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5/8/2009

Fata Morgana a Venezia

by Rebecca Horn

FATA MORGANA by REBECCA HORN

Nella sua sede di Piazza San Marco la Fondazione Bevilacqua La Masa ospita una mostra personale dell’artista tedesca Rebecca Horn, a cura di Angela Vettese, fino al 20 settembre 2009.
L’artista è una delle poche nel panorama attuale ad avere affrontato un numero impressionante di linguaggi artistici, dalla performance alla scultura alla poesia, fino al film e all’opera lirica.
I temi che affronta sono di carattere universale: l’amore, la difficoltà di mantenere la salute fisica e psicologica, il senso della caducità delle cose. E’ dagli anni Settanta che con questa sua attitudine l’artista è stata una precorritrice importante sia delle pratiche performative, sia dell’installazione ambientale e di una scultura in relazione di dialogo con lo spazio, con la storia, con la politica.
In galleria, un percorso misterioso ci parlerà dell’amore come fata morgana; un’illusione impossibile da evitare, affascinante e pericolosa. Pietre, ali di piume irrigidite da un meccanismo che le fa muovere, un dipinto di grandi dimensioni e altri più piccoli segneranno un percorso poetico e al contempo drammatico. Tra le opere anche una nuova versione di Feather Fingers (Guanti di piume, 1972), incentrata sull'illusione del tatto e sulle mani. Una penna viene attaccata a ciascun dito con un anello di metallo, per far sì, nelle intenzioni dell'artista, che la mano diventi "simmetrica (e sensibile) come un'ala di uccello". Secondo Rebecca Horn, in questa opera ““e` come se una mano, improvvisamente, diventasse disconnessa dall’altra, come se si trattasse di due esseri senza nessun collegamento”. Questa e altre opere sono debitrici del senso surrealista della macchina celibe e in generale dell’arte cinetica degli anni Sessanta, rivisitata in modo da rendere esplicito l’aspetto di costrizione e ripetizione compulsiva che e` proprio di ogni movimento meccanico. Una lente che ingrandisce la perla di una dama rinascimentale, Diane de Poitiers, alla ricerca della sua luce, guidera` il pubblico verso la comprensione della bellezza e della vanita` delle cose.
L’artista e` una delle poche nel panorama attuale ad essersi confrontata con un numero impressionante di linguaggi artistici, dalla performance alla scultura alla poesia, fino al film e all’opera lirica. I temi che affronta sono di carattere universale: l’amore, la difficolta` di mantenere la salute fisica e psicologica, il senso della caducita` delle cose. E` dagli anni Settanta che con questa sua attitudine l’artista e` stata una precorritrice importante sia delle pratiche performative, sia dell’installazione ambientale e di una scultura in relazione di dialogo con lo spazio, con la storia, con la politica. In galleria, un percorso misterioso ci parlera` dell’amore come fata morgana; un’illusione impossibile da evitare, affascinante e pericolosa.
Come nel caso di altri artisti che hanno avuto mostre personali presso la Bevilacqua La Masa (Grazia Toderi, Kimsooja, William Kentridge, programma a cura di Francesca Pasini), anche Rebecca Horn proietterà contestualmente alla mostra un suo film sul sipario frangifuoco del Teatro La Fenice. Le proiezioni si terranno dal 3 al 7 giugno, durante l’apertura per la stampa della Biennale Arti Visive, e saranno precedute da una anteprima il 31 maggio alle ore 20, in occasione dell’inaugurazione della sua personale nella Galleria di Piazza San Marco. L’opera proiettata sarà una rielaborazione del film Buster’s Bedroom girato nel 1990 con attori quali Valentina Cortese e Donald Sutherland. La nuova versione, espressamente studiata per questa occasione, sarà arricchita di immagini dell’artista mentre dipinge e di musiche composte appositamente da Hayden Chisholm.

La mostra, a cura di Angela Vettese, è accompagnata da un catalogo edito da Charta, Milano.
 
 
Gianni E. A. Marussi
 
 
Biografia
Rebecca Horn iniziò a disegnare in tenera età grazie all’insistenza di una governante. Questo modo di esprimersi e in generale il fare artistico, in ogni sua possibile declinazione, divenne presto un antidoto essenziale alle avversità della vita: l’artista racconta che dopo la fine della guerra si sentiva odiata perché tedesca. Si appassionò al disegno perché non doveva "disegnare in tedesco, francese o inglese", ma solo disegnare. A 19 anni lasciò gli studi di economia e si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Amburgo, che dovette lasciare quasi subito per una malattia ai polmoni. Nel 1964, mentre viveva a Barcellona, entrò dunque in una fase di malattia che coincise anche con la morte dei genitori. Seguì un anno di degenza in ospedale che la costrinse all’isolamento e a ritornare al disegno.
Le prime opere sono quelle che nascono come riflessione sul proprio corpo indebolito, in particolare progettando e creando estensioni del corpo ottenute con dei tessuti irrigiditi: tra queste Body Extensions, sempre indossate e filmate in super8, troviamo un cappello a cono appuntito e ispirato alla leggenda dell’Unicorno, una Pencil Mask (Maschera di matite) fatta di cinghie al cui incontro sono inserite delle matite, dei guanti per le dita (Finger Gloves) in cui la forma delle dita si estende grazie ad allungamenti in balsa e tessuto.
All’inizio degli anni settanta Rebecca Horn ha trasposto le sue esperienze in performance, sculture, poesie e film, dando luogo a un’attività sempre ai limiti tra linguaggi artistici differenti. Negli anni seguenti l’artista ha vissuto a New York, in California, a Parigi, a Venezia e a Berlino, ritornando solo nella maturità nel suo borgo natale. Sempre inserita nelle tendenze artistiche più rilevanti, ma mai inquadrata in un gruppo. Il suo talento si è espresso nelle maggiori mostre internazionali, tra cui Documenta (1992), Biennale di Venezia (1997), Skulptur Projekte (Muenster, 1987 e 1997).
Le sue opere hanno presto iniziato ad assumere il carattere di grandi installazioni ambientali, in cui, per esempio, una classe di scuola elementare veniva ribaltata e attaccata al soffitto come segno di protesta tardiva per un dissidio con il maestro; una torre in cui erano state eseguite torture viene colmata dal rumore di martelletti metallici e dallo sgocciolare insopportabile di un liquido (Muenster 1997); su una valanga di macerie si ergono trombe di metallo come quelle che l’iconografia attribuisce agli angeli (Biennale di Venezia, 1997); una serie di teschi per terra richiama i ragazzi pelati (carusi) che animavano Napoli in una commistione di vitalità e memento mori (Napoli 2002). Uno sviluppo recente del suo operato è l’impegno per il teatro d’opera: nel 2008, per il Festival di Salisburgo, ha messo in scena come regista e scenografa Luci mie silenziose di Nicola Sciarrino. L’opera viene presentata a Barcellona proprio nei giorni di inaugurazione della Biennale.
Orario: 10:30 - 17:30
Chiusura lunedì e martedì
 
Prezzo biglietto: intero 3,00 euro euro; ridotto 2,00 euro euro

FONDAZIONE BEVILACQUA LA MASA
La Fondazione Bevilacqua La Masa è nata nel 1898, poco dopo la Biennale di Venezia. Deve il nome alla sua fondatrice Felicita Bevilacqua, vedova del generale La Masa, che lasciò al Comune di Venezia il suo palazzo di famiglia sul Canal Grande, Cà Pesaro, a patto che diventasse un luogo per la cultura artistica cittadina. Su queste premesse nasce la Fondazione Bevilacqua La Masa, che diviene rapidamente il punto di riferimento e il trampolino di lancio per giovanissimi autori tra cui ricordiamo Boccioni, Casorati, Semeghini, Gino Rossi e Arturo Martini.
In seguito la sua sede si è spostata dapprima al Lido, poi a Piazza San Marco dove ha tutt'ora la sua principale sede espositiva. Una seconda sede è Palazzettto Tito, vicino a Campo San Barnaba e nella zona più densamente universitaria della città.
Dal 1999, anno del centenario, gli spazi della Bevilacqua La Masa hanno ospitato esposizioni quali quelle dedicate a Jean-Michel Basquiat, Louise Bourgeois, Joseph Beuys, Milton Glaser, Shirin Neshat, Frida Kahlo, Sonia Delaunay e al critico Giuseppe Marchiori.
Pensata e voluta per dare spazio alle ricerche artistiche giovanili, la Fondazione Bevilacqua La Masa continua la sua missione dopo oltre un secolo di vita. L'ambizione è tenere fede ai principi sulla cui base è nata, favorendo e cogliendo sul nascere i fermenti emergenti.

Fondazione Bevilacqua La Masa | Giorgia Gallina
Tel. +39 041 5207797
press@bevilacqualamasa.it
www.bevilacqualamasa.it

Studio Pesci | Silvia Tonelli
Tel. +39 051 269267
info@studiopesci.it
www.studiopesci.it

Fondazione Bevilacqua La Masa
Galleria di Piazza San Marco 71/c
Venezia 

Ultimo aggiornamento ore 20:51


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