E’ estremamente difficile esprimere per chi scrive cosa significhi questo disco, ascoltato per la prima volta nella versione XRCD24 (una delle massime espressioni tecniche del supporto digitale) nel 2003, è certamente uno dei migliori master analogici mai registrati, incredibilmente il fruscio del nastro è talmente palpabile che fa parte in maniera intrinseca della registrazione, fortunatamente il nostro cervello, lo cancella dopo pochi minuti, lasciandoci una impressione di assoluta naturalezza, che in impianto di alto livello è davvero paragonabile alla realtà fisica.
Ad incrementare questa sensazione, è il fatto che hanno inserito nelle note del disco, l’esatta posizione sia dei microfoni che degli strumenti, cosa davvero rara, e di una grandissima utilità, dopo aver memorizzato la posizione di registrazione, e iniziato gli ascolti, meglio se al buio, i musicisti si materializzano come fantasmi sonori davanti a noi, destando una emozione che è davvero difficile trasmettere per iscritto, questo è uno di quei dischi, che più spingono un appassionato di musica a divenire audiofilo, meraviglie del genere dovrebbero essere obbligatoriamente in ogni casa, e fatte ascoltare nelle scuole.
L’aspetto più incredibile fu quando lessi quando era stato registrato questo disco, il lontano 7 agosto 1974, pensare che avevo appena nove anni, e questo trio già registrava questo capolavoro, bellissima cosa la tecnologia, che cattura la musica e la rende disponibile nei tempi a seguire, e quando è musica di questo livello, benedico di essere nato in questo periodo. L’anzianità della registrazione, sta a dimostrare che quando chi esegue le registrazioni è un grande talento (Yoshihiko Kannari) poca differenza fa la tecnologia, che comunque era il massimo per l’epoca, un registratore M S79 a sedici canali a 76 cm/sec, il tutto utilizzando 11 microfoni, quasi tutti i mitici Neumann a valvole. Ovviamente esistono dei capolavori altrettanto ben registrati risalenti a molti anni prima, ma qui siamo in presenza di una pietra angolare, con il quale chiunque abbia a che fare con una sala di incisione, deve paragonarsi e fare i conti. E’ solo una scontata nota a margine che in quegli anni, il disco vinse il premio come "Migliore presa del suono." Japan Award 1975, e miglior disco Jazz 1975 dell’esigentissimo Swing Journal Japan.
Il titolo del cd è anche il primo brano, non è questo il caso di dilungarsi sull’autore di Misty, non il grande, ma il grandissimo Errol Garner, pianista e caposcuola, che a mio modesto parere, riceve ancora oggi molti meno riconoscimenti di quelli che merita, se c’è qualche appassionato di pianoforte e di jazz che ancora non lo conosce, credetemi, sino ad oggi, non avete sentito nulla nella vostra vita. Tsuyoshi Yamamoto è tra quei pochissimi pianisti che si riconosce e si ama sin dai primi tocchi sul pianoforte, credo che per quanto si possa studiare, o questa dote la si ha innata, o nessuna scuola la può insegnare, in questo momento mi vengono in mente: Kenny Barron, Michel Petrucciani, Bud Powell, Thelonious Monk e Bill Evans che la possiedono, certamente ce ne sono altri, ma non molti, Yamamoto è uno dei miei preferiti in assoluto, un amore nato al primo ascolto, se avrete la fortuna di possedere questo disco non potrete non essere d’accordo con me. Esistono anche delle orami mitiche versioni su Lp sia a 180gr 33 giri, che a 45 giri in edizione limitata, la qualità audio è quanto di meglio il vinile possa offrire, se avete un giradischi a maggior ragione non fatevi mancare questo Lp.
Giuseppe Candiano