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18/2/2008

Le staminali in soccorso delle ossa

Un aiuto contro artrite e fratture

Le staminali arrivano in soccorso delle ossa e delle cartilagini, in particolare in presenza di malattie come l’artrite o in caso di fratture e altre lesioni. Lo affermano ricercatori britannici, per i quali il trapianto di cellule “bambine” accelera la riparazione di questi tessuti e potrebbe anche aiutare il recupero delle vittime di incidenti o dei malati di tumori ossei. Tra i soggetti che potrebbero beneficiare di questa tecnica, spiccano in particolare gli anziani che muoiono a seguito della frattura dell’anca: si tratta di 14.000 soggetti all’anno solo nel Regno Unito. La osteoartrite è causata dal deterioramento della cartilagine e nelle forme più gravi può essere curata solo chirurgicamente, con la sostituzione dell'anca o delle ginocchia con parti artificiali.

I ricercatori dell'università di Edimburgo stanno mettendo a punto una tecnica, chiamata "impalcatura bioattiva" , per proteggere le cellule staminali e incoraggiarne la crescita una volta impiantate nelle ossa o nella cartilagini. Gli esperti stanno utilizzando staminali “riprogrammate”, tratte dal sangue o dal midollo del paziente, che svolgono bene la funzione riparatrice in laboratorio, ma presentano qualche difficoltà una volta immesse nell'organismo umano. Per proteggerle e aiutarle a svilupparsi, gli esperti stanno mettendo a punto una rete rigida, appunto l’impalcatura bioattiva, che consenta alle cellule di crescere più rapidamente e accelerare la ripresa del paziente.

La tecnica potrebbe essere particolarmente utile quando si cura la cartilagine, un tessuto che non si rigenera mai del tutto da sé - una forte percentuale di coloro che subiscono danni alla cartilagine da giovani, sviluppa infatti l'artrite in tarda età – ma anche nel sanare i traumi troppo profondi per guarire da soli o riparare le ossa danneggiate da tumori. Nei prossimi due anni, l'”impalcatura” verrà testata su 30 pazienti, per passare poi a una sperimentazione più ampia se la prima fase avrà avuto successo.

Sostiene Brendon Noble, dell'Mrc Centre per Regenerative Medicine dell'Università di Edimburgo: "Le numerose ricerche condotte finora stanno chiarendo cosa porterà le cellule staminali a specializzarsi e divenire uno specifico tipo di cellula. Il passo successivo sarà pensare al modo innovativo in cui incoraggiarle a farlo all'interno dell'organismo: spesso riusciamo a realizzare facilmente gli obiettivi in laboratorio, ma tendiamo a dimenticare che il primo impatto delle cellule con il paziente non è facile".

Secondo il professor Chris Moran, membro della Associazione degli Ortopedici britannici ed esperto in chirurgia ortopedica all'University of Nottingham, questo tipo di ricerche nel futuro consentirà ai chirurghi di sanare anche le fratture finora considerate irrecuperabili e addirittura rimpiazzare il tessuto osseo consumato da un tumore. "Ma prima di trasferire questa tecnologia dai laboratori alle camere operatorie, bisogna rendere l'impalcatura compatibile con l'organismo umano ed evitarne il rigetto". Gli esperti prevedono che, per arrivare a mettere a punto questa nuova tecnica, occorreranno almeno due anni di studi.