Scrivono sms alla velocità della luce, operano preferibilmente in community su MySpace o SecondLife invece che negli uffici delle ormai vecchie company, hanno un blog al posto dell'agenda e si telefonano tra loro usando rigorosamente Skype. Sono i technosexual, meglio conosciuti come nerd. Uomini del presente che vivono già nel futuro e fanno molto tendenza.
Hanno detronizzato i metrosexual, belli e narcisi, e pure gli ubersexual, teneri e affascinanti, forti ma ugualmente sensibili. E si sono conquistati il titolo di uomini del terzo millennio, generazione Y o Z, visto che la X è stata giù utilizzata più volte e l'alfabeto non è infinito. Le donne non hanno scampo. E forse neppure scelta. O convivere con questi fanatici di chip e microchip, con un forte senso estetico e una passione per i gadget elettronici, come scrive Wikipedia alla voce "technosexual", che preferiscono dichiararsi via Internet e che non si separano dal proprio laptop nemmeno in vacanza, o prendersi quel che resta, un misto, non meglio definibile, tra macho in pensione, eterni peter pan o maschi sempre sull'orlo di una crisi d'identità, col complesso del pene piccolo e l'ansia da prestazione.

Il quadro è davvero desolante.
Anche perchè questi technosexual, rubacuori hi tech, vivono talmente "connessi", che ormai anche seduzione e emotività sono per loro strettamente legati ai rapporti mediati delle tecnologie.
Non c'è dubbio che stiano al passo con l'evoluzione e lo sviluppo di un mondo globalizzato e cablato. I technosexual chattano invece che discutere, da Londra a Firenze, da Madrid a New York, si amano anche senza vedersi, se non in un video. Hanno mandato in soffitta lettere, serenate e persino i mazzi di fiori. Il virtuale è il loro spazio ideale. Qui si muovono con disinvoltura.
Sono il prodotto del nostro tempo, ma non ci vuole molto per capire che nascondono una profonda insicurezza, perché non sono capaci di rapporti reali e per questo vivono in un mondo vituale.
E tuttavia sono ciò che passa il convento, o il mercato che dir si voglia.
Il brand Calvin Klein, negli Stati Uniti, per far presa sui giovani consumatori, ha fatto del termine Technosexual un vero e proprio marchio per un suo profumo lo scorso anno, coperto da copyright.
Guido Cornettone direttore marketing di Coty Prestige, che distribuisce in Italia i profumi Calvin Klein, ha spiegato che “…Technosexual definisce ora più che mai la seduzione spontanea di una generazione che si è emancipata grazie alla tecnologia, una generazione in grado di mettersi in contatto con chiunque in qualsiasi momento e in tutto il mondo, con potenzialità davvero rivoluzionarie”.

Un mondo fatto di comunicazione, quindi, ma, come ha avvertito Mauro Ferraresi, docente di sociologia dei consumi, “…di gente che comunica ma non parla”.
“…Siamo tutti connessi con tutti, ma il diretto contatto con gli altri è impedito dall'iPod, mediato dai nostri telefonini, reso virtuale dagli schermi dei nostri portatili. L'elettronica è diventata il nostro amico con cui abbiamo una continua relazione, e i rapporti umani diventano una mescolanza di reale e virtuale”.
Ed ecco che rapporti d'amicizia e relazioni sentimentali nascono e si sviluppano al riparo di una tastiera, chat room, siti di incontri e adesso anche Second Life, il sito dove, creando un proprio avatar, si può ottenere una nuova identità, con cui condurre una vita parallela, assai simile a quella reale, dalla necessità di lavorare per guadagnare a quella di avere rapporti con altre persone, ma del tutto virtuale.
Gli psichiatri lanciano l'allarme. Non siamo ancora ai telefonini con l'avvertimento 'nuoce gravemente alla salute', come per le sigarette, ma poco ci manca. Blackberry, palmari e tutti gli altri 'uffici tascabili' sempre più in voga stanno diffondendo una nuova malattia, la 'tecno-dipendenza'. Ne sono convinte due ricercatrici dell'università britannica di Northampton, che hanno lanciato una ricerca on line aperta a tutti, e forse se ne stanno convincendo anche i lavoratori, dato che prende sempre più piede l'abitudine ai 'venerdì senza e-mail', che stanno sostituendo quelli più tradizionali 'senza cravatta'.
Il ritratto del tecno-dipendente che emerge dai primi studi di Nada Kakabadse and Susan Bailey? "All'inizio c'è l'impossibilità di smettere di guardare i messaggi, anche in famiglia o al cinema", scrivono le ricercatrici, "ma si può arrivare a non capire più l'importanza delle attività del mondo reale e persino ai classici sintomi di astinenza, come depressione e isolamento, quando non si è connessi".
Prima di arrivare ai gruppi di auto aiuto come per gli alcolisti, secondo le ricercatrici possono essere utili iniziative come i 'venerdì senza e-mail', sempre più diffusi soprattutto negli Usa. A cominciare è stata una compagnia telefonica, la U.S. Cellular, ma il suo esempio è stato seguito da altre aziende, fra cui la principale produttrice di microchip al mondo Intel, nel tentativo di favorire lo scambio diretto o per telefono e limitare i quasi 40 miliardi di e-mail che nel mondo vengono scambiati ogni giorno.
Ma il technosexual è pieno di risorse, e se non ci sono le e-mail, allora ben vengano anche gli sms!