primari, privi di valenze decorative. In particolare in occasione della mostra personale al Van Abbemuseum di Eindhoven nel 1981 l’artista invita a riflettere sulla distorsione della casa e sull'alterazione del costruire. Il catalogo dell’esposizione si apre in modo ironico con un fotogramma del film A week (1920), in cui Colombo sceglie di sostituirsi a Buster Keaton, mentre contempla la struttura deformata di una casa prefabbricata di sua creazione.
Nel 1984 realizza l'ambiente Architettura cacogoniometrica-colonne esposto sia in una mostra personale al Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano sia alla Biennale di Venezia. Due anni dopo ritorna alla progettazione di scenografie per l’opera Stephen Climax di H. Zender all'Opertheater di Francoforte. Gli anni Ottanta sono caratterizzati da grandi installazioni ambientali, anche all’aperto, tra cui la citata installazione permanente Monumento alla Resistenza europea, realizzata a Como nel 1983, l’installazione ambientale Architettura cacogoniometrica alpina a Bruno Taut, Furkapass, Svizzera del 1988 e, dello stesso anno, Architettura cacogoniometrica a Morterone, in provincia di Lecco. Alla fine degli anni Ottanta e nei primi anni Novanta Colombo sviluppa nuovi ambienti incentrati sul concetto dello Spazio curvo. Il suo ultimo lavoro ambientale, Spazio diagoniometrico, è del 1992; esposto presso la Galerie Hoffmann a Friedberg è costituito da grandi coni di carta fotografica alti circa tre metri azionati da motori elettrici. Il suo ultimo lavoro realizzato nell’autunno del 1992 è Opus incertum.
Il 3 febbraio 1993 Gianni Colombo muore improvvisamente all'ospedale di Melzo (Milano).
Ultimo aggiornamento ore 20:06
