Quali sono i giorni ideali per concepire un figlio? Le italiane ne sanno ben poco, o in alcuni casi brancolano addirittura nel buio: due su tre infatti non conoscono i ritmi del loro corpo e non hanno un’idea chiara di quando si verifichi il picco della fertilità. Le cose non vanno molto meglio per le loro colleghe degli altri paesi europei, anche se le nostre connazionali sembrano più propense a mettere la famiglia in testa alla loro scala di priorità e ad accettare un bebé anche se questo arriva fuori programma.
Sono questi i risultati di uno studio europeo condotto da Opinion Matters/Tickbox.net per Procter & Gamble e presentato in occasione del lancio di Clearblue, un nuovo test di gravidanza hi-tech, in grado di indicare su un display digitale non solo la presenza della gravidanza, ma anche le settimane dal concepimento). La ricerca ha coinvolto oltre 7mila donne tra i 16 e i 50 anni, in sette diversi Paesi europei (di cui circa mille italiane). Obiettivo dello studio è sondare le conoscenze in materia di gravidanza e concepimento.

Da ricerca è emerso che le donne sono ancora confuse su due temi in particolare: una italiana su due è convinta che i giorni in cui è più probabile il concepimento siano quello dell'ovulazione e i due immediatamente successivi. C’è anche un 17,9% che brancola nel buio mentre il 3,2% addirittura pensa che ogni giorno sia altrettanto buono. Sono in poche a sapere che, invece, una volta avvenuta l'ovulazione, è passato anche il momento propizio per il concepimento. Spiega Gianbenedetto Melis, direttore della Clinica ginecologica ostetrica e di fisiopatologia della riproduzione umana all'università degli studi di Cagliari: "Succede così che molte coppie in cerca di figli scelgono i giorni non adatti a concepire, e i loro calcoli sbagliati diventano paradossalmente un anticoncezionale involontario". Su questo fronte i risultati del campione italiano sono sostanzialmente in linea con quelli europei, con analoghe lacune sulle dinamiche del concepimento.
Un po’ diversa è la situazione per quanto riguarda i ritmi biologici “in rosa”: a questo tema le donne latine, italiane e spagnole, prestano molta più attenzione di quanto non facciano francesi, inglesi, scandinave, tedesche e olandesi. Nove italiane su dieci ricordano con precisione la data esatta dell'ultima mestruazione, contro il 46% delle inglesi, ultime in classifica. “Nei Paesi in cui si registra una maggiore diffusione della pillola, questi ritmi sono stati dimenticati", sottolinea Melis.

Tra le differenze che caratterizzano le donne di diversi paesi, le più significative hanno carattere culturale. Ad esempio le donne italiane e spagnole sono più tradizionaliste e attaccate alla famiglia, mentre le nordiche sono più “distratte” e libere sui temi del sesso. Ad esempio, le nostre connazionali (88,8%) non dimenticano il giorno in cui hanno avuto l'ultimo rapporto sessuale e solo il 7,1% dice di non ricordarselo, contro il 34,6% di “smemorate” inglesi. Quanto alla reazione di fronte a una gravidanza inattesa, una italiana su tre si dice ben disposta ad accettarla: al secondo posto ancora le spagnole (24,8%). Anche il ricorso all'aborto in Italia sembra limitato: solo il 6,7% opterebbe per questa strada, contro il 17% di Olanda e Scandinavia e il 16,5% della Francia. Una volta preso atto dell'arrivo del bebé, a tutte le latitudini scatta il senso di responsabilità nei confronti di questa nuova vita: tutte sono pronte ad abbandonare le cattive abitudini, come bere e fumare (89% e 94%), a modificare la dieta e rallentare i ritmi di vita. Qualche differenza resta sull’importanza dell’assunzione dell'acido folico nelle prime 12 settimane, indicazione ormai consolidata in Europa e accolta invece solo da 4 italiane su 10.
