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2/10/2007

Moda: ecco tutti i "perché"

Un viaggio tra parole e invenzioni

La settimana della moda milanese si è appena conclusa e e sulle passerelle abbiamo visto sfilare tutte le nuove collezioni per la primavera-estate 2008 proposte dai grandi stilisti. Ma vi siete mai chiesti da dove vengono i nomi particolari di alcuni abiti e accessori? Ad esempio:perché l'impermeabile di taglio maschile si chiama trench? E perché le ballerine sono scarpe passate dal palcoscenico alla strada? E ancora l'ombrello nasce come accessorio maschile o femminile?

 

A queste ed altre domande ha cercato di dare una risposta il settimanale "Donna Moderna" con un dossier sui "perché" della moda. Un viaggio tra griffe, filati e invenzioni che hanno cambiato il modo di vestire delle persone negli anni, a partire dai jeans, l'indumento più indossato da uomini e donne.

A questo proposito: denim e jeans sono la stessa cosa? Non precisamente, anche se i due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi.  La parola denim indica il tessuto in cui vengono realizzati i jeans ed è la contrazione di "de Nimes", perché questo tipo di stoffa veniva prodotta in questa città del Sud della Francia fin dal 1800. La parola jeans, invece, deriva dalla traduzione in francese di Genova (Genes), dove, fin dal Medio Evo, si produceva un fustagno leggero e resistente, usato per le vele e gli abiti da lavoro. Nel 1850, a San Francisco, Levi Strauss e Jacob David Youpheus usarono questa fibra per i pantaloni a cinque tasche portati dai cercatori d'oro e da allora il termine jeans diventa sinonimo del pantalone sportivo blu per eccellenza.

Passiamo alle scarpe più alla moda di questo momento: le ballerine. A portarle dal palcoscenico alla strada fu un'intuizione di Rose Repetto, celebre produttrice parigina di articoli per la danza che ha inventato queste calzature per il figlio, il grande coreografo Rolad Petit.

E, sempre per restare tra gli accessori, perché la borsa più famosa di Fendi si chiama Baguette? La risposta ancora una volta viene dal suo nome stesso: grazie a una funzionale tracollina, questa mini borsetta si può stringere sotto il braccio, proprio come i francesi fanno con i filoni di pane, le baguettes, appunto. La Baguette, ideata da Silvia Venturini Fendi nel 1996, è oggi un oggetto di culto venduta in più di 800.000 esemplari.

E poi c'è un giaccone che in molti ormai utilizzano in tutto il mondo e che ha una storia di tutto rispetto. Si tratta del montgomery che deve il suo nome al celebre generale britannico che, nella Seconda guerra mondiale, contribuì alle vittorie degli alleati in Europa e in Africa. L'eroe era noto per indossare, sopra la divisa, un cappotto con il cappuccio, allacciato da alamari e bottoni di legno a forma di oliva, che faceva parte della divisa della Royal Navy.

E ancora, dove è nato il tanga? Questo indumento, ormai usato dalle donne di tutto il globo, e molto apprezzato dagli uomini, è nato nel Brasile settentrionale dove, ancora oggi, viene indossato dai Marajò, dagli abitanti della foce del Rio delle Amazzoni. A trasformarlo in indumento piccante e trasgressivo sembra sia stata la ballerina brasiliana, di origini italiane, Rose di Primo. Si dice che nel 1972, per farsi notare a una festa sulla spiaggia di Ipanema, abbia tagliuzzato il suo costume da bagno secondo la foggia dell'ornamento dei Marajò.  A contribuire poi alla sua diffusione di massa è stato, nel 1974, lo stilista Elio Fiorucci che lo ha lanciato in Italia, generando uno scandalo e quindi lanciando una nuova e apprezzata moda.  

E per finire, non tutti sanno che l'ombrello nasce come accessorio maschile. A inventarlo infatti, furono gli antichi Egizi, che lo usavano per riparare dal sole Faraoni e sacerdoti durante le cerimonie religiose. Per trovarlo nel suo uso attuale, ossia come parapioggia, bisogna arrivare alla fine del Cinquecento e a Caterina de' Medici. Mentre è soltanto nei primi del Novecento che l'ombrello vine impugnato direttamente dalla persona che vuole ripararsi. Prima lo reggevano, infatti, i servitori che coprivano i signori nel tragitto dalla carrozza alla porta.