AAA: cercasi "Cappuccinista" doc
Quando il cappuccio ha un suo WWF
Venticinque ml di caffè espresso su cui sono adagiati 125 ml di latte vaccino fresco, dal contenuto minimo di proteine e di grassi rispettivamente del 3,2% e del 3,5%. a una temperatura base tra i 3 e i 5 gradi, montati con vapore fino al raggiungimento dei 55 gradi. Il tutto in 25 secondi. Anche se potrebbe sembrarlo, non è una meticolosa pozione tratta dalle storie del piccolo mago Harry Potter: è la formula segreta per un cappuccino doc o meglio, per il "Cappuccino italiano certificato".

Ma la puntigliosità non è sufficiente per ottenere l'agognato cappuccio, disponibile soltanto nei mille bar certificati dall'Istituto Nazionale Espresso Italiano; C'è bisogno di un direttore d'orchestra di tutto rispetto, ovvero un "Espresso Italiano Specialist": un barista professionista formatosi presso l'Istituto Nazionale Espresso Italiano. Troppo esagerati? Parrebbe di no. L'I.N.E.I. identifica i cinque errori ricorrenti dei barman disattenti, rei di attentare alla qualità e alla bontà del cappuccino, mettendo a rischio la qualità della bevanda. Innazi tutto occorre pulire frequentemente la lancia dalla quale esce il vapore che scalda il latte, quindi non usare latte precedentemente riscaldato, o far bollire il latte invece che scaldarlo, o ancora versare nella tazza la bevanda montata prima del caffè o utilizzare un l'espresso di base di seconda scelta.
Un diktat ferreo accompagna non solo la preparazione della bevanda, ma anche gli attrezzi usati per servirla: persino la tazza. Sì, perché la tazza ideale per cappuccio deve essere in porcellana feldspatica bianca di 165 millilitri di capienza, di modo da poter essere facilmente presentata colma e con cupola di schiuma in evidenza.

Altre accortezze riguardano la lattiera, rigorosamente in acciaio inossidabile, e il "profilo sensoriale", con un aroma particolarmente ricco di retrogusti (cereali, caramello, cacao, vaniglia, frutta secca).
Troppe sottigliezze? A sentire Marco Paladini, presidente dell'I.N.E.I., no: "Dietro l'espresso nel nostro Paese c'è una sapiente tradizione di creazioni delle miscele, ci sono delle persone che si tramandano i modi di preparazione da generazioni, c'è una cultura profonda e irripetibile: l'Istituto Nazionale dell'Espresso Italiano è nato per tutelare questo grande patrimonio".

