L’Aids è ancora ben lungi dall’essere debellato, ma la malattia fa meno paura. In questo modo si finisce per “abbassare la guardia” in modo pericoloso: sono ancora troppo poche le persone che effettuano i test Hiv, sia in Italia che all'estero, e non si proteggono dal pericolo di contagio. Il risultato è che l’epidemia entra spesso nel “'sommerso”: si stima che nel nostro Paese ci siano circa 70mila sieropositivi che non sanno di esserlo. Diagnosi e cure tempestive rimangono la prima arma contro la diffusione dell'Aids, ma la speranza in un'arma definitiva contro la terribile infezione è più fondata: l’ipotesi di un vaccino è realistica e non lontana.
E’ questo il bilancio degli esperti in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids che si celebra lunedì 1 dicembre; in questa occasione il monito è però sempre lo stesso: l’arma più efficace contro la malattia è sempre la prevenzione, insieme alla diagnosi precoce e alle cure tempestive in caso di contagio.

Secondo i risultati di un sondaggio commissionato alla Swg dal Network Persone Sieropositive (Nps), che ha coinvolto 1000 italiani dai 16 ai 64 anni e oltre, l’Aids oggi non spaventa più, o quasi.Se nel 1991 l'Aids era la terza paura degli italiani (lo temeva oltre un italiano su 5) dopo mafia e droga, oggi è scivolato molto più in basso in una classifica dominata invece da crisi economica (51%) e disoccupazione (33,1%). L’Aids, in effetti, è vissuto come una malattia degli altri, in particolare degli abitanti dei paesi in via di sviluppo, di chi si droga, di omosessuali e prostitute, degli immigrati. Da questo atteggiamento eccessivamente spavaldo deriva l’incoscienza. Come spiega Andrea Antinori, direttore dell'Istituto di Malattie Infettive e Tropicali dell'ospedale Spallanzani di Roma: dall'indagine è emerso anche che oltre metà degli italiani ha poca paura di essere contagiato o che lo possa essere qualcuno della sua famiglia, e che il 24% degli intervistati continua ad avere rapporti occasionali senza troppe preoccupazioni.
Insomma, gli Italiani hanno abbassato la guardia Eppure nel nostro Paese si stima che ci siano 140mila sieropositivi e che circa la metà di loro non sappia di esserlo. Oggi meno del 10% delle persone colpite sono tossicodipendenti, per il resto l'infezione riguarda individui del tutto “insospettabili”, dai 16 ai 70 anni. Uno dei problemi, ricorda la presidente Nps, Rosaria Iardino, è che oggi l'Aids non fa più notizia, con una pericolosa perdita di attenzione.
Sul fronte medico, però, ci sono buone notizie, in particolare sulla possibilità di realizzare un vaccino contro la malattia. A sostenere la speranza c’è un buon candidato italiano, un vaccino che si basa sulla proteina Tat di HIV-1, ormai entrato nella seconda fase della sperimentazione. Spiega Barbara Ensoli, responsabile del progetto in corso presso l'Istituto superiore di sanità: “A gennaio saranno attivi tutti e dieci i centri italiani coinvolti, ma già ora sono state arruolate alcune decine di persone sieropositive sulle quali sarà valutata la risposta immune al candidato vaccino". La seconda fase di sperimentazione è stata avviata da pochi mesi e si protrarrà per almeno altri due anni. Il vaccino HIV-1 Tat è un vaccino cosiddetto “terapeutico”, che dovrebbe coadiuvare le terapie attualmente in uso per fermare l'infezione nei pazienti colpiti. Ma si prevede di verificarne anche gli effetti preventivi su persone non infettate. Lo studio sarà effettuato in Sudafrica un’area in cui purtroppo il rischio di infezione è molto alto.
