Nasce a Venezia, nel nome di Emilio Vedova, un nuovo luogo dell’arte. La Fondazione Emilio e Annabianca Vedova ha realizzato l’innovativo progetto di Renzo Piano per lo spazio espositivo che, studiato con Germano Celant, Curatore Artistico e Scientifico della Fondazione, inaugurato mercoledì 3 giugno 2009 negli antichi Magazzini del Sale alle Zattere.
“La leggerezza è una virtù.” Con questa citazione da Calvino Alfredo Bianchini, Presidente della Fondazione, ha ricordato come anche per Renzo Piano il tema della leggerezza sia fondamentale nel fare architettura. “Nell’immaginare lo spazio di Vedova nel Magazzino del Sale – ha proseguito - Renzo Piano ha applicato in modo paradigmatico questo principio che governa la sua architettura: non ha toccato le volte, non ha toccato i solidi muri del gigantesco ‘salone’, eppure lo spazio risulta immaterialmente riempito da una sottile, modernissima, machina leonardesca che strappa le opere di Vedova alla fissità dei muri in un rimbalzo infinito di chiaroscuri.”
Pittura, spazio, movimento, energia: ai Magazzini del Sale il pubblico verrà in contatto con un’idea, un’azione espositiva del tutto nuova, nata durante gli incontri tra Emilio Vedova e Renzo Piano, frequenti sin dagli anni ’80.
“In tutte queste chiacchierate, c'era sempre l'idea – ricorda Renzo Piano - che quel luogo, un po’ magico, quella caverna, quell’imponente Magazzino poteva diventare un giorno la casa per le sue opere. L'ha sempre immaginato anche se non ne abbiamo parlato molto ed era ovvio che non si trattava di mettere le opere come si fa normalmente… L’idea era nell'aria e non dimentichiamo che i Magazzini sono stretti e lunghi per cui era sensato immaginare che laggiù sul fondo e un po’ nascosto nella penombra ci fosse il magazzino e da questo, come per magia, venissero le opere che dovevano apparire secondo una certa sequenza. Da lì l'idea della mobilità, per cui non è lo spettatore che va all'opera ma è l'opera che va allo spettatore”.

Immaginate di trovarvi come per incanto nella Caverna delle Idee di Platone. Quelle ombre che passano proiettate lungo i muri... Oppure in una visione rinascimentale in cui i paggi portano agli astanti le tele come in un minuetto.
Qui la robotica sostituisce l'uomo. Diventa quasi invisibile. Le tele si animano e percorrono lo spazio. Vengono verso di voi nell'aria, con movimenti lenti e precisi, fino a comporre la geometria finale lungo i sessantacinque metri della galleria.
Come sul palcoscenico sono indicate le posizioni delle soste che potete fare e dove puntualmente le tele prenderanno la loro posizione definitiva in circa cinquanta minuti di questa incredibile scenografia.
Come le tele si animano, con quell'aria che si sposta al movimento, hai la sensazione che l'artista sia lì vivo a dirigere il tutto.
Geniale, come tutta l'opera di Renzo Piano.
Infatti, grazie ad un sofisticato ed innovativo dispositivo robotizzato unico nella sua concezione e realizzato da Metalsistem, le opere vengono prelevate dal loro “deposito” in fondo al Magazzino e lentamente presentate, una per una. Sospese ad una navetta dotata di bracci mobili e orientabili scendono lungo le antiche capriate e raggiungono la loro postazione, dominando lo spazio, a differenti altezze, all’interno di un campo di luce. Il visitatore avvicina i quadri percorrendo un lungo piano inclinato in legno che evoca il ponte di una nave. Le opere ritornano poi nel loro deposito per lasciare il passo ad un’altra serie. Le tele verranno alternate secondo cicli che nel tempo consentiranno al pubblico di conoscere, seguendo percorsi diversi, l’intero lavoro di Vedova, con la possibilità anche del confronto con altri autori ed con altri progetti espositivi.
Un meccanismo prototipo, assoluta novità al mondo, le opere di Vedova (35, nel primo periodo) accumulate in fondo al Magazzino, lungo 65 metri, che saranno prese dal braccio meccanico, sollevate e portate davanti al pubblico, con un movimento circolare e un cambio continuo, per una durata di 50 minuti.
“Se ben ricordo – racconta Germano Celant – tutte le volte che visitavo lo studio ed Emilio voleva mostrarmi nuovi quadri, mi faceva sedere, andava in una stanza vicina e lentamente tirava fuori i dipinti che disponeva sulla parete per essere visti. A volta i dipinti si accumulavano uno sull’altro, con un effetto di sovrapposizione spettacolare. Di fatto il progetto ricostruisce questo rituale, quasi personale ed intimo, portandolo alla scala del pubblico, soltanto che ora i quadri sono mostrati uno di seguito all’altro, senza interferenze tra loro, come in studio. Vivono un movimento, che è parimenti spettacolare, quasi che le nuove mani di Emilio, senza alcuno sforzo, li portassero in scena.” Il Magazzino è il luogo dove l’architetto ed il pittore si incontrano. Secondo le parole di Massimo Cacciari “lo spazio di Piano ‘ascolta’ l’idea del Continuum di Vedova. Nessun oggetto da ‘contemplare’ separatamente. Ogni opera è elemento imprescindibile dell’insieme e deve essere compresa percorrendo con la mente e col corpo lo spazio che l’architettura crea.”
Il Sindaco, Massimo Cacciari, ha espresso la soddisfazione - personale e di tutta la città - nel vedere "Vedova tornare a casa", e ha sottolineato il carattere innovativo del nuovo spazio espositivo, rivolgendo alla Fondazione l'invito a essere fedele alla volontà di Vedova, e di aprire lo spazio alla sperimentazione, alla ricerca - che furono il tratto distintivo dell'attività dell'artista - e quindi ai giovani, facendone davvero un laboratorio, dove i giovani possano "cercare, provare, imbrattare, insomma possano fare quello che devono fare per crescere".
"Venezia è unica al mondo per ricchezza di iniziative e di spazi culturali e artistici di carattere internazionale (anche se la miopia non li fa vedere a molti che pur li hanno vicini, in città)", citando in modo particolare il "chilometro d'arte" che dall'Accademia va a Punta della Dogana passando per la Guggenheim, ma è carente di luoghi di luoghi di incontro e di ricerca che siano effettivamente laboratori. "Venezia deve impegnarsi in questa direzione, e la Fondazione Vedova dovrà fare di questo nuovo spazio un laboratorio della sperimentazione più ardita: sono sicuro che questo avverrà."
Ultimo aggiornamento ore 16:15
