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24/11/2008

Carla Marcotulli, mix di influenze

In “How can I get to Mars” con Halligan

Per chi ha più di 40 anni, il nome di Dick Halligan, pianista, compositore e arrangiatore statunitense, vincitore di Grammy Awards, dischi di platino e innumerevoli nominations, ricorda i lunghi pomeriggi della giovinezza passati ad ascoltare le grandissime ed irripetibili band del tempo, come i Blood, Sweat &Tears, fondati nel 1967 a New York, hanno influenzato tutta una generazione di musicisti, ed hanno venduto quasi 6 milioni di dischi.

Esecutore e compositore raffinato, Dick Halligan ha poi proseguito una brillante carriera da solista. Lo ritroviamo in questa riuscitissima collaborazione in questo disco di Carla Marcotulli, musicista che proviene da una famiglia in cui la musica ha sempre avuto un ruolo assoluto. Suo padre era un ingegnere del suono, e nel suo studio sono state registrate molte colonne sonore, comprese alcune di Ennio Morricone, mentre la sorella Rita è una famosissima pianista jazz italiana. Non c’è che dire, una famiglia davvero eccezionale.

Questo disco è un mix di influenze diverse, composto da ottimi talenti, è quindi assolutamente impossibile trovarvi ripetizioni o brani che non siano originali sia per composizione che per arrangiamento, tra gli archi del Quartetto Dorico, la chitarra di Sandro Gibellini, la batteria di Peter Erskine, un susseguirsi di emozioni.

Da solo Lady Day vale l’acquisto del disco, come anche Autoritratto scritto dalla stessa Marcotulli. Attendiamo con ansia il prossimo lavoro di questa artista, sperando che dati i suoi impegni nella musica classica ed operistica gli lascino il tempo di dedicarsi al jazz.