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11/2/2009

La lunga vita in una proteina

Regolando la pressione si campa di più

Un’equipe di ricercatori italiani ha scoperto che lo spegnimento di un “interruttore” adibito alla regolazione della pressione del sangue fa vivere più a lungo. Lo studio, eseguito su alcuni topolini da laboratorio, ha fatto registrare un allungamento della vita pari al 30%, fatto che nell’uomo potrebbe equivalente a raggiungere, o anche superare, i cento anni. L’interruttore in questione è una proteina, uno dei due recettori dell'ormone angiotensina II, che regola il tono dei vasi sanguigni e la pressione arteriosa.

Lo studio, diretto da Giuseppe Remuzzi, coordinatore delle ricerche dell’Istituto Mario Negri di Bergamo, e condotto da Ariela Benigni che dirige il Dipartimento di Medicina Molecolare dell'istituto di ricerca farmacologica, è stato pubblicato sul “Journal of Clinical Investigation”. La scoperta è importante perché il recettore dell'angiotensina è il bersaglio farmacologico di una famiglia di medicinali già in uso sui pazienti che soffrono di la pressione alta. Dunque, questi farmaci potrebbero trovare in futuro un diverso utilizzo, proprio come “allunga-vita”.

Secondo i curatori dello studio, le cavie sottoposte all’esperimento sono apparse in migliore salute rispetto ai loro “colleghi. Spiega Ariela Benigni: "Eravamo partiti dall'idea di indagare sull'effetto del recettore di tipo 1 per l'angiotensina II nelle alterazioni di cuore e rene. Così abbiamo esaminato un gruppo di topi geneticamente modificati “ad hoc”. Poi, abbiamo visto che questi animaletti sopravvivevano più di quelli normali: avevano una vita più lunga di circa il 30%".

Visto questo risultato a sorpresa, gli esperti hanno sottoposto ad autopsia i topolini dopo lo loro morte, scoprendo che gli animali presentavano "molta meno aterosclerosi, meno danni a cuore e rene e nessuno al cervello. Dal punto di vista biochimico - spiega la Benigni - questi animaletti sono risultati protetti dal danno ossidativo". Il che significa che erano stati difesi da una sorta di scudo che ha permesso loro di vivere non solo più a lungo, ma anche più in salute rispetto agli altri.

Non solo. L’assenza del recettore ha permesso una maggiore espressione di altri geni già noti associati alla longevità. L’importanza di questa scoperta sta nel fatto che, nel caso degli uomini, a differenza di quanto è stato fatto con le cavie, non occorrerà modificare il Dna per ottenere l’effetto anti-age, perché il recettore dell'angiotensina può essere inibito con i farmaci.