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24/7/2009

The JazzTribe: "Everlasting"

Ray Mantilla e Bobby Watson insieme

“Everlasting” è il terzo album di una autentica, formidabile all stars band guidata da due figure preminenti del jazz contemporaneo: il percussionista Ray Mantilla, uno dei massimi esponenti del latin jazz, e il sassofonista Bobby Watson, da molti considerato il miglior specialista del contralto oggi in circolazione. A pubblicarlo è la Red Records, per la quale sono uscite anche le due precedenti testimonianze discografiche dei Jazz Tribe, “The Jazz Tribe” (1990) e “The Next Step” (1999). Segno che il rapporto tra la formazione statunitense e l’Italia si è consolidato nel tempo: il gruppo nacque proprio nel nostro Paese, in occasione del festival di La Spezia del 1990, al quale Watson e compagni parteciparono su invito di Alberto Alberti, uno dei dedicatari di “Everlasting”, assieme ai pianisti Ronnie Mathews, John Hicks e Walter Bishop, che in tempi diversi hanno fatto parte dei Jazz Tribe.

Everlasting”, ottimamente registrato al Garden Studio di New York nell’aprile 2008, schiera accanto a Mantilla e Watson il trombettista Jack Walrath, già prezioso partner di Charles Mingus e da sempre accanto ai due leader dei Jazz Tribe, e altri musicisti di grandissima esperienza come il contrabbassista Curtis Lundy e il batterista Victor Lewis, entrambi già presenti in “The Next Step”. New entry è invece il giovane pianista Xavier Davis, uno dei tanti talenti scoperti e valorizzati dallo stesso Watson, autore di due dei nove brani del CD, tra cui Hello Albert, esplicito omaggio a colui che per primo credette nella “tribù del jazz”.
Le altre composizioni recano la firma di Walrath, Mantilla, Lundy (la title track) e Lewis. Completano il quadro la celebre Donna Lee di Charlie Parker (in una versione da manuale che inizia con un serrato duo Watson - Lewis) e El Color De Mi Ryhtmo del portoricano Eddie Martinez. L’album vive in perfetto equilibrio fra un naturale aggiornamento della lezione boppistica e inebrianti profumi latini.
Risultato: una musica ad alta tasso energetico, congegnata e suonato con gusto, dalla contagiosa carica comunicativa. Una musica che - come osserva Sergio Veschi, produttore della Red Records, nelle note di copertina di “Everlasting” – si colloca ieri come oggi “al crocevia delle espressioni più avanzate del mainstream jazz, ovvero quelle confluenti con le esperienze latine e afrocubane che da sempre hanno alimentato una grande tradizione, a partire da Jelly Roll Morton, Mario Bauza, Dizzy Gilllespie, Parker, Blakey, Silver, Dorham. Herbie Mann, Getz. Quella qui documentata è probabilmente una delle più significative e importanti di tutti i tempi”.
I Jazz Tribe incarnano bene il concetto di “tradizione in movimento”, cioè “innovare senza rivoluzionare adeguando temi, armonie e colori all’attualità del mondo contemporaneo”, per usare ancora le parole di Veschi. Che continua: “Una delle caratteristiche della musica dei Jazz Tribe è quella di essere contemporaneamente molto fruibile dal pubblico ma anche estremamente complessa nell’esecuzione. L’innovazione consiste sia negli aspetti ritmici e armonici sia nella capacità di cogliere quella tendenza in atto del melting pot americano in cui le influenze latine sono sempre più evidenti nella società, a tutti i livelli, e si confrontano con le culture preesistenti, dando vita a nuove sintesi e a linguaggi che suonano veri e spontanei quanto nuovi e tradizionali in apparenza”.


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