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11/10/2005

E' ancora tempo di maggiorate?

Prime a rifarsi il seno: le giapponesi

Seno rifatto o naturale? Questo rimane ancora il dilemma. Dopo lo show dimostrativo di Tyra Banks, la modella che ha voluto ad ogni costo mostrare in tv il proprio seno e farlo esaminare in diretta da un chirurgo estetico per smentire una volta per tutte le voci tendenziose sulla possibilità che si trattasse di un "rifacimento" ad hoc, a Parigi Gaultier fa sfilare una 19enne dalle taglie decisamente forti: 75 chili su un metro e ottanta di burro e curve, taglia di reggiseno: quarta abbondante.

Tyra Banks

Segnali che lo scottante tema su silicone sì, silicone no, ma soprattutto su maggiorate o anoressiche è ancora più che mai attuale.

Una ricerca condotta dal The Harley Medical Group, che conta dieci cliniche estetiche in Gran Bretagna, dimostrerebbe che sono finiti i tempi dei seni da maggiorata, visto come sono cambiate le richieste di chi si sottopone ad operazioni di chirurgia estetica. Dieci anni fa, sei pazienti su dieci volevano una terza o più. Oggi sono una su quattro. Viceversa due su tre chiedono una seconda rispetto al quaranta per cento di allora.
Insomma addio all'icona sessuale firmata Pamela Anderson? Può darsi, corsi e ricorsi della storia.
Se cambia però la misura, non cambia certo il ricorso al bisturi. Il trattamento al seno è stato il più popolare negli ultimi 22 anni e gli esperti sono certi che continuerà ad esserlo. Cambiano solo le dimensioni.

Le prostitute giapponesi sono state probabilmente le prime donne a volere aumentare il volume dei seni. Sembra infatti che, negli anni '40, si facessero iniettare sotto la pelle sostanze come la paraffina ed un tipo di silicone non medico e di scarsa qualità. Tutto per piacere di più ai soldati americani, abituati a ben altre taglie femminili che alle fattezze minute delle donne orientali. Ma il primo, vero e proprio, impianto chirurgico con le protesi di silicone risale al 1962, per aumentare la taglia del reggiseno di Timmie Jean Lindsey, una donna texana. La definizione di "maggiorata fisica" è legata invece alla storia del cinema, almeno per quanto riguarda il made in Italy. Fu nel film "Altri tempi" del 1952, che Vittorio De Sica definì in questo modo la prorompente fisicità di Gina Lollobrigida. Da allora il termine fu usato per indicare molte giovani e belle attrici prosperose, da Silvana Mangano a Sofia Loren.

Ma tornando ai seni siliconati e ricostruiti i dati non lasciano ombra di dubbio. Il fenomeno ha vissuto, almeno fino al 2000 un boom di dimensioni enormi, Secondo i dati raccolti dalla Società americana di chirurgia plastica e ricostruttiva, negli Stati Uniti sono state effettuate 167.320 operazioni di mastoplastica additiva e dal '92 al '99 le operazioni hanno subito un incremento del 413 per cento.

E per la prima volta perfino le donne brasiliane, che possiedono lo storico primato dei più bei fondoschiena e seni piccoli, richiedono ai chirurghi plastici di ingrandire il proprio seno, tanto che nelle cliniche di Rio e San Paolo a dicembre del 2000 il silicone, la materia prima, ha cominciato a scarseggiare. La richiesta sembra essere talmente alta, si parla di 22 mila brasiliane siliconate improvvisamente in un solo anno, che l'unica società brasiliana che fabbrica il silicone sembra avere esaurito le scorte. E non si pensi che il problema riguardi solamente le donne più ricche: rifarsi il seno può anche costare l'equivalente di un milione e mezzo di lire ed in Brasile l'operazione si può comodamente rateizzare.

Sofia Loren

La situazione europea non si discosta dalla tendenza degli altri paesi: le più contagiate dalla silicone-mania sembrano essere le adolescenti. Mentre in Inghilterra le ragazzine desiderano rifarsi il seno a sedici anni, una italiana su dieci, fra i venti ed i venticinque anni, si rivolge al chirurgo plastico per lo stesso motivo, perché lo considera una garanzia per avere successo, nel lavoro anziché nell'amore. Motivi di immagine insomma. Seno e naso infatti sembrano essere le parti del corpo che le italiane ritoccherebbero più volentieri.

L'altra faccia della medaglia però sono le 600mila donne americane operate negli anni '80 che, a dicembre del 1999, hanno ottenuto un risarcimento pari ad oltre 6mila miliardi di lire da una grossa società che commercializzava protesi di silicone. Un risarcimento a fronte di alcuni sgradevoli fenomeni collaterali che, con gli anni, sono comparsi alle donne che si erano operate: rigonfiamenti, dolori ed indurimento del seno.

Certo, si tratta di vecchi interventi effettuati con un silicone molto diverso da quello impiegato attualmente, ma i dubbi non si esauriscono qui. Gli allarmi sulla pericolosità di queste protesi sono stati lanciati anche della Food and Drug Administration (FDA), l'ente americano che controlla i farmaci ed i dispositivi medici. Tanto che, dal 1992, lo stesso ente ha vietato l'uso di tale materiale per gli interventi di chirurgia estetica.

Oggi pare che il look "natural" prevalga sul gusto del rifatto, anche se un bel seno, prosperoso e sensuale, rimane il sogno nel cassetto di quasi tutte le donne, e l'oggetto del desiderio di quasi tutti gli uomini.